Non ci sono più gli orchi marini nel Lago di Avigliana Non si tratta di mostri, ma di anatidi migratori volati a sud, ma il lago offre agli ornitologi occasioni uniche con la presenza ancora di altri migratori

Gli Orchi mariniGli Orchi marini

AVIGLIANA – I Laghi di Avigliana – inseriti nel sistema delle Aree Protette del Parco Alpi Cozie – rappresentano la zona umida più Occidentale d’Italia e in quanto tali costituiscono un importante ambiente di sosta per l’avifauna migratoria svernante e di passo. In questo periodo, oltre agli uccelli che si avvistano nell’area protetta tutto l’anno è possibile osservare specie più rare e più elusive come la strolaga minore, lo smergo minore, lo svasso piccolo. Nel mese di dicembre, per alcuni giorni, hanno sostato sul Lago Piccolo anche 7 orchi marini!

A fotografarli è stata il Guardiaparco Valentina Mangini, esperta di avifauna e fotografa attenta della fauna dei Laghi

Ma i…”mostri” ci sono ancora? E soprattutto cosa sono? 

“No ormai sono volati a sud da un po’, sono rimasti qui solo qualche giorno a fine anno, poi sono ripartiti. Ovviamente non sono draghi volanti, ma anatidi. L’orco marino, (Melanitta fusca), appartiene alla famiglia degli Anatidi, e con i suoi 51-58 cm di lunghezza è la specie più grande del genere Melanitta. In questa stagione, sono numerosi gli uccelli di passo presso il Parco naturale dei Laghi di Avigliana, ma l’avvistamento di esemplari di orco marino, specie protetta dalla Direttiva 79/409/CEE Uccelli, è un evento estremamente raro.

Questa specie è caratterizzata da un grande becco di forma tozza. Il maschio è tutto nero, ad eccezione di una zona bianca intorno agli occhi e di uno specchio anale, anch’esso bianco. Ha un becco bulboso giallo con una base nera. Le femmine sono brune con due macchie pallide su entrambe i lati della testa e macchie alari bianche.”

Non per farmi gli affari loro, ma gli orchi da dove arrivano?

“Le coppie nidificano lungo le coste di piccoli laghi di acqua dolce, di stagni e fiumi nelle foreste di conifere del nord, nella tundra artica boscosa, in alcune zone alpine; ma anche sopra piccole isole rocciose o coperte di massi, idonee alla colonizzazione grazie all’estesa vegetazione erbacea, ai cespugli e agli alberi bassi. L’areale di presenza comprende vaste zone dell’estremo nord di Europa e Asia, a ovest sino al bacino dello Yenisei, nella Russia siberiana centrale. 

Durante il periodo di svernamento, invece, le popolazioni si trasferiscono nelle zone più temperate: il sud della Gran Bretagna, le coste di mar Nero e mar Caspio; alcuni di essi si spingono fino alla Francia e alla Spagna settentrionale, e nelle aree più settentrionali dell’Italia. Si ritirano nelle basse acque costiere marine. Tuttavia, durante la migrazione, non disdegnano bacini d’acqua dolce, come laghi ed estuari, a dimostrazione del fatto che il Parco, pur trovandosi a stretto contatto con una città, alle porte di Torino, può riservare incontri inconsueti a chi vi sia avvicina con un occhio più attento.”

E ora cosa si può ancora avvistare sulle acque dei laghi?

“Oltre a specie presenti tutto l’anno come il cormorano, il gabbiano comune, il germano reale, lo svasso maggiore o la folaga, fra quelli svernanti e  migratori ci sono altri anatidi molto belli: il tuffetto  (Tachybaptus ruficollis) o il maschio dello  smergo minore (Mergus serrator) che arriva dal Nord Europa, insieme alla strolaga minore (Gavia stellata) altra specie olartica o la più comune moretta  (Aythya fuligula). 

Abbiamo anche alcuni esemplari di oche esotiche, provenienti da cattività, che sono state inanenllate infatti: una Oca facciabianca e una Oca del Nilo” .

Non resta che munirsi di binocolo e macchina fotografica, avendo cura di non provocare alcun disturbo a questi animali. Ogni volo o spostamento in questa stagione per l’avifauna sono calorie preziose consumate.

(Fotoservizio © Valentina Mangini)