Orbassano: licenziato dopo mesi di malattia a causa di una leucemia acuta Il cinquantasettenne, capo stabilimento di una fabbrica di vernici, farà ricorso

cure-chemioterapiche

ORBASSANO – Diciannove anni di diligente lavoro all’interno di una fabbrica di vernici come capo stabilimento, con la qualifica di quadro A1, la più alta del contratto di industria chimica, poi un anno fa una funesta diagnosi che cambia la vita: leucemia acuta. Paura, sconforto, la chemio terapia con tutti i suoi effetti devastanti, tanta forza e alla fine l’uomo si riprende e comincia a stare meglio, anche se la guarigione potrà essere certificata solo tra cinque anni.

Vuole tornare al più presto al lavoro, per sentirsi di nuovo vivo e utile, così comunica all’ ufficio personale la sua decisione di rientrare. Correttamente viene mandato a effettuare la visita dal medico competente, che accertate le condizioni dice al dipendente che a suo parere è tutto a posto, anche se non consegna un giudizio d’idoneità. L’azienda però lo prega di attendere la comunicazione “ufficiale”.

E la comunicazione arriva, a mezzo raccomandata, proprio il giorno del compleanno dell’uomo, ma l’oggetto non è certo quello tanto atteso e sperato: ” Licenziamento per giustificato motivo oggettivo”.

I motivi di salute non c’entrano: “La decisione si rende necessaria a causa dell’attuale situazione economica negativa del mercato di riferimento che ha colpito la società”, si legge. Secondo l’azienda, i costi delle materie prime sono aumentati , la fabbrica non crea più reddito, non ci sono segnali di ripresa, quindi bisogna riorganizzare, eppure l’unico ad essere licenziato è chi ancora è in cura ma vuole rientrare.

Conosco quella fabbrica come le mie tasche, gli affari vanno benissimo. L’aumento delle materie prime è stato minimo, non può certo aver influito sulla redditività. È un licenziamento discriminatorio, legato alla mia malattia“. La rabbia la condivide con altri che come lui sono stati licenziati perchè più deboli: “Sono incazzato e stufo di vedere aziende che scrivono codici etici di 30 pagine e poi prendono a calci la dignità dei dipendenti. Mi hanno scippato il lavoro. Oggi una cosa del genere può capitare a chiunque”.
L’ex dipendente si è rivolto alla Filctem- Cgil, una mossa che forse l’azienda non si aspettava, che ha inviato all’azienda una proposta di conciliazione, a cui seguirà il ricorso al tribunale del lavoro: “Chiederò il reintegro, perché rivoglio il mio lavoro. Combatterò anche questa battaglia”.