L’ospedale a casa: da martedì 22 novembre un progetto sperimentale di ospedalizzazione a domicilio

L'ospedale di SusaL'ospedale di Susa

La Valle di Susa diventa protagonista di un progetto sperimentale di ospedalizzazione modulare a domicilio, attivo e operativo da mertedì 22 novembre. Il progetto ha l’obiettivo di ampliare e migliorare l’offerta territoriale delle cure intermedie per la gestione dei pazienti post acuti dopo un ricovero in ospedale. Il primo paziente è la signora E.V. di Bussoleno, per la quale è stato attivato un ricovero assistito in tutto e per tutto (medico, infermiere, OSS, fisioterapista, assistente) direttamente al domicilio. Si tratta, spiegano dall’Asl To3 “di un’assistenza clinica modulare, perché nei primi giorni sarà seguito, impostato, valutato e monitorato in modo puntuale al fine di stabilizzare e consolidare la terapia e le necessità assistenziali che via via nel corso delle settimane prenderanno sempre maggiore spazio fino alla completa autonomizzazione del paziente, pronto ad essere preso in carico in famiglia o assicurato all’unità di valutazione geriatrica ovvero all’Housing sociale. Si tratta pertanto di assicurare una gamma di  interventi che vadano da quelli ad elevato contenuto sanitario fino a quelli puramente assistenziali“. La situazione attuale, caratterizzata da una significativa percentuale di popolazione anziana (in ASLTO3 si attesta a circa il 22% dei residenti) e da una prevalenza di patologie croniche, sta mettendo a dura prova l’attuale modello di governance dei servizi di gestione tra ospedale e territorio con un inevitabile sovraccarico delle strutture e realtà presenti. Si presenta quindi “la necessità di ripensare all’organizzazione delle cure intermedie, secondo la logica di una sanità basata su un modello innovativo, creativo, ma altamente efficace, efficiente e sicuro, anche attraverso il potenziamento di collaborazioni tra l’ASLTO3 e gli altri Enti del territorio, operanti da anni nell’ambito dell’assistenza sociosanitaria e in grado, appunto, di garantire un’offerta socio assistenziale flessibile e modulabile. Tali approcci, infatti, possono potenziare il sistema delle cure domiciliari, favorendo il mantenimento dei soggetti nel proprio contesto abitativo e sociale e migliorando la cooperazione tra gli interventi di tipo sanitario e sociale, in una ottica di continuità delle cure, ottimizzazione delle risorse e miglioramento dell’appropriatezza della presa in carico globale”.

Il progetto di ospedalizzazione modulare a domicilio spiegato dall’Asl To3:

A chi è rivolto. Il progetto, realizzato in collaborazione con la Scuola di Specialità in Igiene e Medicina Preventiva di Torino (diretta dalla Prof.ssa Roberta Siliquini) e la Cooperativa Sociale P.G. Frassati ONLUS, che può svolgere in appalto l’assistenza domiciliare nel Distretto di Susa, avrà durata di otto mesi e verrà sperimentata sul territorio del Distretto di Susa. Consentirà ai reparti del Presidio Ospedaliero di Susa (Medicina Generale, Chirurgia Generale e Ortopedia) di usufruire di una ulteriore possibilità per la dimissione ospedaliera in aggiunta agli attuali posti letto in altre strutture sanitarie del territorio.

Come funziona. Il paziente dimesso dall’ospedale, verrà preso in carico al proprio domicilio da una equipe multidisciplinare (medico, infermiere, fisioterapista, operatore sociosanitario, assistente familiare) che lo seguirà per una durata massima di trenta giorni al termine dei quali si attiverà il progetto definitivo dell’Unità di Valutazione Geriatrica (UVG). La presa in carico da parte dell’equipe multidisciplinare si caratterizzerà per una modularità dell’assistenza dei differenti professionisti in base ai reali bisogni clinico e socio assistenziali valutati settimanalmente mediante schede consolidate dalla letteratura scientifica. Tutto ciò è possibile grazie ad una proficua e sinergica collaborazione tra i medici dell’Azienda dedicati al progetto (Coordinatore Dott.ssa Perotto), gli operatori della Cooperativa P.G. Frassati Onlus (infermieri, fisioterapisti, operatori sociosanitari, assistenti familiari), il servizio di continuità delle cure (coordinato dal dott. Venuti), il Distretto di Susa e i Nuclei Ospedaliero/territoriale di continuità delle cure (Sig.ra Borello e Sig. Genovese).

Vantaggi attesi dalla sperimentazione. La sperimentazione rappresenta dunque una rilevante opportunità per la valutazione, mediante metodologia costo-efficacia, dei modelli di cure intermedie in termini di impatto clinico, economico, etico e sociale. Nello specifico il nuovo modello organizzativo si pone come obiettivo la presa in carico del paziente al proprio domicilio, nella consapevolezza che il “curare a casa” ha un impatto positivo sulla qualità di vita della persona, la possibilità di strutturare un percorso assistenziale disegnato sui reali bisogni del paziente, la possibilità di istruire indirettamente il familiare o chi ne fa le veci (rendendo l’ambiente del domicilio più funzionale e dal punto di vista ospedaliero la possibilità di migliorare l’offerta di ricovero). Inoltre verrà valutato tale impatto “qualitativo”, rispetto al “costo” del processo, più vantaggioso rispetto alla tariffa della giornata di ricovero in  CAVS.