Maria du’Not è arrivata a novant’anni !!! La voce del paese, tanti ricordi della Condove che non c'è più

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CONDOVE – “Lo sa che oggi compio novant’anni, anzi forse il 21. In comune il 19 in parrocchia tre giorni dopo”, è Mario Ogliero per tutti “Maria du’Not” che mi ha fermato in strada per darmi la bella notizia. Perchè questa differenza sui giorni? Domando. “Mio padre era ubriaco e forse anche l’impiegato del comune!” è al risposta. Partiamo dal soprannome con il quale è universalmente conosciuta: Maria du’Not. Significa Maria di Oddone, suo papà, il signor Ogliero. Da piccola amava andare con la mamma tutte le sere nella casa di fronte dall’amica a fare due chiacchiere. Le mamme ricamavano dicendo il rosario e loro parlavano del più e del meno. Poi crebbe e cominciò il tempo delle domande, quante? Tante. Era la Condove del fascismo, dei podestà e dei balilla. Maria vide il mare per la prima volta in divisa da Piccola Italiana, ci sono foto le la ritraggono sulla costa ligure quand’era libera dalla spiaggia alle montagne. “Stavamo bene, si parlava con gli altri, c’erano gioia e regole” ricorda la signora Maria. Parlava ai militari che alloggiavano nel quartiere dietro casa sua, parlava con i ragazzi del paese che vivevano le ristrettezze della guerra. Dopo cena lo spettacolo serale erano i bombardamenti aerei su Torino che i ragazzi da Condove ammiravano dall’alto del paese con lo sguardo rivolto in giù. “Si stava li incoscienti del pericolo a parlotarre dei bagliori” ricorda Maria. Un giorno la nostra protagonista domandò a un gruppo di uomini scortati da soldati tedeschi dove stessero andando. “Ci ammazzano al Gravio” fu la risposta. Le li seguì e fu la testimone della strage di Condove del 1945. Finita la guerra parlò con due ragazze del paese e, parola dopo parola, si convinsero a partire per la Svizzera in cerca di lavoro. “Arrivammo a Zurigo senza sapere una sola parola di tedesco. Ricordo che nell’imbarazzo chiesi a un uomo come si diceva caffè, l’uomo mi rispose in piemontese. Era un ingegnere tedesco che aveva sposato un’italiana” ricorda Maria di quei giorni. Rimase un anno in terra elvetica e poi, fatto il corso da infermiera, trovò impiego a Torino prima nel manicomio poi nella prestigiosa clinica Fornaca. “Quante parole scambiai con i pazienti alcuni veri altri semplicemente scappati. Ricordo in quegli anni uno dei Krupp fuggito dalle rappresaglie e a Torino Agnelli e poi tanti altri” dice la signora Maria. Poi fu il tempo del grande amore, del matrimonio e della nascita della figlia. La vita dopo qualche anno di residenza nella capitale sabauda riprese la via di Condove. Oggi la signora si sposta con difficoltà per un grande problema alla schiena, quando può sale sulla macchietta elettrica e scende in paese. Incontra i suoi amici, osserva e commenta. Vede il mondo passare e non si da pace su come a suo giudizio stia cambiando in peggio. Nella sua casa ha raccolto con cura i mille ricordi della sua vita intensa, Ci sono le sculture e i bassorilievi del marito, grande artista, le fotografie della figlia e dei nipoti, tanti oggetti che le ricordano un pezzo del tempo che fu a cui lei è legata. Nella sua pagella di 3ª elementare frequentata nel 1934, 12° anno dell’era fascista, c‘è un voto che svetta sugli altri di lettura espressiva: lodevole. Non avevo dubbi. E’ arrivata fino a novanta e ho la sensazione che non sarà l’ultimo traguardo. Auguri!