Pagate il canone, ma poi la vedete la tv digitale in montagna? La richiesta è un servizio televisivo efficiente

Cels di Exilles
(Foto MenAtWork Studio)Cels di Exilles (Foto MenAtWork Studio)

TORINO – Il canone RAI lo pagheranno tutti, nella bolletta elettrica di luglio. Ma di sicuro in troppe aree montane piemontesi (e italiane) di Alpi e Appennini, non si riescono a vedere i canali del servizio pubblico e non solo. L’obbligo – come sempre per il Pantalone di turno – è di pagare,   ma  il diritto a usufruire del servizio, non è garantito a tutti. In particolare a chi non vive negli agglomerati urbani. Troppo spesso considerati cittadini di serie B o C e comunque costretti a pagare il canone, ma a dotarsi poi di un abbonamento alla tv satellitare per vedere qualcosa. Così l’UNCEM ha avviato un’iniziativa che tocca i 4000 Comuni montani e collinari italiani. A tutti, il Presidente nazionale Enrico Borghi chiede di approvare un ordine del giorno (reperibile sul sito dell’organizzazione dei Comuni Montani) “per chiedere in primo luogo al Governo e al Parlamento un tavolo di monitoraggio sul servizio televisivo, che costringa RaiWay a potenziare le infrastrutture per la diffusione”.

Uncem ha invitato ai Sindaci e ai Consiglieri dei Comuni interessati ad approvare al più presto l’ordine del giorno in Consiglio o in Giunta e di trasmetterlo poi ai Parlamentari delle proprie Regioni. Primo obiettivo, ottenere un tavolo di monitoraggio nazionale, con la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, l’Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna e l’AgCom, così da individuare le aree alpine e appenniniche dove la tv si vede male o non si vede  per nulla.

Il passaggio al digitale terrestre – spiega Lido Riba, Presidente di UNCEM Piemonte – ha obbligato molte famiglie a dotarsi di decoder tvsat. Piattaforma dove peraltro il TGR Regionale del Piemonte si vede una tantum alternato a quelli delle altre regioni E ha impegnato tante Comunità montane nell’attivazione e nella gestione, d’intesa con le Regioni, di ripetitori “privati”, non gestiti da RaiWay, unica possibilità per raggiungere i borghi alpini delle aree più interne del Paese. Le trasformazioni istituzionali in atto rischiano di vanificare il lavoro fatto su questo fronte dagli Enti locali, comunque determinati a lavorare intesamente sull’Agenda digitale: serve però un effettivo e strutturale coinvolgimento da parte di Stato e Regioni.

Un anno fa, Uncem Piemonte aveva scritto al CoReCom, il Comitato regionale per le comunicazioni, segnalando proprio le difficoltà di accesso al servizio radiotelevisivo di molte aree alpine piemontesi. Alla lettera aveva risposto il presidente Bruno Geraci. “Nonostante siano trascorsi diversi anni dalle operazioni finali di transizione al digitale terrestre – informava il CoReCom – vi sono comunque vaste aree del territorio piemontese che a oggi ancora non godono appieno dei vantaggi di questa trasformazione. Si stima che oggi siano penalizzati circa 600mila abitanti nella visione di Rai 3 regionale. Il Corecom sin dal suo insediamento ha posto l’attenzione sulla questione della mancata ricezione del segnale Rai regionale nelle diverse aree territoriali della regione”.

 Del complicato problema si sono occupati più volte la Giunta e il Consiglio Regionale, prendendo posizione con i vertici Rai e con i Ministeri competenti, chiedendo che la ricezione dei canali e dei notiziari televisivi regionali sia assicurata in tutto il Piemonte.

“Secondo il CoReCom, per coprire l’intero territorio piemontese non sono necessari interventi molto costosi: si stima una spesa di circa 500.00 euro per potenziare il segnale digitale dei ripetitori ove necessario – per superare in potenza il segnale proveniente dalla Lombardia -e per coprire le zone impervie tuttora non servite o mal servite dagli impianti realizzati negli anni scorsi, spesso a spese- o con il contributo -delle Comunità montane.”

Il CoReCom Piemonte ha avviato nella primavera 2014 un’indagine tra tutti i comuni piemontesi volta a definire le problematiche relative alla ricezione del segnale RAI e, in particolare quelle legate alla ricezione del segnale principale: RAI1, RAI2, RAI3 – Piemonte/Lombardia, Rai News.

“I dati in nostro possesso– conclude Riba– confermano che molte aree del Piemonte non vedono RAI e altre tv. È grave soprattutto perché noi crediamo profondamente nel servizio pubblico, nell’informazione regionale, nella riattivazione e nel potenziamento di trasmissioni come TgR Montagne, Ambiente Italia, Linea Verde. Abbiamo necessità, con tutti i Comuni montani e le comunità, di una maggiore attenzione per la comunicazione. Non poter vedere la tv è il primo fronte del digital divide, molto pericoloso nel 2016. Chiedo a tutti i Comuni di far sentire la loro voce approvando l’ordine del giorno, anche quelli in cui apparentemente i problemi sono minori. Lavoriamo con il CoReCom e con la Regione per migliorare i servizi. Saranno necessari investimenti e azioni politiche, immediate”.