L’impegno di Uncem per utilizzare economicamente la risorsa legno. Se ne parlerà molto a Boster a Beaulard nel week-end Marco Bussone, Vice Presidente di Uncem Piemonte: "Dobbiamo fermare il bosco invasione e mettere a pieno valore la filiera legno sul territorio montano"

Marco Bussone, Vice Presidente regionale di UncemMarco Bussone, Vice Presidente regionale di Uncem
Prende il via venerdì mattina e Beaulard di Oulx l’edizione 2016 di Boster, Bosco e Territorio, il più importante salone all’aperto dedicato alla filiera legno. La manifestazione, giunta all’ottava edizione, è dedicata ai lavori in bosco e alla gestione e alla manutenzione sostenibile del territorio montano proponendo prove dinamiche sulla meccanizzazione agroforestale e su tutte le filiere bosco-legno. Temi che toccano da vicino l’impegno degli Enti locali e delle imprese, chiamate oggi a un nuovo sinergico impegno a vantaggio delle Terre Alte. Marco Bussone è Vicepresidente dell’Uncem Piemonte, l’Unione dei Comuni e degli Enti montani. Da anni Uncem ha posto una forte attenzione ai temi della gestione forestale attiva, capace di generare in Piemonte migliaia di posti di lavoro, lamentando il gap con altre aree alpine in questo settore, a prtire dalla Francia alpina, che qui è dietro l’angolo di casa..
Marco Bussone, da dove ripartiamo? Le aree forestali e boscate in Piemonte non mancano, e checché ne dicano certi ambientalisti la superficie occupata aumenta e non diminuisce. 
Bosco e territorio, con la sua esposizione di Beaulard, con i convegni, favorendo l’incontro tra domanda e offerta di prodotto e di macchine, richiama il Piemonte a una nuova strategia da oggi al 2020 per dare un valore a 1 milione di ettari di bosco.
Si, esatto. Siamo la seconda Regione per superficie boscata in Italia. Nel Paese vi sono circa 10 milioni di ettari. Da noi un decimo, concentrati nelle aree montane. E sono in continua crescita. I dati del nostro IPLA, l’Istituto per le Piante da legno e l’Ambiente ci dicono che questa superficie è in continuo aumento. Solo negli ultimi dieci anni è cresciuta quasi del 15 per cento. Viene definito bosco di invasione, di basso valore, capace però di sottrarre prato-pascolo che ha molto più valore. Paesaggio culturale e funzionale costrui da secoli di lavoro in montagna, che ora è in continuo degradamento.
Ecco appunto. Perché non lo utilizziamo questo bosco che continua a crescere?
I motivi sono molteplici. Dall’alta frammentazione fondiaria, alla piccola dimensione delle imprese forestali, dalla burocrazia spesso troppo complessa, alle eccessive importazioni di legno, per costruzioni e artigianato, ma anche per energia, compreso pellet e legna da ardere. Viene calcolato che il prodotto “estraibile” ogni anno sarebbe di circa 20 milioni di quintali, utilizzando la sola ricrescita. Ne utilizziamo invece solo 5 milioni.
Dunque?
Questa spirale va bloccata. A Boster a Oulx, da venerdì a domenica, ne parleremo, in tante occasioni, con esperti e aziende forestali. C’è un documento che la Regione sta varando, cioè il Piano forestale regionale, che inquadra la situazione attuale e prova a dare soluzioni.
Quali?
Ad esempio la necessità di differenziare le produzioni, senza rincorrere il mercato globale che ci penalizza, e comunque di utilizzare bene le risorse economiche disponibili proprio destinate alla filiera bosco-legno.
Sono molte? 
Si, non poche. Sono fondi europei che la Regione eroga attraverso bandi del Piano di sviluppo rurale, il PSR. Diverse decine di milioni. Ad esempio è aperta oggi una misura per le nuove piste forestali, rivolta agli enti locali. In Piemonte, finora la viabilità forestale è stata inferiore a quella di altre Regioni ad esempio del nord-est. Voglio ricordare che queste piste hanno un uso polifunziane: son opiste utilizzabili per lo sport ricreartivo e a suppurto turistico: pedalate in mountsain bike, fondo, ciaspole, percorsi motorizzati autorizzati ecc.
Toriniamo agli Enti locali quindi. Quale deve essere l’impegno dei Comuni?
Tanti Comuni e anche le Comunità montane hanno fatto buoni lavori attorno alla filiera, in accordo con le imprese locali. Si tratta di impegni che ad esempio in Val di Susa si sono concretizzati in filiere energetiche locali, in lavori importanti fatti dal Consorzio Alta Val Susa oppure dalla Cooperativa la Foresta, esempio positivo di impresa del settore. Modelli di intervento con fondi pubblici a fare da start up, da avvio del processo virtuoso. E gli enti locali, le Unioni montane, sono sempre più chiamate a facilitare e agevolare questi modelli.
A qualsiasi istanza o proposta progettuali molti amministratori rispondono che non c’è una lira in cassa. Dove trovano i soldi?
Non è solo un problema economico. Servono politiche, azioni precise all’interno di strategie non di breve periodo. La Regione apre la strada. Ad esempio sul castagno, con i suoi 200mila ettari presenti nella montagna piemontese, abbiamo costruito un masterplan che vede tutti protagonisti da qui al 2025. Compresi i GAL, i Gruppi di Azione Locale,  che hanno risorse per le imprese e per i Comuni, anche su questo fronte. Ma tutto deve rientrare in un programma economico e politico-istituzionale, in un preciso asset che la Regione deve varare. Boster ci richiama tutti in questo impegno. Piccoli passi, secondo un preciso percorso che oggi non è del tutto chiaro. È semplice dire cosa manca, quali sono stati gli errori del passato, ma è difficilissimo definire le azioni per il futuro, condividerle e attuarle.
Con quale fine?
Il bosco tagliato, gestito, si rigenera, ricresce, è una risorsa rinnovabile. È una delle principali risorse per la montagna, per le comunità che vivono nelle aree alpine. Dobbiamo puntare a far sì che il bosco torni ad avere un valore, sia gestito con turni di taglio stabili, che il prodotto locale sia utilizzato per scopi differenti, molteplici, favorendo le imprese del territorio. È un lavoro lungo e complesso, ma ci sono le competenze e le professionalità, nelle imprese e negli enti pubblici, che ci impongono di lavorare a fondo, chiedendo anche al Governo di agire in questa direzione.
C’è la giusta sensibilità a Torino, E a Roma?
Posso guardare un po’ di bicchiere mezzo pieno. Ad esempio con le azioni che il Ministero per le politiche agricole e forestali sta mettendo in campo grazie in particolare alla sensibilità del viceministro Andrea Olivero, piemontese. Oppure alla Strategia Aree interne che prevede investimenti nelle zone montane del Paese per 190 milioni di euro. Di certo abbiamo tanto ancora da fare e le istituzioni centrali devono guardare alle aree interne e montane come il fronte dove si fa innovazione, di prodotto e di processo, valorizzando le risorse naturali disponibili. L’obiettivo finale è migliorare la vivibilità nei territori creando le condizioni per lo sviluppo socio-economico e il mantenimento dei servizi. Due pilastri contro abbandono e desertificazione.