La storia di Bruno Caccia alla Biblioteca di Condove La proiezione di un documentario tappa del percorso di avvicinamento al 21 marzo

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CONDOVE – La sera del 26 giugno 1983 il Procuratore Bruno Caccia venne affiancato da una Fiat 128 verde mentre stava portando a passeggio il proprio cane. Nella vettura, uomini ancora oggi senza un volto chiaro, che senza scendere esplosero quattordici colpi, per poi finire l’uomo morente con ulteriori tre di grazia. Una storia, quella di Caccia, complessa e ancora oggi con più ombre che luci, figlie d’indagini lunghe e articolate che, dopo aver seguito molte piste, hanno condotto all’arresto del mandante, Domenico Belfiore, esponente della ‘ndrangheta torinese, e, il 22 dicembre scorso, del panettiere torinese d’origini calabresi Rocco Schirripa, ritenuto uno degli esecutori materiali. Condove ha risposto presente all’appello lanciato dal Comune e da Libera presentandosi all’appuntamento di ieri sera con esponenti delle associazioni e dell’amministrazione, con ragazzi delle scuole e tanti cittadini, per ricordare la storia di Caccia e, partendo da qui, le purtroppo tante storie che quotidianamente ricordano il radicamento ancora forte delle mafie in Italia. La serata, dopo una breve introduzione a cura di Maurizio Raschio, referente del presidio Libera Bassa Valsusa, e del giornalista Davide Pecorelli, è iniziata con la proiezione del documentario Bruno Caccia: una storia ancora da scrivere, realizzato dallo stesso Davide Pecorelli, da Elena Ciccarello e da Christian Nasi nel 2013, trentennale della morte di Caccia, e prodotto da Libera. A seguire, è intervenuta la figlia del agistrato, Paola Caccia, che ha innanzitutto raccontato i recenti sviluppi sulla riapertura del caso per risolvere i tanti punti ancora oscuri della vicenda e poi ha presentato la figura più umana e privata del padre, da una parte magistrato giusto e integerrimo, dall’altra persona semplice, serena e tranquilla, capace di escludere la famiglia dalle tante difficoltà che il lavoro comportava. Ha concluso la serata Maria Josè Fava, referente regionale di Libera, che, a partire dalla vicenda di Caccia, ha articolato il suo discorso in tre punti: innanzitutto, la necessità della consapevolezza che le mafie siano radicate anche sul nostro territorio, e quindi dell’importanza di non sottovalutarlo come è stato fatto fin da prima del 1983 e della morte di Bruno Caccia fino all’operazione Minotauro nel giugno del 2011. Poi, uno sguardo a chi rimane, ai familiari delle vittime che nel 75% dei casi non riescono a conoscere i nomi dei colpevoli reali dell’omicidio dei propri cari. Infine, il tema della memoria: il 21 marzo, come ogni anno, nella Giornata della Memoria e dell’Impegno, verrà letto il lunghissimo elenco delle vittime delle mafie, per non dimenticare i loro nomi, perché niente è pericoloso come l’oblio, specialmente in una lotta come questa. Purtroppo, però, spesso si ricordano solo alcuni, finendo per dimenticare anche un personaggio pubblico importante come Caccia, peraltro unico magistrato ucciso al Nord in un delitto di mafia. Una serata intensa ed emozionante, che inaugura la serie di eventi voluti dal presidio Libera Bassa Valsusa in occasione del 21 marzo: il 15, infatti, alle 21 al Teatro Fassino di Avigliana, andrà in scena la proiezione di “La nostra terra”, film che ha come argomento il recupero dei beni confiscati alle mafie.