L’ottimista Luigi Mario Beltramo

 

CONDOVE – Se per un ottimista il bicchiere è mezzo pieno per il nostro Beltramo è strabordante anzi, già l’acqua è tutta sul tavolo. Mai una parola di rimprovero mai un ricordo ruvido per nessuno mai una parola contro. Eppure non deve essere un santo ma tant’è che a sentirlo raccontare anche le cose più crude o gli avvenimenti più duri prendono una piega positiva quasi da libro Cuore. La sua avventura umana comincia in una famiglia di provincia dove tutti anche i piccoli dovevano dare una mano in famiglia, dove non c’era superfluo perché c’era solo l’essenziale. Così il nostro protagonista negli anni di scuola obbligatori, alcuni in duro collegio dalle suore che proprio tenere non dovevano essere. Ed eccolo raccontare “Una vita piuttosto difficile con le suore che non amavo molto, bè una si. Le mancava un braccio e io le davo una mano a stendere i panni così avevo qualche “bacchettata” in meno” ricorda dell’infanzia poi finita nella bottega del panettiere. Così giovanissimo eccolo alle prese con la farina, il forno e il mattarello. “Allora si faceva tutto a mano mi alzavo prestissimo la notte e giù a lavorare anche dodici ore. E quando mancava la corrente, la farina era messa per terra e in tre a mescolare con i piedi e poi ad informare” racconta del lavoro “a me piaceva e poi avevo un titolare che molto bravo, ero giovane e il lavoro non mancava mai”. Eccolo a diciott’anni alle prese con un reclutatore militare che cercava di convincere i ragazzi a partire volontari nelle truppe più difficili del periodo: il battaglione d’assalto San Marco. “Prima mi mandarono a Imperia per l’addestramento poi sull’Adriatico al corpo”. Bisogna immagine il più duro nonnismo, la disciplina ferrea, i turni di notte e i superiori fanatici il tutto vissuto a centinaia di chilometri lontano da casa con la fidanzatina lasciata al paese. Commento? “Erano un pochino matti, ma si era giovani e io non mi arrabbiavo mai. Certo sono state settimane insolite ma io riuscivo comunque a dormire tranquillo nonostante mi buttassero a terra tutta la notte”. Poi venne il periodo del corso mortai, si trattava di esercitazioni con il gommone buttato in un fiume poi l’arrivo a riva e li a preparare il pezzo e giù sparare, questo di giorno come di notte nell’acqua fredda. Ma il nostro Beltramo si divertiva anche li: “Riuscii a vincere anche 2000 lire per avere fatto due centri e ad avere anche una settimana di licenza”. Quando la naja finì eccolo alle prese con la vita civile fino al richiamo per le tensioni sul confine Jugoslavo. Richiamato dopo dieci anni! Sentitelo: “Fui felice di ripartire per me fu come una vacanza e pure ben pagata”. Insomma mai nulla di storto! Lasciato il mestiere da panettiere fu assunto in Azienda ospedaliera e tra varie mansioni lavorò per molti anni fino alla pensione; anche in questo impiego “tutti erano bravi e il direttore una splendida persona”. Ora fa il marito, il papà di un ingegnere e il nonno. Canta in un coro e regge assieme all’amico Natale le sorti dell’Associazione Marinai d’Italia del suo paese. Che dire, viva l’ottimismo e viva Luigi che ne è portatore.