L’Associazione Orizzonte Valsusa fa il punto sulle sfide intorno al mondo del lavoro in un convegno a Susa. A confronto imprenditori di successo non solo della Valle Luciano Bonaria AD di Spea spa: "Il sistema scolastico funziona, ma alle imprese servono giovani specializzati, con le idee chiare e disposti a continuare a formarsi in azienda"

Il relatori del Convegno su lavoro e impresa di Orizzonte Valsusa: Russo, Giorio, De Marzo, Dezzani e FerrentinoIl relatori del Convegno su lavoro e impresa di Orizzonte Valsusa: Russo, Giorio, De Marzo, Dezzani e Ferrentino

SUSA –  Parlare di lavoro con le imprese un sabato pomeriggio prenatalizio a Susa e riempire una sala non è semplice. All’Associazione Orizzonte Valsusa presieduta da Enrico Giorio con il fido vice Giuliano Pelissero va dato atto di esserci riusciti, ed aver portato diversi case history di successo e i titolari delle rispettive aziende a parlare di impresa e sviluppo economico, aziende non solo della Valsusa, ma che pescano anche nel bacino formativo delle valli loro addetti. Ambizioso il titolo: “La sfida del lavoro nell’economia di oggi e di domani.

La sala del Convento di San Francesco si è gremita di un pubblico attento, anche se forse un po’ troppo fuori target anagrafico rispetto alle esigenze del mercato del lavoro, che come ha poi ben detto Luciano Bonaria CEO di Spea spa – in un intervento magistrale – chiede giovani, sempre più preparati e disposti ad aprirsi alla ricerca nelle aziende.

Dopo i ringraziamenti e saluti di Gemma Amprino – il cui tocco da ex sindaco è trasparso anche nell’organizzazione meticolosa e attenta a ogni particolare del convegno – di Pelisserodel consigliere regionale Antonio Ferrentino, che poi passerà in chiusura lavori  il testimone bipartisan alla collega Daniela Ruffino, il convegno è iniziato con un lungo intervento di macroenomia globale da parte di Giuseppe Russo, economista e direttore del Centro Einaudi di Torino.

La crisi globale è stata un dato di fatto: dall’ambito della finanza si è estesa all’economia reale, determinando implicazioni sociali, politiche, geostrategiche, ambientali che condizionano seriamente le misure adottate dai governi e le prospettive degli individui. A riconoscere e analizzare la complessità dei fattori che hanno contri­buito a delineare lo scenario attuale è stata la prima la prima parte di un ragionamento. Molti Paesi , Usa per primi stanno risalendo dalla crisi. L’Italia meno, ma lo fa solo grazie all’export.Le riflessioni che impongono gli scenari sono chiari: “Una prima lezione – ha detto Russo – è che l’epoca della finanza globale è tramontata, e i Paesi occidentali sono alle prese con l’esplosione dei debiti pubblici e con l’acuirsi delle tensioni in settori strategici quali l’aerospazio e l’energia, rispetto ai quali si registra uno spostamento del baricentro del pianeta da Ovest verso Est e in futuro anche l’Africa entrerà in gioco. Chi deteneva prima il monopolio dell’economia resta in gioco se mette in campo tecnologia e ricerca. I prodotti maturi  troveranno sempre  un player in Asia o altrove che lo farà a costo più basso”.

Su questo sfondo tumultuoso, ciascun paese può far conto su quello che ha: l’Italia mette in gioco i risparmi delle sue famiglie – se le banche reggono –  mentre l’indebitamento pubblico è nettamente superiore a quello degli altri paesi avanzati. La lezione più importante è che le difficoltà che oggi accomunano il mondo offrono all’Italia un’occasione per recuperare il troppo tempo perduto. Ma se l’Italia è indietro, la Valsusa ancora paga la crisi del settore manifatturiero e il suo sistema industriale trova poche aziende leader sul mercato e molti “scatoloni” quasi vuoti. E seppur non presenti al convegno, guardacaso sono quelle che più investono e detengono brevetti e investono in ricerca.

I case history di successo

La chiave del successo di impresa la ha spiegata bene Luciano Bonaria di Spea spa. “Costruiamo aggeggi complicati, ma il ragionamento che sta alla base del nostro lavoro è semplice: dobbiamo assemblare le macchine migliori al mondo, così non avremo mai problemi a venderle”. La filosofia del primeggiare Bonaria ha raccontato di averla appresa da ragazzo dal mondo contadino. “Se non vendi non mangi”. “Nel ’69 venni assunto dalla General Electric di Caluso per progettare macchine di collaudo per componenti elettronici. Era il distretto dell’Olivetti, allora leader mondiale. “La mia famiglia ha origini umili, non potevo neanche immaginare di creare una mia azienda – ha raccontato – ma mi capitò la fortuna di incontrare la persona giusta. Trovai un partner. Lui si occupava di riparare le schede elettroniche  io di fare quel che avevo imparato: progettare macchinari per collaudare i componenti elettronici d’avanguardia”. 

Oggi a Volpiano  i dipendenti dell’azienda  sono diventati 700, e il nuovo piano industriale per i prossimi anni è già pronto:  investimento per  milioni di euro. La Spea, che condivide la leadership internazionale con due aziende americane, progetta e produce apparecchiature per il collaudo automatico di microchip e schede elettroniche. Infinito l’elenco dei clienti, da Bosch a Siemens, Nokia, Philips, Bose, Apple per iPhone e iPad.

In un’azienda abituata a ragionare sul futuro – ora sono al lavoro sui collaudi di microcomponenti delle prossime due generazioni -, solo una cosa non è mai cambiata: l’attenzione e la cura nella scelta del personale. “Per l’80% la nostra è un’azienda di cervelli: la formazione dei nostri ingegneri si fa all’interno. Per un primo livello ci vogliono tre anni, per uno specialista almeno dieci – racconta Bonaria – ecco perché i miei ragazzi sono tutti giovani neolaureati. Li conosco uno a uno, sono ragazzi del territorio. Investiamo nella loro formazione, non possiamo permetterci di vederli andare via. Le aziende di tutto il mondo ce li invidiano, spesso provano a rubarceli. Ma noi li teniamo stretti”».  

Il sistema scolastico funziona, e i miei ragazzi ne sono la prova. Faccio parte di quelli che non si lamentano e vorrei che non dimenticassimo mai che come me, nel nostro Paese, ce ne sono moltissimi altri. Abbiamo un accordo dii programma  con il Ferrari di Susa, ci mandano molti ragazzi per stage e formazione lavoro. Molti li abbiamo assunti; sono più vogliosi e tenaci di quelli dell’area metropolitana”. Il vulcanico Bonaria – arrivato con a rimorchio letteralmente due motoslitte dopo un giro sulla neve in Alta Valle – ha ricordato gli effetti positivi del piano Industria 4.0 del Mise di Carlo Calenda“Al Governo il Ministro ha capito che occorre favorire le imprese che investono in tecnologia e defiscalizzare i proventi. Grazie al super ammortamento e questo programma abbiamo investito 50 milioni di euro e assunto 90 persone”.

Certo oggi per un giovane partire da zero e creare una impresa di successo, senza essere già, per nascita, nel mondo delle imprese è tutt’altro che semplice. Difficile ripetere la storia del patron di Spea.

E su Politecnico, sistema di formazione e radici industriali ha insistito anche Pier Mario Cornaglia, alla quarta generazione di impresa nel distretto automotive: Cornaglia Group Spa è un’azienda  fornitore di sistemi per i settori automotive, trucks e off-road – leader nelle marmitte – con sede centrale a Beinasco e 15 stabilimenti sparsi per il mondo e impiega oltre 1.200 dipendenti con un fatturato annuo di circa 250 milioni di euro.  “Non dimentichiamo mai da dove veniamo. Siamo il distretto – e parlo del torinese – più appetibile al mondo per know how e capacità di impresa . Forse il migliore in assoluto: auto, aerospaziale, robotica, tecnologie elettroniche, sono per citare alcuni elementi chiave. Per continuare a crescere servono stretti rapporti fra sistema formativo e e imprese. Molti giovani escono dall’università e non sanno nulla del mondo del lavoro. Certo fare impresa in Italia non è facile, ma se non smettiamo di investire sul futuro siamo destinati a perdere la sfida. I giovani devo capire che la sfida è globale e il lavoro va rincorso”.

Maurizio Bellando della Bellando Tours srl ha raccontato i 50 anni dell aazienda di famiglia, storia iniziata facendo il taxista a Mattie con il padre Dario, e oggi con 75 dipendenti, pullman di ogni categoria e linee gestite anche per il leader europeo Flixbus. Marco Bonaudo di Cave Caprie srl ha raccontato delle disavventure con la pubblica amministrazione: una diversificazione di investimenti per l’azienda per fare una piccola centrale idroelettrica con 7 anni di iter burocratico: “Quale impresa può permettersi di avere risposte così lente dal sistema pubblico? Meglio sentirsi dire di no ma in 3 mesi che un sì dopo così tanto tempo”. 

Nel tramo servizi alla persona Antonio Celardo di Medical Lab srl ha raccontato di come la forza del team building, appresa in ambito sportivo, da giocatore professionista di pallavolo, gli abbia permesso di mettere a frutto  la sua professionalità di fisioterapista, creando in meno di dodici anni un gruppo di centri specialistici da Asti ad Avigliana, nel quale operano diverse professionalità in campo medico e terapeutico e ogni anno si accrescono di nuovi giovani laureati e alte specializzazioni, con oltre 100 collaboratori.

Di turismo della neve  ha parlato Alessandro Perron Cabus di ABC Group srl e Sestrieres spa” La nostra è una piccola azienda se vogliamo, con un fatturato di 50 milioni anno, ma intorno alla quale si smuove tutto il sistema turistico dell’alta Valle. Quando la abbiamo rilevata dal Gruppo Fiat era gestita come fosse una vecchia partecipata pubblica e perdeva denaro. Noi siamo sempre stati in attivo perché abbiamo messo attenzione in ogni particolare. L apiù grande recente soddisfazione è di essere diventati consulenti dei cinesi per l’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Pechino. Ci hanno scelti e preferiti a tantissimi nostri concorrenti proprio grazie alle Olimpiadi e alla Coppa del Mondo di Sci. Una partnership che nella globalizzazione, anche del turismo  ci aprirà ulteriormente ai nuovi mercati emergenti. Ma mentre il Club Mèd ieri ha inaugurato un nuovo villaggio  a  Samoëns-Morillon in Alta Savoia, pensato dopo quello San Sicario, questo ancora non è nemmeno approvato sulla carta: Soffriamo una burocrazia che ci vincola, la concorrenza delle Regioni a Statuto Speciale.”.

Le conclusioni a Livio Dezzani: il peso della pubblica amministrazione sulle imprese

In chiusura a Livio Dezzani, ingegnere, urbanista, a lungo dirigente di Confindustria, Commissario di Governo per i Mondiali di Sci del 1997, una carriera pubblica chiusa da dirigente regionale nel settore urbanistica, è toccatoi l’ingrato compito di rappresentare la realtà della pubblica amministrazione: “Dai tempi di Cavour la efficienza della burocrazia sabauda e poi degli enti territoriali piemontesi era proverbiale. A Fine ‘800 la sola Provincia di Torino assunse 35 ingegneri a suipporto delle sue azioni programmatiche. Oggi la nostra burocrazia non sa più essere al servizio nédei cittadini né tanto meno delle imprese. Di cui diventa spesso ostacolo.

Mancano alte  professionalità specialistiche, mancano i quadri in grado di istruire le pratiche di valutazione dei progetti. E mi riferisco solo ai grandi enti: Regione e Città Metropolitana. E questo oltre a demotivarla già dall’interno, dove la meritocrazia è assente, è un doppio costo per le imprese. Se poi scendiamo a livello di piccoli e medi comuni la realtà è ancora più desolante, perché per questioni di numeri mancano proprio i funzionari e dirigenti che dovrebbero essere l’interfaccia con gli amministratori per sviluppare i progetti. Tasse per pagare figure improduttive, perdita di denaro per le lungaggini burocratiche. Il vero salto di efficienza questo Paese potrebbe farlo proprio con una rivoluzione con più qualità e meno lungaggini, con semplificazione amministrativa”.

In chiusura, Enrico Giorio, presidente di Orizzonte Valsusa si è detto soddisfatto: “Aprire un dialogo verso nuovi orizzonti, in particolare su tematiche sociali ed economiche fondamentali per il futuro del nostro territorio è quello che ci eravamo prefissi nel dar vita a questa associazione”.

Ma i convegni non bastano. E per attirare cervelli, invece che, se tutto va bene, formarli e mandarli in giro per il mondo a far fortuna, servono la politica e la buona amministrazione che creano occasioni di investimento. Come ha detto sempre il CEO di Spea Bonaria “Questa Valle ha un sacco di opportunità, a partire dall’essere favorita logisticamente, con una rete di trasporti invidiabile,  ad avere un back ground industriale importante, ma occorre guardare ai giovani. All’eccellenza. Inutile cercare di riconvertire all’industria 4.0 dei 50enni provenienti da altri settori”.  Le imprese hanno bisogno di relazioni territoriali adeguate per insediarsi,  a partire dall’incontro tra istituti di formazione e imprese, ma questo sembra già esserci per quanto tutto sia migliorabile, e di una visione politica di dove e come si debba crescere e creare ricchezza. La decrescita non è mai felice. Al massimo (mal)sopportata stoicamente.

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