Moro e Bonisoli, dal terrorismo al dialogo A Susa un grande pubblico alla serata organizzata da Segno

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SUSA- Un venerdì tra storia, politica e vicende di uomini. Nel teatro dell’Istituto San Giuseppe l’associazione culturale Segno ha dato vita al secondo incontro della rassegna “Aldo Moro: conservarne il ricordo a cento anni dalla nascita”. Tema della serata: “Vittime e responsabili del terrorismo a confronto”. Il presiedente di Segno Fabrizio Zandonatti: “Sono molto contento e soddisfatto dell’incontro, che ha avuto non solo una valenza sull’episodio ma un riflesso più ampio. Anche il numeroso pubblico ha risposto positivamente. L’associazione cerca in questo modo di portare in città motivi di crescita e discussione culturale“. Sul palco ecco personaggi che hanno rappresenatto un pezzo importante della nostra storia moderna. Agnese Moro, figlia dello statista e presidente della Dc rapito e assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978, accanto a lei Franco Bonisoli, membro della direzione strategica e del comitato esecutivo dell’organizzazione terroristica. Come dire la vittima e l’assasino. Non è la prima volta che i due si sono incontrati, seduti allo stesso tavolo. “Penso che il desiderio, la fame e la sete della giustizia –  ha detto Agnese Moro – è la caratteristica che distingue le esperienze che hanno voce dentro questa iniziativa. La nostra presenza, insieme con le altre voci  ha al suo centro sono un modo forse diverso di intendere la giustizia. Non basato tanto sulla punizione del colpevole quanto sulla possibilità di ricostruire ciò che un atto di male ha rotto e ha messo in pericolo“. “Il senso del sedersi allo stesso tavolo” ha sottolineato la Moro- “è il dire che è possibile fare un percorso che, partendo da distanze tanto grandi, porta al poter essere insieme a parlare, a discutere fraternamente di cose tanto gravi e che fanno molto male. Significa affermare che, in fondo, il dialogo, lo stare vicini è l’unica strada valida che abbiamo per superare le ferite del mondo“. E’ poi intervenuto il terrorista che uccise, sparando tutto un caricatore, l’agente della scorta Raffele Iozzino di 24 anni. Nella sua fedina penale c’è anche il ferimento del giornalista Indro Montanelli. Condannato all’ergastolo, si dissociò dalla lotta armata, usufruendo così del regime di semilibertà che ora gli permette di salire sui palchi delle conferenze. Ha moderato la serata il direttore de La Valsusa don Ettore De Faveri.