La montagna di Condove ha una nuova segnaletica in lingua franco-provenzale (LE FOTO) Michele Bonavero: "Ogni frazione ne ha una o più varianti ed é impossibile accontentare tutti"

I nuovi cartelli stradali a CondoveI nuovi cartelli stradali a Condove

CONDOVE – Condove è un bel pezzo di Valsusa, circa 72 chilometri quadrati di cui il 94% in territorio montano. Ci sono 77 frazioni dalla Airassa alle Volpi, solo per andare in ordine alfabetico. In mezzo tra l’alfa e l’omega c’è davvero di tutto dalla Bellafugera, ai Bonaudi, alla Borlera, alle Combe, al Maffiotto e al Magnoletto solo per citarne alcune. In montagna c’erano due comuni: Frassinere e Mocchie e tre parrocchie. Oggi lassù c’è una biblioteca, un museo e alcune attività commerciali che facendo della qualità e dell’impronta territoriale la loro specificità hanno un notevole successo.

Passando oggi per le strade di montagna che dividono le valli sopra Condove, capita all’occhio la doppia segnaletica. Per chi ha trascorso qualche giorno in Alto Adige il paragone sembra azzeccato. In Alto Adige o Sud Tirolo come dir si vuole c’è il bilinguismo di legge, in questa porzione del fu Regno d’Italia, quando appunto il sindaco era votato lassù in montagna, no.

Per aiutaci a capire in quale lingua sono stati realizzati i cartelli c’è Michele Bonavero, scrittore e studioso del piemontese, che lui chiama lingua e non dialetto, e membro del Centro Studi Piemontesi. Inoltre Bonavero che ha nel DNA la lingua parlata e scritta dalle nostre genti è presidente dell’Associazione Le Barbuire che ogni anno organizza il tradizionale carnevale nella piccola frazione condovese.

I cartelli riportano la dicitura “paese francoprovenzale”. E’ corretto?

Nei cartelli si fa riferimento al tipo di grafia usata“.

Il francoprovenzale era la lingua usata e parlata nella frazioni?

Ogni frazione ne ha una o più varianti ed é impossibile accontentare tutti. Un lavoro analogo è già stato fatto nelle Valli di Lanzo. La cosa migliore forse sarebbe il cartello trilingue con il piemontese a mediare fra italiano e patois“.

E’ comunque importante come operazione culturale?

Io direi di si perlomeno per non creare un distacco totale dal passato e poi nella topografia si ritrovano molti termini antichi. Sarebbe utile anche affiancare dei testi di spiegazione etimologica fatti da persone competenti, così ci si ricollega anche alla storia del territorio. Ciò che è certo è che non si tratta di un’operazione di tipo propagandistico o identitario nel senso maligno del termine, ma bensì di valorizzare il territorio unendolo alla sua cultura ancestrale fatta anche di una o più lingue parlate. Purtroppo nella scrittura di qualsiasi lingua, grande o piccola che sia, si devono scegliere delle convenzioni grafiche e queste non accontentano mai tutti“.

Cos’è il francoprovenzale? Il franco-provenzale o arpitano (nome autoctono: francoprovençâl, arpitan, arpetan, patois) è una lingua romanza parlata in Francia (Forez, media valle del Rodano, Giura e Savoia), nella maggior parte della Svizzera romanda e in Italia (Valle d’Aosta, alcune valli piemontesi e due comuni della Capitanata, Faeto e Celle San Vito). Assieme al francese e all’occitano, appartiene al gruppo delle lingue galloromanze. L’arpitano fa parte delle 12 lingue minoritarie storiche riconosciute e tutelate dalla legge italiana n. 482 del 1999.

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