Giaveno, è morto il giornalista Abele Luigi Bergeretti firma “storica” del settimanale La Valsusa La città e il mondo del giornalismo in lutto. Era la memoria storica della Val Sangone

Bergeretti con la Ruffino e il vescovo Monsignor Badini ConfalonieriBergeretti con la Ruffino e il vescovo Monsignor Badini Confalonieri

GIAVENO – E’ mancato all’età di 84 anni il giornalista Abele Luigi Bergeretti, firma del settimanale diocesano La Valsusa. Classe 1933, nato e vissuto a Giaveno, fu impiegato all’Ufficio Anagrafe del comune. Dal settimanale di piazza San Giusto scrivono che: “La passione profonda e viscerale per il giornalismo non lo lasciò mai, aggrappato fino all’ultimo, sempre, a quelle righe sulla carta stampata che erano parte stessa della sua vita“.

Bergeretti era la memoria storica del settimanale diocesano in Val Sangone. Per cui fra l’altro, oltre  ad essere una firm giornalistica, muoveva la macchina degli abbonmenti, vicino  e conoscente ad ogni famiglia, di cui conosceva per filo e per segno le vicende pubbliche e personali. Una passione e un bagaglio di conoscenze che esprimeva nei ricordo di tanti valligiani al momento della loro dipartita. Come si faceva un tempo in tutti i giornali radicati sul territorio. Persone e non numeri, seguiti nella comunità dalla scuola, alla vita e al tramonto della stessa.

Un profondo cordoglio è stato rappresentato in queste ore da più parti sul web. Daniela Ruffino, già sindaco ed ora vice presidente del Consiglio Regionale in una nota. “Ci ha lasciati Abele Luigi Bergeretti, memoria storica della Valsangone, apprezzato giornalista. Uomo di tempra e mediazione sapeva sempre trovare un lato positivo in ogni persona e in tutte le situazioni“.

Marco Margrita, penna della Valsangone e direttore del Monviso scrive: “Apprendo la notizia che mi annuncia che Abele Luigi Bergeretti è mancato. Un vero maestro di giornalismo, che mi portò a “La Valsusa”, all’alba del nuovo millennio, osando una fiducia che molti “sapienti locali” sconsigliavano di accordarmi. Ha saputo essermi vicino in successivi momenti difficili; a modo suo, ma solo a modo proprio si è se stessi.

Tante volte non ci siamo capiti, ma mai ha perso uno sguardo buono su di me.  Accolto dal Mistero, vera casa della pace, voglio pensarti, caro Abele, maestro e amico.Mi fermo qui. Con la tua penna sagace hai scritto tanti necrologi; ci hai sempre detto di non volere che “quando sarà ora sbrodoliate troppo”. Solo una parola, allora, con il cuore: “grazie!”.