L’Architetto Virano andrà a giudizio per l’accusa di “omissione di atti d’ufficio” Il PM aveva chiesto l'archiviazione. Le accuse al Commissario di Governo mosse da Alberto Veggio allora consigliere di Condove

L'Architetto Mario Virano (Foto MC)L'Architetto Mario Virano (Foto MC)

TORINO – L’Architetto Mario Virano, oggi direttore generale di TELT, la società binazionale incaricata di costruire e gestire il tunnel di base della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, è stato rinviato a giudizio, dal Tribunale di Torino, con l’imputazione di omissione di atti d’ufficio. La prima udienza processuale è fissata il 20 ottobre 2017.

La vicenda si riferisce al fatto che, nel 2010-2011, quando Virano presiedeva l’Osservatorio Governativo Torino-Lione, secondo l’accusa mossagli, non avrebbe messo a disposizione alcuni documenti chiesti formalmente dalla allora Comunità Montana e soprattutto da parte di Alberto Veggio consigliere di minoranza a Condove e candidato Sindaco con la lista Notav “Buongiorno Condove”,  che aveva all’epoca presentato una denuncia nei confronti del Commissario di Governo che poi ha determinato questa vicenda processuale.

La Procura – Pubblico Ministero Giancarlo Avenati Bassi – aveva chiesto l’archiviazione del procedimento, ma per l’opposizione dei legali di Veggio, il GIP aveva poi disposto quella che tecnicamente  si chiama imputazione coatta. Oggi il GUP  Elena Rocci, davanti al quale si è celebrata l’udienza preliminare, udite le parti, compreso Virano che ha rilasciato una dichiarazione spontanea ha comunque disposto per il rinvio a giudizio,  contestando il mancato rispetto della sentenza con cui il Tar, aveva riconosciuto il diritto del consigliere Veggio di accedere agli atti in questione, che poi furono in ogni caso consegnati. Virano è difeso dall’Avvocato Alberto Mittone, mentre Veggio quale parte civile è assistito dall’Avvocato Federico Milano.

Virano, molto sereno,  ha dichiarato alla stampa: “Mi viene imputato con il rinvio a giudizio di oggi di aver tardato in passato a consegnare dei documenti dell’Osservatorio. Tali documenti erano già ampiamente pubblici e sono stati richiesti da un consigliere di minoranza di Condove che li aveva comunque a disposizione nel suo Comune. I richiedenti avevano avanzato richieste generiche senza specificare gli atti che volevano fossero messi a loro disposizione. Non è neppure il caso di ricordare che tutto ciò avveniva mentre imperversava la guerriglia contro il cantiere di Chiomonte. Il processo, che si basa su un’accusa per la quale era stata chiesta l’archiviazione dal pubblico ministero di Torino, mi consentirà di dimostrare in aula la correttezza dei miei comportamenti istituzionali”.

P.S. Ma qualcuno non diceva che “la magistratura torinese persegue a senso unico i Notav”?