Voci da una Parigi ferita I valsusini e dei valsangonesi nella capitale

Parigi

“Surreale”. È questo l’aggettivo che ricorre nei commenti di alcuni valsusini e valsangonesi che vivono e lavorano nella capitale francese. Stanno tutti bene, fisicamente, i nostri conterranei che si trovano a Parigi e molti di loro non si sono nemmeno accorti di quanto stava accadendo, se non dopo avere acceso la televisione. Il momento peggiore, paradossalmente, è stato all’alba di sabato 14 novembre. L’essersi svegliati con la consapevolezza che gli attentati della sera prima non erano stati un terribile incubo, con una città insolitamente semideserta, ha lasciato sgomenti i più. “La città, in questo momento, è davvero surreale; non si vede il solito tran tran del sabato mattina, nessuno pare volere uscire di casa, chi per timore, chi perché proprio non ce la fa, non è dell’umore giusto”, spiega una ragazza giavenese da anni a Parigi per lavoro. La testimonianza di un altro giavenese, di origine francese, riferita alla sera degli attentati, ha dell’inquietante: “Quando mi trovo a Parigi, abito a 10 minuti a piedi dal Bataclan (l’auditorium da oltre 1500 posti in cui i terroristi hanno fatto il maggior numero di vittime, ndr.) e anche venerdì sera ci sono passato davanti in scooter. Ho visto chiaramente un corpo a terra, con un bel po’ di ambulanze e macchine della polizia tutt’intorno. Ho pensato a qualche incidente e ho tirato dritto per la mia strada, raggiungendo un locale dove avevo un appuntamento con alcuni amici. Qui, a un certo punto, è sceso un silenzio surreale. Alla televisione stavano trasmettendo l’orrore in diretta. Appena abbiamo capito ciò che stava succedendo, siamo letteralmente fuggiti dal locale. Io ho lasciato lo scooter e sono tornato a casa con la metro; mi sono barricato e non sono ancora uscito”. Queste testimonianze sono state raccolte nel primo pomeriggio di sabato. Verso sera, timidamente, Parigi è tornata a scendere nelle vie e nelle piazze, dove si sono formati numerosi capannelli di gente che, di fronte ai luoghi degli attentati hanno deposto fiori e pregato.