Via libera al Decreto per l’utilizzo dell’indicazione facoltativa di qualità “prodotto di montagna” . Coldiretti Piemonte: "Un passo avanti fondamentale nel percorso di valorizzazione dei prodotti enogastronomici di eccellenza e dell’attività degli imprenditori del territorio montano"

Produzione Plaisentif - stagionatura in alpeggioProduzione Plaisentif - stagionatura in alpeggio

ROMA  – Nei giorni scorsi la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il decreto  del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per l’utilizzo dell’indicazione facoltativa “Prodotto di Montagna”. Si tratta di un provvedimento che recepisce quanto introdotto dal regolamento dell’Unione Europea, il cosiddetto “Pacchetto Qualità”, con il quale sono anche state ridefinite le disposizioni in materia di DOP e IGP, abrogando la precedente normativa. L’indicazione potrà essere applicata ai prodotti ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e da quelli in transumanza, nonché sui prodotti di origine vegetale e dell’apicoltura.

Montagna, da sempre, basta vedere la pubblicità, dall’acqua, alle caramelle, allo yogurth, passando per il cioccolato, svizzero o italiano che sia è sinonimo di qualità, di purezza e genuità dei prodotto. Ma l’agricoltura montana è fatica, verticalità, difficoltà di lavorare in un territorio non semplice, senza i mezzi e le opportunità della pianura. Non solo la viticoltura, ma tutta l’agricoltura di montagna dovrebbe esse definita “eroica”. Ed è un presidio fondamentale del territorio in chiave di protezione del paesaggio e tutela idrogeologica nonché un elemento fondamentale per l’accoglienza turistica. “Senza le vacche non ci sarà più la montagna” diceva già anni fa il rimpianto professore Giuseppe Sartore docente di zootecnia e genetica animale all Facoltà di Veterinaria di Torino, non a caso nativo di Demonte in Valle Stura.

Purtroppo l’agricoltura montana si sta contraendo più rapidamente in termini di aziende e superfici a causa delle più difficili condizioni ambientali, ma anche socio-economiche che la vincolano. La lettura dei dati Istat dell’Ultimo censimento agricolo evidenzia che la perdita di suolo gestito dalle aziende agricole è particolarmente evidente in montagna e, considerando che in questi ambienti territoriali la pressione esercitata dalle aree urbanizzate è inferiore, si può dedurre che si tratta prevalentemente di terreni abbandonati o riforestati. Tuttavia è evidente che l’agricoltura di montagna, assolve il compito fondamentale di mantenere l’attività primaria in aree geomorfologiche, climatiche e sociali particolarmente sensibili e ricche di biodiversità. Gli stessi prodotti di montagna, per dirla alla Carlin Petrini sono un “presidio di biodiversità”.

Le dichiarazioni del Ministro Martina e della Coldiretti

“Questo decreto – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – è un ulteriore passo avanti nel fondamentale percorso di valorizzazione dei prodotti e dell’attività dei nostri imprenditori. In particolare diamo rilievo alle produzioni montane per il loro valore non solo economico, ma sociale e di tenuta del territorio. Come Ministero del MIPAF abbiamo puntato con forza in questa direzione, mettendo in campo strumenti inediti per salvaguardare le produzioni certificate, combattere la contraffazione e aumentare le informazioni disponibili in etichetta. Premiare con la trasparenza chi produce qualità è il primo passo per tutelare le scelte dei consumatori e per sostenere l’attività economica virtuosa che l’Italia esprime. Su questa strada siamo decisi a continuare con determinazione”.

E’ un passo avanti fondamentale nel percorso di valorizzazione dei prodotti e dell’attività dei nostri imprenditori che insistono sul territorio montano, preservandolo e  presidiandolo proprio con il loro lavoro – sostiene Delia Revelli – Presidente di Coldiretti Piemonte – circa il 50% della superficie del Piemonte è montuoso ed il 30% collinare: dati che denotano l’importanza di questo riconoscimento che rappresenta sia uno strumento economico sia sociale per promuovere ulteriormente le eccellenze gastronomiche delle nostre aree montane, oltre ad essere sinonimo di qualità e garanzia per i consumatori. Auspichiamo, quindi, che l’iter legislativo ora possa concludersi definitivamente in tempi brevi”.

Soddisfatto anche il  Vice Ministro Andrea Olivero, con delega all’agricoltura di montagna: “Intendiamo completare presto il quadro normativo nazionale sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari. Si concretizza quindi uno strumento efficace per gli operatori delle zone montane, che potranno accrescere la redditività facendo leva sulla riconoscibilità dei prodotti, e allo stesso tempo garantiamo maggiore tutela ai consumatori, che chiedono sempre più trasparenza e informazione”.

Il marchio rappresenterà una ulteriore leva di marketing territoriale – per le imprese e le nostre aree alpine – del GAL e delle Unioni Montane – e una ulteriore opportunità  per tramandare e promuovere la tradizione agroalimentare locale di eccelenza”.

Cosa prevede il decreto?

Prodotti di originale animale

L’indicazione facoltativa di qualità “prodotti di montagna” può essere applicata ai prodotti:

  • ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e lì trasformati  derivanti da animali allevati, per almeno gli ultimi due terzi del loro ciclo di vita, in zone di montagna, se i prodotti sono trasformati in tali zone
  • derivanti da animali transumanti allevati, per almeno un quarto della loro vita, in pascoli di transumanza nelle zone di montagna. La proporzione dei mangimi non prodotti in zone di montagna non deve superare il 75% nel caso dei suini, il 40% per i ruminanti e il 50% per gli altri animali da allevamento. Questi ultimi due parametri non si applicano per gli animali transumanti quando sono allevati al di fuori delle zone di montagna.

Prodotti di origine vegetale prodotti di originale vegetale e dell’origine vegetale e dell’apicoltura
L’indicazione può essere applicata ai prodotti dell’apicoltura, se le api hanno raccolto il nettare e il polline esclusivamente nelle zone di montagna, e ai prodotti vegetali, se le piante sono state coltivate unicamente nella zona di montagna.

Ingredienti utilizzati

I prodotti, quali erbe, spezie e zucchero, utilizzati come ingredienti nei prodotti di origine animale e vegetale possono anche provenire da aree al di fuori delle zone di montagna, purché non superino il 50% del peso totale degli ingredienti.

Impianti di trasformazione
In merito alle operazioni di macellazione di animali e sezionamento e disossamento delle carcasse e a quelle di spremitura dell’olio di oliva, gli impianti di trasformazione devono essere situati non oltre 30 kilometri dal confine amministrativo della zona di montagna.
Per il latte e i prodotti lattiero caseari ottenuti al di fuori delle zone di montagna in impianti di trasformazione in funzione dal 3 gennaio 2013, viene stabilita una distanza non superiore ai 10 kilometri dal confine amministrativo della zona di montagna.

Nella gallery la produzione del Plaisentif – il formaggio “delle viole” – prodotto in alpeggio esclusivamente in  Alta Valsusa e Val Chisone.

Azienda Agricola Agù – Alpe Selleries – Roure – Fotoservizio a cura di  www.menatworkstudio.to

 

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