Mauro Carena, il sindaco metropolitano di Villar Dora

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VILLAR DORA – Avvocato, sindaco, assessore metropolitano, marito e papà e un’altra quantità d’impegni che sfiancherebbero chiunque. Non è stanco, anzi, giusto il tempo di pensare un attimo all’ultima idea che ne ha già in cantiere un’altra. In sintesi Mauro Carena da Villar Dora ma anche da Moncenisio paesi nei quali è stato ed è sindaco, Oulx dove ha fatto il presidente della Comunità Montana e delle metropolitanissima Torino. Dai tempi della laurea, a 25 anni, sempre in corsa su e giù per la valle che conosce meglio, o come, il Diritto Civile. Spero di non sbagliare le domande altrimenti dovrò trovare un suo collega per difendermi. Ah, è anche giornalista pubblicista quindi potrò appellarmi alla solidarietà del nostro Ordine.

Sei stato sindaco di Moncenisio ora di Villar Dora, montagna e bassa; cosa unisce la valle oltre il nome?

Sono stato Sindaco di Moncenisio e Presidente della Comunità Montana Alta Valle di Susa ed ora, come Sindaco di Villar Dora, ancora una volta osservo come la nostra Valle abbia sì potenzialità turistiche, ambientali e culturali uniche, ma dovremo essere capaci di giocarci unitariamente questo grande patrimonio, per riuscire davvero a valorizzarle. Il territorio montano e soprattutto il fondo valle, presentano infatti notevoli differenze, ma la nostra è un’unica valle, dalla Francia a Torino e viceversa, con sistemi, ad esempio, di occupazione, accoglienza turistica e identitari che si valorizzano se messi in rete, sfruttando tra l’altro l’autostrada del territorio che dal mio punto di vista dovrebbe servire ai residenti ed ai turisti, sempre meno al traffico di merci su gomma.

I tuoi detrattori dicono che hai cambiato partito troppo sovente, hanno ragione?

Fin da giovane ho votato liste di sinistra e mi impegnavo nel sociale. Conobbi per la mia professione di avvocato Umberto Bossi e altri dirigenti della Lega Nord in occasione di alcuni famosi processi. Mi chiesero di collaborare anche personalmente e lo feci volentieri: era la Lega che proponeva la valorizzazione territoriale, la semplificazione amministrativa, la lotta alla burocrazia, nuovi modelli di governo per una democrazia più diretta, la Lega che gridava: “con i fascisti mai”. Frequentai militanti veramente in gamba e per bene, poi, soprattutto dopo la malattia di Bossi dovuta all’ictus del 2004, la Lega divenne man mano un partito di destra; lo trovai legittimo, ma non mi riconobbi e, senza fare rumore, come mi ero avvicinato, lasciai cadere contatti ed esperienze. Sono nel Partito Democratico, con grande rispetto per chi milita in altri movimenti o non ritiene di iscriversi ad un partito. A me i partiti, con tutti i limiti, paiono ancora oggi lo strumento per aggregarsi intorno ad un progetto e, non avendo io mai avuto redditi dalla politica, mi piace pensare di contribuire per migliorare giustizia sociale, uguaglianza, riconoscimento dell’impegno e una modernità che parta dalle radici di ogni territorio.

Descrivimi un villardorese.

Un villardorese è un persona estremamente gioiosa e orgogliosa. Ama fare festa, aggregarsi, impegnarsi nelle associazioni per il proprio paese. È felice, potendo, di mettersi a servizio degli altri nel volontariato, è cocciuto, estremamente attaccato alla propria comunità. Direi una persona molto determinata, predisposta alle novità, molto legata a Villar Dora e con i piedi ben saldi in Valle, ma la testa rivolta al mondo.

Dimmi le realizzazioni della tua amministrazione e un sogno che avete per il paese.

La precedente amministrazione villardorese di cui ero sindaco ha lavorato moltissimo ed ha cambiato volto al paese, dotandolo di servizi moderni, intervenendo per le fasce più deboli e l’ambiente, ma anche con opere pubbliche e arredo urbano. L’attuale sta continuando a lavorare per una Villar Dora che vuole esser sempre più dotata di servizi, ma anche un paese con alta qualità di vita, comodo per viabilità in rapporto con Torino e con le grandi vie di comunicazione, ma al tempo stesso un posto dove ci si conosce, si socializza, si fanno pochi passi e si incontrano boschi e montagne con caprioli e camosci, laghetti e tanti sentieri da percorrere. Ecco, la scommessa è di inventarci servizi sempre più moderni e per tutti banda larga, telelavoro, telemedicina, in un paese con tanta natura e socialità.

Si parla con insistenza di accorpamento di funzioni tra comuni, si arriverà anche alla loro unione?

Le unioni di comuni, se intese come unioni di servizi, le abbiamo sempre fatte. La fusione, invece, è un concetto nuovo, sul quale occorre però ragionare in fretta e bene, perché penso che si arriverà a disporle per legge ed allora meglio se sono i comuni stessi a proporre soluzioni. L’importante è salvaguardare la specificità e la comunità, migliorare i servizi ai cittadini e risparmiare soldi pubblici, ossia di tutti noi. Non deve essere un tabù discutere di nuovi comuni, con nuove aree da amministrare, con personale ottimizzato ed amministratori che accettino le sfide dei tempi per lavorare in modi diversi dal passato. O cambiamo noi, o ci cambieranno con leggi fatte da chi, però, non può conoscere le nostre esigenze.

Passiamo alla Città Metropolitana. Sei un assessore di un Ente che fatica a farsi capire. Quali sono i tuoi compiti e qual’è il tuo impegno a Torino?

La Città Metropolitana è ormai un ente che sta trovando la sua identità. Non è il nuovo nome della Provincia, è un ente costituzionale che dovrà essere motore di sviluppo per tutto un territorio, una città di città, dove ogni comunità deve avere la stessa dignità indipendentemente da dove si trova e da quanti abitanti è composta. Ho un osservatorio privilegiato datomi dall’avere, tra le altre, delega al bilancio, al personale, al patrimonio, alle partecipate, e posso prevedere che in Europa saranno le città metropolitane a ricoprire un ruolo centrale nelle politiche di sviluppo e coesione sociale, nel lavoro, nell’attrarre investimenti, nella pianificazione urbanistica, ricerca, innovazione, formazione, ambiente, cultura, inclusione sociale e contrasto alle nuove povertà. Mi piace questa sfida, mi impegna a titolo gratuito tutti i giorni in una Torino che è tanto cambiata in meglio e che deve essere il valore aggiunto per le nostre vallate, così come le montagne e le valli lo sono per Torino. Io ci credo, io ci provo a lavorare per nuovi scenari che portino a strumenti di amministrazione più agili, efficienti, giusti, adeguati ai tempi.

Qual’è, oggi, lo stimolo di un sindaco di un comune tra tagli di bilancio e nessuna possibilità d’investimento?

Un sindaco, oggi, è vero che fatica molto più di un tempo. È a contatto diretto con i cittadini che a lui chiedono di occuparsi e preoccuparsi di tutto, ma i mezzi finanziari sono molto cambiati, in peggio. Lo faccio volentieri, però; non mi hanno obbligato e quindi non passo certo il tempo a lagnarmi. Cerco di interpretare con i miei amministratori le esigenze della comunità, di intervenire e, anche dove mancano le risorse, di progettare e scegliere non quello che mi pare convenga nell’immediato, ma che cosa sarà meglio nel medio e lungo periodo quando non sarò più io sindaco. Cerco di governare i processi di cambiamento, sapendo che oggi viviamo in epoca di tagli alle spese anche perché in passato si è largheggiato, e non solo a Roma. E poi vorrei tanto discutere di idee, riforme, futuro, non solo delle difficoltà del presente. Il ruolo che uno ha è anche quello che sa meritarsi.

Esauriente, chiaro e preciso, direi persino comprensibile tutto il contrario di un discorso da azzeccagarbugli.