“Masterplan Castagno Piemonte”: un programma condiviso per valorizzare 200.000 ettari di boschi Regione, Università, Enti Locali e GAL al lavoro per attivare un progetto di filiera sul castagno

Pulizia castagni - Castanicultore Claudio Rovere in Mattie (Foto MenAtWorkStudio.to)Pulizia castagni - Castanicultore Claudio Rovere in Mattie (Foto MenAtWorkStudio.to)

TORINO –  La richiesta di castagne e marroni in guscio da parte del mercato è in costante crescita.  Occorrerebbe quindi essere pronti sotto tutti punti di vista per sapere cogliere le opportunità che i mercati possono offrire. Le Valli del Piemonte possono sviluppare un recupero importante di aree vocate per la coltivazione del castagno? La Regione, l’Uncem e l’Università ci credono e su questo puntano da anni. Tanto che ormai ha un decennio di attività il Centro Regionale di Castanicoltura,costituito nel 2005 per coordinare ed implementare le attività di ricerca, di base ed applicata, sul castagno e con principale attore scientifico il  DISAFA – Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Ateneo torinese, che ha un asede operativa presso il  Vivaio Regionale Gambarello a Chiusa di Pesio e gli uffici in centro a Cuneo. Le sue attività svolte permettono di fornire risposte scientifiche e tecniche alle problematiche della castanicoltura, contribuendo a rilanciare il settore produttivo, valorizzando il castagno come albero da frutto, da legno e componente indispensabile degli ecosistemi montani e pedemontani.

Impegnati al tavolo guidato dalla Regione, vi sono insime all’Università di Torino, Ipla, Uncem con il sistema degli Enti locali e diversi GAL piemontesi. I rappresentanti di Enti ed Istituzioni coinvolte nella filiera regionale del castagno, sono al lavoro in questo fine anno per definire le grandi ricadute positive derivanti da una programmazione condivisa, da perseguire nei prossimi anni con obiettivi concreti e condivisi per la rivisitazione dell’intera filiera, frutto e legno.

Il comparto castanicolo presenta buone prospettive di mercato e molti Paesi europei ed extraeuropei stanno investendo ingenti risorse nella castanicoltura da frutto e da legno. A livello regionale permangono numerose potenzialità e criticità che impongono uno sforzo per una programmazione che tenga conto non solo delle peculiarità locali, valorizzandole, ma anche di una più ampia strategia sui 200mila ettari di castagneti, oltre un quinto dell’intera nostra superficie forestale.” Sono le parole con cui Marco Corgnati, funzionario del Settore Foreste della Regione Piemonte, e  Gabriele Loris Beccaro, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino,hanno aperto è aperto oggi il tavolo di lavoro per il rilancio della castanicoltura in Piemonte.

Il Centro Regionale di Castanicoltura – hanno illustrato Corgnati e Beccaro – ha prodotto un documento, il “Masterplan Castagno Piemonte“, a partire dal quale Enti locali e GAL, potranno fare riferimento per la progettazione di interventi pilota di interesse locale, raccordati a livello regionale in quanto facenti riferimento a un sistema produttivo che non può che giovarsi, anche a livello di indotto, della condivisione di esperienze e know how. Con questa iniziativa, la Regione Piemonte intende così incentivare un’adeguata pianificazione volta a creare un sistema castagno Piemonte moderno e competitivo. Le aree vocate superano in Regione i  200.000 ettari. 

Oltre alla produzione dei frutti il castagno produce un legname apprezzato per le sue caratteristiche: l’interesse nei confronti del legno di castagno è da ricondurre all’economicità, alla duratura e alla versatilità dello stesso.  Il suo impiego risponde alle esigenze di investimenti contenuti, sia per i bassi costi della materia prima che per le ridotte esigenze di manutenzione e trattamento dei prodotti finiti. Questo materiale infatti possiede un forte e inconfondibile carattere e caratteristiche meccaniche e fisiche incomparabili:  ha il più piccolo coefficiente di rigonfiamento e di restringimento tra tutti i legni pregiati indigeni e mantiene la misura perfetta sia nella lavorazione che in opera, è un legnofacile da lavorare, liscio e compatto e contiene tannini che, in caso di utilizzo esterno, fungono da protezione naturale contro gli agenti del marciume anche nel legno esposto alle intemperie.

Da Gravere a Villarfocchiardo un intero versante della Valle di Susa potrebbe vedere un ampio progetto di valorizzazione di quella che è una coltura tradizionale, lasciata però alla buona volontà di tanti piccolissimi produttori, appassionati, ma che non riesce a diventare un comparto economico. Chissà che qualche amministratore illuminato non riesca a pensare ad un programma sperimentale per poi applicarlo su larga scala?

In Provincia di Cuneo lo stanno già facendo – superata l’emergenza del Cinipide, insetto che ha minato l’intero settore – investendo da anni in modo strutturato e i risultati sono apprezzabili; con produzioni variabili dai  10 q/ha nei castagneti delle zone marginali ai 40-50 q/ha in quelli intensivi.

(Fotoservizio www.menatworkstudio.to – Mattie : Castanicoltura Produttore Claudio Rovere)