L’Europa fuori dall’Europa. Intervista al sindaco Fracchia "Non si tratta solo di un problema politico "

dario fracchia

S.AMBROGIO – Un figlio in Francia, uno in Svizzera e lui, il padre, in Italia. Assicuro che non è una barzelletta. Si parla con Dario Fracchia, sindaco di Sant’Ambrogio, di temi internazionali. Per una volta usciamo dal seminato delle nostre valli e mettiamo il naso in Europa. Il referendum che ha sancito l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea ha fatto riflettere tutti.

Come analizzi il voto inglese?

“L’uscita dall’Europa della Gran Bretagna e l’assenteismo dal voto dei cittadini sempre più diffuso sono legati da un comune filo rosso invisibile ma estremamente pericoloso: quello dell’individualismo e della cultura ad esso sottesa”.

E’ solo politica?

“Non si tratta solo di un problema politico che per altro esiste ed è innegabile ma di un’altra realtà ben più grave e complessa da cui esso discende: la perdita del senso della collettività, l’egoismo e il personalismo eretti a metro delle proprie scelte e comportamenti e perfino di giudizio morale ed etico per cui è tutto giustificato e perseguito in nome del personale interesse, come se l’esistenza fosse un bene da vivere a proprio piacimento in cui le relazioni umane sono regolate unicamente da un rapporto costi benefici e il mondo un bene non da abitare responsabilmente, ma da consumare”.

Vorrai mica dire che manca un De Gasperi?

Le grandi ideologie e le passioni ad esse legate veicolate da grandi figure di eccelsa statura morale e culturale, punti di riferimento, stimolo ed esempio per tutti, sono tramontate: non dico si debba rimpiangere o tornare ad un passato ormai inadeguato in termini di lettura della storia di oggi secondo quelle ideologie, ma sicuramente a quelle basi di spessore etico e culturale in esse contenute che erano al centro del dibattito politico e delle storiche scelte che hanno portato agli indubbi progressi dell’Europa e della nostra nazione, in quanto a civiltà e progresso sociale ed economico”.

Quindi accusi i politici?

“L’individualismo senza limiti, l’egoismo, la chiusura alla condivisone e collaborazione, la presunzione di potere risolvere da soli i propri problemi, la giustizia fai da te, i pregiudizi senza informarsi a fondo delle questioni, il giustizialismo e la condanna facile e senza appello di tutto e di tutti a prescindere, il disimpegno personale verso la collettività, la mancanza di una visione e di una comprensione della storia e del comune destino che lega in modo indissolubile tutti gli abitanti della terra, reso evidente se ancora ce ne fosse stato bisogno dalla globalizzazione e dai biblici movimenti migratori, sono la spiegazione e il comun denominatore della Brexit e della disaffezione al voto. I politici che cavalcano e alimentano senza scrupoli questa non cultura sono pericolosi populisti che fondano la loro azione su questa pochezza culturale e sull’emotività irrazionale di una società che ha perso riferimenti e radici, slanci e passioni, ripiegata su se stessa dopo aver smarrito il senso della vita e dell’umanità”.

E l’astensionismo?
Meno cittadini vanno a votare, più è l’ignoranza , più è facile eludere i contenuti e semplificare i problemi,ottenendo facili consensi“.

Qual è la ricetta?
Se vogliamo andare alla radice dei nostri guai ed affrontare in maniera efficace i problemi sociali, politici ed economici che ci affliggono, la strada maestra non può essere limitata al cambio della classe politica: è necessaria una rivoluzione culturale profonda, a partire dalla base, dove investire in cultura, formazione, educazione, anche perchè la dirigenza politica è espressione e rappresentazione della società stessa da cui scaturisce“.

Adesso non fai uno slogan elettorale?
“Le prossime elezioni votiamo per chi metterà a fondamento del suo programma la scuola, la formazione, la cultura: di qui dobbiamo ripartire”.