Le geometrie del Moncenisio, viaggio nel bacino vuoto La storia della diga vecchia e nuova

(foto Ottavio Zetta)(foto Ottavio Zetta)

Fotografie di OTTAVIO ZETTA

MONCENISIO –  La trasformazione ambientale più importante subita dal Moncenisio nel dopoguerra è legata alla costruzione della grande diga voluta dall’Eletricité de France e dalla Società Elettrica Piemontese (SIP). Riprendendo alcuni studi iniziati nel periodo prebellico il 24 giugno del 1958 si raggiunse un accordo per la realizzazione di un nuovo sbarramento che sostituisse le vecchie dighe. I lavori iniziarono nell’estate del 1967. Come informava il periodico La ValSusa la nuova diga ancorata alla roccia avrà una lunghezza di 1400 metri, un’altezza d 120 metri, uno spessore alla base di 460 metri per restringersi alla sommità a 12 metri. Per realizzare l’enorme bastione furono aperte diverse cave nelle vicinanze determinando la pressoché totale scomparsa del forte Cassa che si trovava sull’asse della diga e l’altura su cui sorgeva la batteria italiana Paradiso fu completamente svuotata lasciando, al suo posto, un enorme cratere a cielo aperto. Secondo gli accordi internazionali del 1947 anche l’Italia può disporre di una parte di questo immenso bacino attraverso la centrale interrata di Venaus. La ferita maggiore inferta all’ambiente fu certamente la totale scomparsa dell’antico “Ospizio” con i suoi antichi ricordi. Chiesa e mura dell’edificio vennero demoliti con le mine per evitare che il lavoro delle acque faccia emergere materiali da muri e interrati da offrire il brutto spettacolo di detriti galleggianti. I nuovi impianti furono ufficialmente inaugurati nell’estate del 1971 sommergendo le vecchie dighe, i resti dell’Ospizio e le opere fortificate e secoli di storia dell’altopiano. Per ritrovare i pochi resti dell’ospizio occorre attendere i primi giorni di maggio, quando le acque dell’invaso tornano al loro livello minimo facendo riaffiorare come in un sogno tracciati stradali e ruderi abitualmente sommersi. Forte è la tentazione di andare a riscoprire cosa rimane dell’antico altopiano decantato da centinaia di illustri viaggiatori nel corso dei secoli. Lasciata l’automobile al Pian delle Fontanette si scende nel fondo asciutto andando a riscoprire il tracciato della vecchia statale 25. Attraversate le vecchie dighe si va alla scorta dei meccanismi di sollevamento delle pesanti paratie sui quali distinguiamo chiaramente la scritta del fabbricante “Officine Savigliano” e le opere fortificate della prima linea difensiva del Vallo Alpino. Il Moncenisio, luogo di incomparabile bellezza, nonostante le grandi trasformazioni ambientali degli ultimi decenni, è anche uno straordinario museo a cielo aperto della fortificazione contemporanea. Dal campo trincerato di metà Ottocento alle moderne opere del Vallo Alpino per cui occorre rispettare conservare e valorizzare un esempio unico nella storia della Valle di Susa e dei confini dell’Italia.