Medie strutture a Giaveno: la parola ad un commerciante

Barone 2

GIAVENO – La questione dell’insediamento di Centri Commerciali sul territorio di Giaveno sta suscitando forte dibattito, con correnti di pensiero differenti. Ecco cosa ne pensa un commerciante del Centro storico alto, Dario Barone, titolare di “Arredolegno”, laboratorio di falegnameria il cui sito espositivo si trova in Piazza Sclopis.

Qual è la sua considerazione?

Sono certo che l’insediamento di medie strutture commerciali a Giaveno non porterà alcun beneficio per i cittadini, ma provocherà solamente danni. Come artigiano e commerciante sono pienamente contrario. Queste strutture commerciali, secondo me, assorbiranno risorse che oggi affluiscono verso i commercianti giavanesi e, altro rischio, che in quelle zone si localizzino altri negozi, provocando la chiusura non solo di attività che vendono gli stessi prodotti del supermercato, ma anche di negozi che saranno in competizione con i nuovi che lì si insedieranno, in quanto la gente acquisterà in loco trovandosi già lì”.

E se i commercianti si spostassero nei Centri?

“Non è da escludere che negozi ora presenti sul territorio si possano spostare verso tali strutture, vedendoci un maggior afflusso di persone. Tutto questo porterà, a mio parere, ad una progressiva desertificazione del centro storico e del resto del territorio. Dico “progressiva desertificazione” perché, facendo l’esempio del centro storico, più serrande rimarranno abbassate e la gente sarà meno invogliata ad andarci. Bisogna anche tenere presente che gli affitti all’interno dei centri commerciali sono molto cari (un mio cliente con un locale di circa 150 mq. in un centro commerciale, mi ha detto che paga 100.000 euro l’anno), quindi chi apre un’attività in un centro commerciale, quando vede che non riesce a sostenere le spese, è costretto a chiudere; questo potrebbe anche portare alla mancanza di negozi di un certo genere sul territorio”.

Dicono che i Centri Commerciali daranno lavoro.

“No. Tutto ciò causerà comunque la crescita del numero di persone inoccupate, un pò perché una struttura grande necessita proporzionalmente di minore personale rispetto ad una struttura più piccola, un pò perché determinerà la chiusura di esercizi commerciali e un altro pò perché, generalmente, i supermercati quando aprono una nuova sede si portano personale già da loro formato in altre sedi (lo posso affermare in quanto lavorando per la catena “Biobottega” l’ho visto di persona), quindi scarse possibilità di inserimento per i giavenesi”.

Nel suo campo almeno per l’allestimento ci saranno lavori in prospettiva?

Anche per quanto riguarda l’arredamento e gli altri lavori da eseguire per la realizzazione di queste strutture, vi è ben poca speranza per le aziende giavenesi, poiché i grandi marchi hanno già i loro fornitori, i loro artigiani e le loro maestranze; parlo per esperienza personale, in quanto lavoro per le catene “Biobottega” e a livello provinciale per “101 Caffè”.

Si parla anche di nuove rotonde.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la viabilità: la particolarità di Giaveno è che tutto il traffico veicolare passa dalle rotatorie del centro, e questo provocherà un maggior intasamento della rete viaria, soprattutto nelle già caotiche ore di punta“.

Però i prezzi.

Non è da escludere che una nuova struttura che apre tenga inizialmente prezzi più bassi per attirare verso di sè la clientela, salvo poi, una volta fidelizzati i clienti, come spesso accade li conformi al resto del mercato, facendo quindi svanire per i giavenesi la possibilità di risparmio nel lungo periodo. A volte ci si dimentica che un negozio di vicinato, magari anche piccolo, consente ad una famiglia di vivere e magari di avere anche uno o due dipendenti“.

Cosa pensa della gestione fatta dall’amministrazione?

Mi aspettavo che su argomenti di tale importanza ci fosse più condivisione con i cittadini e con i commercianti da parte dell’Amministrazione. Qui si rischia di mettere in ginocchio il già precario equilibrio di molti commercianti, vessati da tasse statali, regionali, comunali, affitti cari e una burocrazia sempre più complicata. Decisioni del genere non vanno di certo nella direzione di tutelare e valorizzare il commercio di vicinato”.