Le Unioni Civili che dividono l’Italia Jacopo Suppo e Teresa Bava, due opinioni a confronto

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Unioni civili, coppie di fatto e  adozioni sono il tema scottante che sta passando, come futura legge, tra la Camera e il Senato e in mezzo le piazze d’Italia. Abbiamo chiesto il commento a due persone che la questione l’hanno seguita da sempre e possono spiegarne i lati meno conosciuti e aggiungere i loro punti di vista. Jacopo Suppo, è vicesindaco di Condove e tesserato PD, Teresa Bava è impegnata nel Centro Accoglienza alla Vita di Giaveno.

Cosa pensi di come si è svolto il dibattito in parlamento? 

Suppo. Personalmente sono sollevato dal voto di giovedì sulle Unioni Civili. Sono stati giorni davvero brutti, dove il dibattito politico si è inasprito ed è sceso a livelli davvero infimi. Sul percorso parlamentare dalla legge in sé  è indubbio che la politica “ufficiale” ci ha fatto davvero una brutta figura, dimostrando di non essere in grado di prendere posizioni chiare, il ddl Cirinnà era già un compromesso,  e d’instaurare una “unione civile” con la società che dovrebbe rappresentare. La tattica parlamentare, i veti incrociati e gli obiettivi politici delle diverse minoranze hanno azzoppato un lavoro, ci tengo a ricordarlo, iniziato due anni fa in commissione, che aveva visto delinearsi una maggioranza ampi a e certa e che era riuscito a coinvolgere, nel Paese, tantissime associazioni e singoli cittadini. Penso al successo di #svegliatiItalia, con 100 piazze in tutta Italia piene di persone che manifestavano per i diritti. Arrivati in aula invece, si è deciso di affrontare la discussione di questa legge cose se si stesse parlando di un testo qualsiasi. E invece no. C’erano in ballo i diritti e la dignità delle persone. I calcoli, le ripicche e i trucchetti andavano lasciati fuori. Si era scelta la via parlamentare non a caso. Evitando di coinvolgere il governo si poteva portare a casa una legge più completa di quella che è stata approvata giovedì, e i numeri c’erano. Qui però le responsabilità sono chiare. Perché è indubbio che il Pd è stato troppo timido nel non volere tentare la via parlamentare anche dopo il voltafaccia dei 5 stelle e le dichiarazioni (tardive) di Grasso sugli emendamenti, così come è indubbio che Renzi abbia dimostrato la sua debolezza nei confronti di un pezzo di partito che resta su posizioni retrograde ma che lo ha sostenuto e a cui non ha saputo e voluto imporre una linea.

Bava – Ritengo che 171 voti favorevoli contro 73 – una proporzione di 2,3 a 1 – non rappresentino il pensiero ed il sentire degli italiani. Il Family Day, del 30 gennaio scorso, ha visto il movimento spontaneo di circa due milioni di persone, auto-convocatesi – un evento senza paragoni nella storia repubblicana – per far udire al Palazzo il proprio “no”, senza se e senza ma, al DDL Cirinnà. Molte di più, almeno dieci per ciascun manifestante, erano le persone, sintonizzate da casa, che non hanno potuto prendere parte direttamente, ma che hanno sostenuto economicamente e moralmente tutta la manifestazione. lo stessa, intervenuta come CAAV di Giaveno, sono testimone di una carità operosa che, con ogni mezzo, ha servito l’opera del Family Day. Ritengo che un tale assenza di reale rappresentanza parlamentare si possa spiegare, da un lato – anche se sono pochi a dirlo -, considerando la non-legitti mazione popolare dell’attuale governo Renzi, come dei precedenti Monti e Letta Non sono stati governi votati dal Popolo e, quindi, democraticamente parlando, non lo rappresentano e non avrebbero dovuto inoltrarsi in una materia così “centrale” per la vita sociale. Dall’altro lato, risulta quanto meno “sospetto” che all’insistenza dell’UE, che domandava l’istituzione dei matrimoni gay – e ora delle adozioni gay -, abbia corrisposto la “fretta” del governo, che, prima nell’ombra, poi apertamente, ha by-passato ogni garanzia costituzionale ed ha “saltato” ogni opposizione parlamentare, comprese le pretese Lgbt, pur di ottenere l’approvazione di un testo, che, nel la versione f i naie, ha perso ogni parvenza di seri età. Non avremmo potuto aspettarci nulla di diverso, date le premesse. Il testo di legge era ed è radicalmente contrario ai principi sanciti dalla Costituzione (artt. 2, 3 e 29) e prima ancora dal diritto naturale. L’iter di pre-discussione, prescritto per ogni testo presentato al Senato (art. 72), è stato inspiegabilmente  omesso. Il voto segreto, prescritto dal regolamento del Senato per ogni testo concernente il diritto familiare, è stato arbitrariamente negato dal presidente Grasso. Il dibattito parlamentare, tanto più necessario su di un tema così nevralgico, è stato soffocato prima con la proposta di un “emendamento-canguro” e poi con il maxi-emendamento Renzi-Alfano.

Quanto hanno influito i partiti sul voto?

Suppo. La mozione congressuale PD su questo tema era chiara: unioni civili con stepchild adoption. Evidentemente in molti votano i segretari senza leggere cosa propongono. Detto questo, il Movimento 5 Stelle ha delle responsabilità gigantesche. Ha dimostrato tutta la sua inconsistenza culturale e la sua inutilità politica. È bastata una telefonata e quattro commenti su Facebook per influenzare i senatori e buttare a mare il lavoro di due anni, nascondendosi dietro i regolamenti parlamentari che i “cittadini prestati alla politica” hanno dimostrato di saper utilizzare in modo molto astuto. Per un puro calcolo politico (e io dico anche per affinità culturali) han favorito le destre e le forze conservatrici, salvo poi passare una settimana ad accampare scuse, a fare video e a sbraitare. Contenti loro…

BavaÈ stata aperta la porta, per le unioni tra persone dello stesso sesso, all’adozione – prima per via normativa, ora per via giudiziale – di bambini “ottenuti” attraverso l’aberrante pratica dell’utero in affitto (Vendola docet!). Un DDL presentato quale rimedio a discriminazioni inesistenti, è arrivato a discriminare, nella sua versione ultima, le stesse famiglie naturali, i bambini ed anche quelle realtà, che diceva di voler tutelare; basti pensare all’inasprimento delle regole per lo scioglimento delle unioni civili, rispetto a quelle stabilite per i I divorzio breve, alla disciplina della (non)f edeltà nelle unioni civili, alla penalizzazione delle convivenze eterosessuali, al pasticcio costoso del la reversi bi I i tà del le pensioni. Quanto è successo rappresenta una ferita per tutti i cattolici, ma, ancor di più, per tutte le persone di buonsenso e per la stessa democrazia. La classe politica italiana si rivela deludente e senza futuro, non solo perché molti, hanno preferito la permanenza nell’esecutivo alla propria dignità e credibilità, ma anche perché quasi nessuno pare più animato da quell’amore alla polis e al bene comune, che costituiscono l’anima di ogni servizio pubblico. Si sta mostrando, anzi, un pugno duro, che maleodora di dittatura; ma questo popolo, mite e collaborativo, non ha mai sopportato alcun autoritarismo e saprà fare le scelte giuste al momento opportuno, ricordandosi di tutto e di tutti.

Oltre la legge, c’è la sostanza, il tuo pensiero?

Suppo. Sto verificando come gli esperti in materia concordano sul fatto che si tratta della più grande modifica del diritto di famiglia dal 1975 in quanto vengono riconosciuti tutti i diritti del matrimonio. Quelli che riguardano l’eredità, il mantenimento, il congedo matrimoniale, le imposte di successione, il diritto di avere informazioni sullo stato di salute del coniuge, ecc, ecc. Manca solo la stepchild adoption, dove le forze politiche si sono distinte per aver introdotto una formula davvero tutta italiana. Nell’art.20 del testo approvato infatti si dice che “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti.” Si dà quindi valore e piena legittimazione al lavoro dei giudici che stanno equiparando le coppie omosessuali a quelle eterosessuali in caso di adozione di uno dei figli del coniuge. Insomma, con una mossa alla Ponzio Pilato il legislatore se ne è lavato le mani, riconoscendo ma non normando una situazione che già esiste nella realtà. Resta la soddisfazione per aver colmato un vuoto legislativo ma l’amarezza per non averlo fatto con una legge completa. Il cammino è iniziato, ma la strada è ancora lunga.

Bava. Considero un’importante risultato tanto la contro-informazione, cattolica e non, che ha rallentato in modo importante i giochi parlamentari, quanto lo stralcio, almeno formale, della Stepchild adoption. Tuttavia tali risultati non sembrano minimamente “al passo” con il popolo italiano, che domanda solo di essere rappresentato e che, stando cosi le cose, si vedrà costretto a “generare” da sé i propri governanti. Attendiamo certamente di vedere gli esiti delle discussioni alla Camera e, al contempo, se la Corte Costituzionale ed il Presidente della Repubblica, quale supremo garante, vorranno porre rimedio a tante ingiustizie. Esprimo profonda gratitudine a quei parlamentari che, certamente a caro prezzo, si sono battuti apertamente a difesa del matrimonio e della famiglia naturali, dei bambini e della dignità della donna. Nel frattempo, come responsabile del Centro Accoglienza Alla Vita, vedo quanto mai confermato l’operato dei volontari a difesa della vita umana fin dal suo concepimento, e con loro mi appresto a preparare, con slancio e rinnovata consapevolezza, la Marcia per la Vita del prossimo 8 maggio. Non potrà esserci, infatti, reale resistenza all’imposizione del pensiero unico, se non si difenderanno anzitutto i più deboli; non potrà esserci vera giustizia, se non si giungerà a riaffermare che ogni embrione è un uomo ed ogni aborto procurato un omicidio; non vi potrà essere autentica garanzia dei diritti, se non si giungerà a riconoscere quello alla vita come fondamento di ogni altro diritto; non vi potrà mai essere la pace, in Italia e nel mondo, se non si riconcilieranno anzitutto le madri con il bimbo che portano in grembo; e non vi potrà mai essere alcun futuro, se non cercando ed accogliendo il dono dei figli, alba dell’unico futuro possibile.