Mimmo Arcidiacono, l’ingegnere delle Olimpiadi

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TORINO – L’appuntamento è nella sede dell’Agenzia delle Olimpiadi in centro a Torino. Non è in centro è il centro, da una finestra si vede il Castello con il Duca invitto e il suo pastrano, da un’altra l’ingresso del Teatro Regio e sull’altro lato partono i portici di Via Po. Nella stanza c’è un tavolo grande che pare un campo da hockey, su ghiaccio naturalmente, alle pareti una montagna di documenti. A dieci anni dall’accensione della fiaccola, oltre i ricordi delle gare, si può fare un viaggio in ciò che è rimasto di quell’esperienza. Per le olimpiadi furono costruiti gli impianti di gara, le strutture abitative, gli impianti di risalita, le piste di discesa e gli altri interventi per l’accrescimento della ricettività turistica,  le infrastrutture viarie e altre opere pubbliche come ad esempio gli acquedotti e opere di  sistemazione del territorio. Tra il denaro e le idee lavorò un gruppo che aveva un compito da brividi, trasformare la capitale sabauda, ingessata da cinquant’anni di industrializzazione, in una città europea del turismo. A capo di quel gruppo di lavoro c’era l’ingegner Domenico Arcidiacono, per tutti Mimmo, mente aperta, determinato, gran lavoratore, tosto come un mulo… come quello che portava a spasso da ufficiale d’artigliera alpina.

A dieci anni qual’è il tuo primo pensiero?

A chi ha lavorato con noi al sogno realizzato delle XX Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 vedevano per la prima volta una città delle dimensioni e delle tradizioni della capitale subalpina ospitare Giochi Olimpici e Paralimpici con da una parte un enorme potenziale di comunicazione e sviluppo ma dall’altro la esigenza di dotare sia la Città sia le sue Montagne di una imponente qualità e quantità di impianti e infrastrutture in tempi ristretti ed a fianco dell’organizzatore dei Giochi con l’enorme sforzo della preparazione dell’evento.

Come funzionava l’Agenzia?

La scelta del Governo, appoggiato dal Parlamento e dagli Enti territoriali, fu di dotare il Comitato Organizzatore, il Toroc, di una veste privata, per potere cogliere ogni opportunità di mercato, di muoversi al meglio e agire con agili leve di marketing mix. Venne inoltre creata ,per la prima volta nei Giochi Olimpici, con le legge 285/2000, l’Agenzia Torino 2006, alla quale assegnare le ingenti risorse finanziarie pubbliche per realizzare le opere,ritenute necessarie dal Toroc, approvate dal Comitato di Regia e finanziate dal Governo.

Qual’era il compito dell’Agenzia?

Il compito dell’ Agenzia era chiaro: progettare, realizzare, collaudare e consegnare tempestivamente le opere per i Giochi e successivamente per l’uso finale agli utilizzatori come lo Stato,  la Regione e i comuni. L’Agenzia, partendo da zero, ha scelto professionalità provenienti dal pubblico, manager privati pronti ad affrontare una sfida unica nella vita lavorativa, giovani con la volontà di eccellere per uno sviluppo progressivo della loro carriera.

Chi c’era nel gruppo?

Architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, geologi, geometri già affermati o desiderosi di esserlo, hanno svolto una straordinaria opera di crescita culturale e professionale al servizio delle Olimpiadi e Paralimpiadi di Torino 2006 e quindi del nostro Paese, accomunati tutti nella soddisfazione dei traguardi raggiunti e nell’orgoglio di aver contribuito al successo di Torino 2006 ed alla nuova immagine del nostro territorio.

E questi professionisti cosa fanno adesso?

Li ricordo uno per uno, dove sono, cosa fanno, come vivono. Alcuni sono rimasti con il sottoscritto nei nuovi compiti assegnatici dal Governo e dal Parlamento, occupando man mano incarichi professionali nelle amministrazioni coinvolte. Altri continuano a mietere successi: chi al Museo Egizio,chi ad Expo Milano 2015, chi alla Edilizia Sociale di CDP e Cariplo, chi negli Emirati o più semplicemente a Milano o al grattacielo Intesa San Paolo. Anche questa è stata, è ,sarà una loro vittoria,che ci riempie di orgoglio e di soddisfazione con gli occhi lucidi.

A pensare a quest’impresa tutta piemontese mi viene il mente l’appellativo “bogia nen” che ci hanno affibiato dopo la battaglia dell’Assietta. Non significa che i piemontesi non si muovono ma che non arretrano davanti alle difficoltà e portano a termine il loro compito; come l’Agenzia Torino 2006.