L’avvocato te lo paga lo Stato La distinzione tra il gratuito patrocinio e l'avvocato d'ufficio

tribunale torino

di Manuela Selvo, avvocato cassazionista.

A SPESE DELLO STATO. Per gratuito patrocinio si intende l’assistenza di un avvocato, pagato dallo Stato e non dal privato cittadino interessato, quando sussistono requisiti di reddito modesti. Dal 1 luglio 2002 è entrata in vigore la normativa concernente il patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti estesa anche al processo civile, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione. Precedentemente era riservato in concreto solo a chi doveva difendersi nell’ambito di un processo processo penale ed in poche altre ipotesi.

CHI PUO’ CHIEDERE IL PATROCINIO.  Possono essere ammessi a tale servizio solo i “non abbienti”, ovvero coloro che sono titolari di un reddito imponibile ai fini dell’imposta sul reddito non superiore ad Euro 11.528,41. Tale importo di riferimento non è solo quello strettamente personale, ma rileva il reddito dell’intero nucleo familiare, così come risulta dallo stato di famiglia certificato dal Comune. Se però il giudizio fosse contro uno dei conviventi, il reddito di questo andrà escluso dal conteggio (ad esempio non si considera il reddito del coniuge in cause di separazione e/o affidamento dei figli).

SITUAZIONE ECONOMICA. La domanda va formulata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati competente per territorio, che solitamente ha già i moduli predisposti per la valutazione della situazione economica in cui occorre inserire ogni voce di reddito anche patrimoniale. Così, per evitare che “redditi zero” lo siano solo sulla carta, è necessario dichiarare ed autocertificare, oltre ai dati anagrafici, anche i seguenti elementi: redditi da pensione, da lavoro, da mantenimento di terzi (si pensi all’assegno versato dal coniuge separato o divorziato), sussidi di disoccupazione e sociali, assegno di invalidità, lavori saltuari, reddito complessivo dell’attività in proprio, e qualsiasi altro reddito. Spesso, in assenza di documentazione contabile fiscale, viene richiesta la consegna del modulo ISEE ovvero l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente. Gli altri dati che l’interessato deve fornire sono: le consistenze dei conti correnti bancari e/o postali, ogni tipo di investimento, proprietà e diritti reali su immobili, autovetture, motocicli, imbarcazioni, assegni familiari, ammontare delle buste paga e anche redditi prodotti all’estero. Queste precisazioni sono ovviamente volte ad evitare delle illegalità in favore dei sempre presenti “furbetti”, e non è certo conveniente barare: le dichiarazioni rilasciate per ottenere il gratuito patrocinio, ove fossero false, darebbero origine a gravi responsabilità penali. L’avvocato nominato per il gratuito patrocinio non corrisponde all’avvocato d’ufficio.

L’AVVOCATO D’UFFICIO. Approfitto del tema per chiarire un equivoco consueto ma privo di fondamento. Troppo spesso il gratuito patrocinio e l’avvocato d’ufficio vengono confusi pur essendo istituti del tutto diversi. Come già detto il patrocinio a spese dello Stato è riservato a chi non ha reddito sufficiente per potersi permettere un difensore in una causa (civile, penale, amministrativa o tributaria) e potrà essere prescelto direttamente dall’interessato oppure, in assenza di nomina, dal Consiglio dell’Ordine. Unico requisito dell’avvocato è l’essere inserito nella lista predisposta sulla base della sua disponibilità e dei requisiti di professionalità e anzianità previsti dalla norma. La difesa d’ufficio, invece, è riservata a chi non abbia scelto per sé un legale di fiducia per la difesa nel solo processo penale; non vi è quindi alcuna distinzione di reddito, il difensore d’ufficio nominato, anche nel completo disinteresse del cittadino, dovrà necessariamente corrispondere in proprio il compenso all’avvocato che lo ha difeso.