Le Unioni che hanno diviso Tra 15 giorni le Unioni dei Comuni saranno in funzione (forse)

gonfaloni

COMUNITA’ MONTANE. Le Comunità Montane una volta erano tre; una in Alta Valle l’altra in Val Sangone e l’ultima in Bassa Val Susa più la Val Cenischia. Questa aveva un acronimo quasi più lungo del territorio che rappresentava: vi ricordate la C.B.V.S.V.C.? Poi arrivò il tempo dei tagli, degli accorpamenti, delle riduzioni e chi più ne aveva più doveva metterne. Sotto la ghigliottina, come neppure ai tempi di Robespierre, dovevano cadere gli stipendi di questo e di quello, le regioni, le provincie, i piccoli comuni e naturalmente le Comunità Montane soprattutto, dicevano, quelle dei comuni di mare. E via con l’azzeramento senza scherzi. Tutti a casa: politici, funzionari e dipendenti.

ECCO MONTI. Ed eccoci al governo Monti i cui capisaldi si basavano su due parole. Spread, che onestamente ancora oggi nessun italiano ha capito cosa sia a parte chi lavora in banca, e riduzione degli enti. Così partì in un nuovo entusiasmate capitolo della vita politichese con la nascita della scintillante Comunità Montana Val Susa e Val Sangone. In totale quarantatrè comuni che non andarono a Trento ma a scatafascio e la super comunità divenne presto un super scatolone vuoto. Saltarono gli accordi sugli asili, sulla socio-assistenza e sui beni forestali e rimase solo un logo, un sito (ancora oggi attivo) e un’incognita sul futuro. Tutto chiaro? Per nulla. Così con un giro di valzer, da far invidia a Cenerentola, ecco la Regione fa marcia indietro e far risorgere le Comunità Montane, destinate ad essere chiuse, dando loro il nuovo nome di Unioni dei Comuni.

UNIONE DEI COMUNI. E siamo punto a capo. I nuovi enti avrebbero dovuto raccogliere l’eredità e il personale delle Comunità Montane e anche le competenze e pure il finanziamento. Il disegno di legge regionale fissava precisi termini di costituzione delle Unioni Montane, in modo che esse fossero già attive all’inizio del 2014. Iniziò il marasma politico, comunale e settario che ha fatto ritornare la nostra valle al periodo subito dopo il medioevo, manco a farlo apposta chiamato dei comuni. Ecco un’amministrazione stare con un altra ma con quella dopo, l’altra non voler fare comunella con quella sotto e neppure con quella sopra. Vai tu che vado anch’io ed ecco composte le nuove Unioni. Ricordate eravamo a due, tre con quella di Giaveno, poi ad una, e adesso? Facciamo l’elenco così forse risulta più semplice, forse. Partiamo dall’alto eccoci nei comuni a cinque cerchi con la nascita dell’Unione Montana dei Comuni Olimpici Via Lattea più la “straniera” Pragelato. Voilà una è fatta! Poi ecco l’Unione Montana dell’Alta Valle Susa quella dei comuni più poveri e finalmente siamo nel capoluogo con L’Unione Montana Bassa Valle Susa che dal lago del Moncenisio arriva fino a quelli di Avigliana. Il tempo di tirare un sospiro di sollievo e rieccoci lassù a Rubiana che, per nulla contenta di assimilarsi, si butta nell’Unione Montana Alpi Graie che a dispetto dell’altisonante nome raccoglie appena cinque comuni di cui tre sotto i 200 abitanti. C’è poi Giaveno con altri cinque comuni, scusate sei perchè è arrivata anche Reano.  Se volete giocarvi dei numeri al lotto provate con 3, 1, 5 e non dimenticatevi il 15 che secondo la cabala è il numero dell’unione.