L’imprenditore del salmone e dello sci Pietro Carlo Cerutti

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CHIOMONTE – Prendete un salmone e un paio di sci e cercate in qualche modo si unire le due cose con una certa logica. Ci siete riusciti? No. Ecco che in soccorso può arrivare Pietro Carlo Cerutti, per tutti Piercarlo. Raccontando la sua vita in modo del tutto volontario si racconta un bel pezzo della storia della nostra Valle e di un paese: Chiomonte. I Cerutti commerciavano in baccalà, i nostri nonni raccontavano di molti paesi in Valle nei quali il vento favoriva l’essicazione del merluzzo, Chiomonte era uno di questi. Tutti impegnati ad appendere pesce e rivenderlo i Cerutti non immaginavano poi certo di dover cambiare commercio. Di pesce in pesce si passò al salmone che caratterizzò l’azienda per molti anni. A tavola a natale il salmone di Cerutti non mancava mai! “Quando ci fu il cambio di generazione ci trovammo in imbarazzo e così iniziammo con il pesce del nord” ricorda Cerutti “furono anni avvincenti anche perché l’Italia era un’altra”. Siamo al principio degli anni Cinquanta, quelli dell’inizio del boom e della crescita a due cifre. “Avevano fiducia nel futuro e nessuna paura dei debiti; ci lanciavano negli acquisti anche se non aveva in tasca una lira. Fu il trionfo delle cambiali, si usava il contante e quando manca, sovente, si usano mucchi di carta bollata usata come carta moneta” ricorda Cerutti di quel periodo. E giù cambiali a raffica. Passiamo ora allo sci. Gli impianti del Pian del Frais erano avviati, la seggiovia da Chiomonte quella che portava al Pian Mesdì e uno skilift. La società era amministrata in pratica da tutto il paese. “Tutti acquistarono un’azione anche solo per non essere da meno del vicino di casa” ricorda Cerutti “noi giovani avevamo desiderio di ampliare gli impianti, aprire nuove piste con quella sana pazzia che si ha da ragazzi” conclude. Ed ecco che la “Seggiovie Chiomonte Spa” nel 1966 elegge nuovo presidente: il ventottenne Pietro Carlo. “Si faceva con quello che c’era in modo artigianale, penso al motore dello skilift Sausea ricavato dal motore di un trattore americano della guerra. Fu Pietro Tenivella, l’unico che ne capiva di meccanica in pollici, a montarlo” narra Cerutti di quegli anni. Poi il Pian del Frais decollò tra nuovi impianti, piste ricavate sulla montagna, ristoranti, bar e nuovi alloggi. Anche il volto del paese cambiò, e non poco, arrivò la nuova strada; “la facemmo noi comprando un caterpillar” racconta Cerutti “come lo sbancamento delle piste, la manutenzione, la battitura delle piste finchè non comprammo un gatto delle nevi” conclude. Le cose andarono bene fino agli anni Ottanta poi mancò la materia prima: la neve. “Cambiò innanzi tutto il modo di vivere la montagna, noi da ragazzi salivano con le pelli di foca e poi giù, adesso i ragazzi si siedono a prendere il sole. Poi per tre anni mancò completamente la neve. Ricordo che chiesi un parere ad un amico norvegese dopo aver visto gli impianti e i prati completamente verdi a dicembre. Sai cosa disse?” mi dice Cerutti con un sorriso:“pregare Dio”. Sul carattere di Cerutti, la simpatia, la famiglia e il fare manageriale non metto becco. Spero di aver spiegato come un salmone e un paio di sci in Valle di Susa possono andare d’accordo.