Intervista a Mauro Minola, storico e scrittore: “La Valsusa per rilanciare il turismo estivo deve valorizzare le strade militari e i Forti” Le strade militari aprono a tutti i sentieri più alti e più belli della Valle, ma solo col pedaggio si garantiscono le risorse per la loro manutenzione. I Forti? Bard e Briançon due esempi da seguire

Strada e Forte del Gran Serin sulla dorsale Assietta-Ciantiplagna-Colle delle FinestreStrada e Forte del Gran Serin sulla dorsale Assietta-Ciantiplagna-Colle delle Finestre

SUSA – Da tempo si sta parlando di valore turistico delle strade Militari d’Alta Quota, che ricordiamo hanno anche una legge Regionale che le dovrebbe valorizzare, la L.R.9/2010 “Iniziative per il recupero e la valorizzazione delle strade militari dismesse” oggi non finanziata però. In Valsusa e Alta Val Chisone Si stanno muovendo i Comuni, e le Unioni Montane e l’Ascom di Susa che ha un progetto avviato di ampio respiro, presentato anche in Osservatorio della Torino-Lione; coordinato dal Sindaco di Usseaux il tavolo dell’Assietta stya lavorando e bene. L’orgoglio da parte dei tanti appassionati di questo patrimonio immenso che cuce il sistema di fortificazioni che in questo settore delle Alpi Occidentali ha il suo massimo sviluppo è forte. E’ la nostra storia e sono le nostre radici: basta una parola su tutte – Assietta – di cui proprio la prossima settimana sarà celebrato il 270° anniversartio della Battaglia e e il 50ennale della Festa del Piemont.

 Ma vedere il Forte di Exilles e Fenestrelle così poco valorizzati (Exilles dopo investimenti di milioni di euro della Regione è chiuso circa 10 mesi all’anno e il confronto con il valdostano Forte di Bard, ormai sede 12 mesi l’anno di mostre ed eventi è impietoso) e sapere che la Limone-Monesi, la Via del Sale nelle Alpi Marittime a cavallo fra Francia e Italia, è un modello di fruizione  turistica che ogni anno ormai fa utili per circa 80.000 €/anno pur col numero chiuso a prenotazioni di transiti, non fa piacere. L’ultima “mazzata” in senso figurato, però pesante sul morale, è arrivata da Briançon: la notizia di investimenti privati per 70 milioni di euro, 2 anni di lavori previsti e il pieno recupero di un colosso come il Fort des Têtes per un progetto turistico integrato di alta gamma che punta a ospitare 100.000 visitatori all’anno.  http://www.lagenda.news/briancon-70-milioni-privati-nasce-polo-turistico-lusso-fort-des-tetes/

I casi sono due: o da queste parti per dirla alla Renzi siamo “grulli” e non si capisce che siamo seduti su un patrimonio che vale oro, oppure i problemi sono la frammentazione amministrativa, la incapacità di fare squadra  e/o di di farsi valere nella vicina area metropolita e nei suoi palazzi.

Reduci dalle celebrazione della Battaglia delle Alpi del 1940 allo Chaberton e nella settimana che precede l’anniversario della Battaglia dell’Assietta ne parliamo in una intervista con un amico ed un esperto, il professor Mauro Minola.

Mauro Minola, uno dei massimi esperti su piazza di storia militare del Piemonte, in particolare di storia delle fortificazioni delle Alpi Occidentali

Minola, giavenese, si occupa da lungo tempo di storia del Piemonte, in particolare degli episodi legati alle vicende militari sabaude con interessi legati alla storia e alla tecnologia delle fortificazioni delle Alpi e alla storia militare, in particolare del Piemonte dei Savoia.
Ha intrapreso approfonditi studi sulle fortificazioni italiane delle Alpi occidentali e sull’evoluzione funzionale delle tipologie dei sistemi difensivi dell’intero arco alpino. Sull’argomento ha tenuto numerose conferenze e convegni di studio promossi dall’Associassion Piemonteisa ed è intervenuto come relatore a diverse sezioni delle UNITRE del Piemonte. Ha pubblicato articoli e saggi storici su diversi periodici.  È socio della Società Storica Segusium di Susa e dell’Associazione per gli Studi di Storia e di Architettura militare (ASSAM)  di Torino.
La sua produzione letteraria sul tema è momumentale e supera i 50 titoli, anche se il suo ultimo lavoro, uscito per Susalibri è dedicato a “Il Rocciamelone in Valle di Susa. Santuario mariano più alto d’Europa (3538m)”.

Mauro Minola

Mauro Minola

Ti pongo una domanda generale: forti e strade sono memoria unica. Siamo seduti su una miniera ma non lo sappiamo? Il turismo estivo nelle Alti Valli Susa e Chisone: si può prescindere da una fruizione integrata e monetizzata delle principali strade d’alta quota per garantire loro un futuro?

“Per le strade militari di alta quota c’è prima tutto la necessità di salvaguardarle come bene storico, fatto che non viene ancora percepito dai funzionari degli enti locali, tanto meno dagli addetti ai lavori. Sono, è vero, strade e rotabili ma, proprio perché realizzate in un determinato periodo storico (tra seconda metà Ottocento e Novecento) ed utilizzate, in origine, per motivi strategici, sono ormai ascrivibili a reperti storico-archeologici. Rappresentano un universo a sé stante. Negli ultimi vent’anni, grazie agli studiosi di storia militare, gli amministratori sono finalmente giunti a capire – con grande fatica aggiungo – che le strade sono testimonianze uniche di ingegneria militare, che meritano di essere conservate e valorizzate. Il punto di svolta, fra 2005 e 2006, è stata la riscoperta della strada del Colle delle Finestre e dell’Assietta e il suo inserimento nel circuito del Giro d’Italia.

Però preservare le rotabili significa fare manutenzione regolare, come ha fatto sempre, per esempio, la Provincia di Torino. Ma la manutenzione ha un costo. Chi lo paga? Le Province non esistono praticamente più, non riescono neanche a mantenere le strade provinciali di bassa quota, figuriamoci quelle sterrate ad oltre duemila metri. Si va sempre più rafforzando l’idea che anche il turista debba contribuire per usufruire del percorso. Esattamente come si fa quando si va a visitare un museo. Hanno iniziato a esigere un pedaggio sulla Strada del Sale, da Limone a Monesi, una delle più belle rotabili militari delle Alpi Liguri. Con grande successo e con rilevanti introiti.  Poi è stato istituito il pedaggio per la strada della Val Argentera. Il prossimo anno si pagherà anche per quella dell’ Assietta. Il futuro sembra essere quello.

Ma io ritengo che debbano pagare tutti, in proporzione: l’appassionato delle due ruote a motore, l’automobilista, il biker e anche il pedone. Percorrere una strada militare è come accedere ad un museo. Lo so, i biker e gli escursionisti storceranno il naso, perché ritengono che queste strade siano di loro esclusiva fruizione. I puristi sostengono che l’escursionista a piedi ha il diritto di camminare liberamente anche sulle rotabili, evitando di mangiare la polvere sollevata dalle auto e dalle moto.

Si, questo è anche vero, però bisogna dire che l’escursionista ha a disposizione, in ogni vallata, di centinaia di altre mulattiere e di sentieri per le proprie passeggiate domenicali, può anche evitare di percorrere quelle a pedaggio. Ancora una considerazione: se non ci fossero le strade di alta quota, quante mete escursionistiche o alpinistiche sarebbero ancora valide? Esempio del Rocciamelone: la salita al monte è possibile in giornata, partendo dalla località La Riposa, al termine della lunga strada militare Susa-Pampalù-Riposa. L’ascesa al monte Seguret è possibile tramite la strada del Pramand. Trovatemi qualcuno – sono veramente pochi! – che parta da Mompantero o da Oulx per salire su queste vette, come si faceva un tempo. Le strade militari aprono a tutti i sentieri più alti e più belli della Valle di Susa“.

Lo spettacolare versante del Colle delle Finestre con sullo sfondo il Rocciamelone

Lo spettacolare versante del Colle delle Finestre con sullo sfondo il Rocciamelone

In Valsusa abbiamo le strade perché ci sono le fortificazioni: Exilles, Assietta, Fenestrelle, Chaberton, Jafferau, ma ancora non c’è un piano integrato per farne una risorsa turistica. Il confronto di pubblico fra Exilles e Bard è impietoso, ma anche con i Forti rimasti in Francia tipo l’Esseillon. Eppure ci sono migliaia e migliaia di appassionati di storia militare…

Il Forte di Bard è un ottimo esempio di come si può rendere un forte appetibile per tutti, turisti, famiglie, giovani, studiosi ecc. e farlo fruttare per il turismo, integrandolo con l’offerta di una valle che vive di questa risorsa. In Valsusa non è stato mai avviato un progetto turistico integrato, tranne che per la stagione invernale, in ogni caso sempre e solo monotematico: neve, sci e panorama. Il Forte di Exilles è bellissimo, ma è sempre stato dimenticato nelle offerte turistiche. Apre due mesi, quando va bene. Il grande pubblico va una volta, due e poi, perché ci dovrebbe tornare? Che cosa si offre in più? Comunque qualche passo avanti c’è stato e qualcosa si farà, molto più per la buona volontà dei comuni e dei volontari, che da parte delle istituzioni regionali”.

Il Forte di Exilles (foto aerea www.menatworkstudio.to)

Il Forte di Exilles (foto aerea www.menatworkstudio.to)

Un esempio virtuoso: il Forte Bramafam, guarda caso – seppur sostenuto dalle fondazioni – gestito da privati competenti. Ma il futuro può essere solo la memoria militare?

“Per il Forte Bramafam, recuperato con grande passione da un tenace gruppo di volontari diretti dal collega Pier Giorgio Corino, è stata fatta la scelta di adibirlo a museo delle fortificazioni e della storia militare. www.fortebramafam.it/

È uno dei pochi in Italia: ci sono i musei della Grande Guerra in Veneto e in Trentino, ma nel Nord Ovest il Bramafam rimane l’unico che possa vantare questo status. La vicina Francia abbonda di musei militari: però c’è da dire che da noi la storia militare è una disciplina relativamente recente, ancora di nicchia. La memoria storica va valorizzata, ma certo non basta da sola a incentivare il turismo“.  

Il Forte Bramafam a Bardonecchia

Il Forte Bramafam a Bardonecchia

E in arrivo la prossima settimana il 50°annioversario della Festa del Piemont ed il 270° anniversario della Battaglia che ha segnato la storia della nostra terra. Una battaglia e una storia ricordata più altrove che in Piemonte ormai. Si può fare qualcosa fare per far conoscere e valorizzare questo patrimonio identitario in chiave non solo di memoria locale, ma per fare turismo?

“La cosa che colpisce è proprio questa: la Battaglia dell’Assietta è conosciuta in Francia, negli Stati Uniti, ma soprattutto in Canada, perché un personaggio celebre in quella nazione, il Marchese di Montcalm, andò all’assalto con le truppe del Belle-Isle e fu ferito davanti alla Ridotta dell’Assietta. Poi rimase tutta la notte sotto uno strato di cadaveri e di feriti e fu salvato solo grazie alla misericordia dei soldati sabaudi che cercavano di dare una sepoltura a tutti quei poveretti. E da noi? La ricordiamo, quando va bene, quasi solo per il detto popolare dei “bogianen”… che poi non è certamente nato in quell’occasione, ma molto prima, in altre battaglie del ducato sabaudo.

Ve ne racconto una: ho scritto tre libri sulla Battaglia dell’Assietta e ho tenuto un numero elevatissimo di incontri, conferenze ecc. sul tema. Quando ne sento parlare o meglio quando leggo qualche post sull’Assietta sui social, risento sempre le solite fandonie, le false convinzioni, i soliti luoghi comuni che ormai sono proprio diventati “virali”. È un fatto preoccupante: anche nel mio campo la gente su facebook scrive stupidaggini senza documentarsi, senza approfondire gli argomenti e, quando gli fai notare che sarebbe anche opportuno leggere qualche testo prima di muovere le dita sulla tastiera, come mi è capitato, mi ha risposto che “non è necessario leggere i libri, basta quello che trovo su Internet o su Wikipedia”.

In ogni caso anche l’Assietta va incentivata e ritorniamo al discorso delle strade militari: se vogliamo trasformarla in un Parco storico, dobbiamo garantirne un regolare accesso (estivo) tramite la strada militare, poi procedere ad un accurato restauro conservativo dei trinceramenti. Ma non si deve trascurare anche di potenziare la recettività del luogo. Vicino c’è il grande Baraccamento del Gran Serin che, restaurato a dovere, potrebbe diventare un apprezzato rifugio di alta quota, base di escursioni storiche ai trinceramenti e sede di un museo interattivo sulla battaglia”.

Un momonto della rievocazione storica della Battaglia dell'Assietta

Un momonto della rievocazione storica della Battaglia dell’Assietta

Fort des Têtes a Briançon tutelato dall’Unesco: 70 milioni di investimenti privati in 2 anni per farne un complesso turistico senza snaturarlo. Fantascienza da questa parte del Monginevro o un modello da seguire?

“Il progetto è molto ardito, ma non è male, se mantiene l’integrità storica e architettonica del complesso. Questo forte è opera di Vauban e dei suoi successori, non è una batteria qualsiasi… Con questa iniziativa almeno rimane vivo, frequentato tutto l’anno, con attrazioni anche commerciali e non solo culturali. Direi è la classica soluzione alla francese, ma che non stona se è ben ragionata e attuata secondo un disegno che può conciliare antico e moderno. Da noi qualcosa di simile è, per il momento, quasi fantascienza. Per di più occorre anche trovare investitori privati e, dati i tempi, non è così facile. Ma la strada sì, può essere questa”.  

Il Fort des Têtes

Il Fort des Têtes a Briançon