L’ATIVA sospende da settembre gli abbonamenti ai pendolari della tangenziale La decisione costerebbe agli utenti abituali un aggravio di spesa di circa 400 € all'anno

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TORINO – La tangenziale di Torino, è l’incubo di tutti i pendolari e di chi si muove per lavoro nell’area metropolitana, quando – sempre più spesso – è di fatto inchiodata dal traffico, conseguenza dell’errore storico di non aver chiuso l’anello a est, tra Settimo e Santena. Ed anche – va detto – una infrastruttura quotidianamente indispensabile. Guai se non ci fosse. Ma i suoi costi di esercizio li pagano solo i pendolari esterni all’area metropolitana e il traffico in transito nell’area metropolitana. Non i torinesi che possono entrare e uscire da Moncalieri sino a prima di Corso Giulio Cesare verso Milano, senza sborsare un centesimo.

Per questo motivo la decisione di ATIVA di cancellare l’abbonamento forfettario (costo 28,10 € riscosso con telepass obbligatorio) alla tangenziale di Torino a partire da settembre per gli oltre 30.000 abbonati ha scatenato proteste e polemiche. La società titolare della concessione, infatti lo ha comunicato con una lettera al Ministero dei Trasporti poco prima  di Ferragosto e la decisione è stata presa nell’ultimo consiglio di amministrazione dalla societò di Via Cebrosa. Ricordiamo che ATIVA (acronimo di Autostrada Torino Ivrea Valle d’Aosta) è una Società per Azioni costituita a Torino il 2 agosto del 1954 per iniziativa della Provincia e del Comune di Torino, con l’obiettivo di costruire e di gestire arterie autostradali a pedaggio in regime di concessione.  Nel corso degli anni ’90 la Società è stata interessata dal processo di privatizzazione del comparto autostradale italiano e oggi la maggioranza azionaria è detenuta da Società Iniziative Autostradali e Servizi – il Gruppo SIAS S.p.A. e da Mattioda Pierino & Figli Autostrade S.r.l. Azionisti che che, in forza di patto di sindacato, esercitano congiuntamente l’attività di direzione e di coordinamento. Una quota significativa dell’azionariato di minoranza, pari a poco meno del 18%, è ancora detenuta dalla Provincia di Torino, ora Città Metropolitana di Torino. E anche su questa quota da tempo si parla di cessione ai privati.

Il Governo ha deciso indire  gare europee per la gestione delle autostrade ogni volta che le concessioni vadano in scadenza. È già stato così per l’A21 – Torino Piacenza -e per la Salerno-Reggio Calabria. E la concessione del tratto piemontese della A5 e della tangenziale torinese è in scadenza e ATIVA  ha ottenuto solo una proroga di un anno e mezzo, nonostante avesse chiesto  – in cambio del blocco dei pedaggi – la proprga sino al 2030. Sarà così quindi anche per la tangenziale e l’autostrada per Ivrea e Quincinetto.

La lettura politica che molti hanno dato è di una prima “ripicca” da parte del gestore per questa scelta romana. Lo sostiene a forza il Senatore Stefano Esposito,  Vicepresidente della Commissione Trasporti al Senato che si scaglia anche con il rappresentante nel cda della fu Provincia, la collega di partito, il PD, ed ex sindaco di Moncalieri Roberta Meo. “Dovrebbe rappresentare gli interessi dei Comuni di Torino e della cintura, ma cosa ci sta a fare nel cda? Suggerisco alla Appendino, in qualità di Sindaco Metropolitano, di sostituirla con qualcuno che faccia davvero gli interessi della collettività.” 

Fra i primi sindaci a muoversi è stato il sindaco di Beinasco, Maurizio Piazza, che ha icasticamente commentato:  “E’ una decisione quella presa in pieno periodo feriale con nessun confronto, senza alcun ritegno.” Ma è probabile che in molti lo seguiranno, anche che perché oltre all’aggravio sulle tasche dei cittadini, molti di loro, Rivoli e Settimo in testa, rischiano di vedere il traffico pendolare deviato nei loro centri per aggirare il pedaggio. E ovviamente la scelta peserà anche sugli utenti della Valle di Susa, in particolare dell’area Almese, Avigliana, Buttigliera, che tutti i giorni usufruiscono della barriera di Bruere.

ATIVA non accetta questa lettura dei fatti, ma è chiaro come il taglio degli abbonamenti crei un danno agli utenti più fidelizzati e vada a complicare la vita e il bilancio dei pendolari. Revocare gli abbonamenti, oltre ai costi creerebbe ulteriori code alle barriere nelle ore di punta, visto che molti utenti il telepass lo hanno preso solo per utilizzare l’abbonamento.

“Se continueranno in questa decisione – continua Esposito chiederò un’immediata diffida e una gestione in amministrazione controllata per i prossimi 18 mesi”. Vorrebbe dire, se ciò avvenisse il blocco, o meglio, la gestione autorizzativa ministeriale su ogni lavoro già previsto, e si tratta di alcune centinaia di milioni di euro di opere.  Prossimo passo ufficiale, in attesa di altri eventi, una audizione in Commissione in Consiglio Regionale, per il 7 settembre.

Sul piede di guerra anche il consigliere regionale valsusino  Antonio Ferrentino: E”’ inaccettabile la presa di posizione del cda di ATIVA in reazione al mancato rinnovo della concessione in scadenza. Le concessioni autostradali vanno messe a gara e il nuovo codice degli appalti va giustamente in questa direzione. Minacciare la cancellazione dell’abbonamento, che interessa 30.000 utenti del territorio provinciale, è una risposta arrogante e fuori dal tempo. Prima dell’audizione in Commissione Regionale Trasporti auspico che la Città Metropolitana e l’Assessore Regionale si impegnino con ogni sforzo affinchè la società ritiri i propositi ricattatori. La proroga tecnica di 18 mesi, da parte del Ministro, è una risposta seria e chiara. ATIVA si attrezzi per partecipare alla gara pubblica.”