“Panino Libero”: il Consigliere di FI Vignale chiede alla Regione di intervenire per far uscire dal caos scuole, sindaci e famiglie

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TORINO – Solo nella patria della burosaurocrazia doveva giungere una sentenza per aprire le porte al consumo a scuola di un pasto portato da casa.  Ma la sentenza di buonsenso – una tantum- naturalmente ha scombussolato il sistema scolastico, ormai giunto a rasentare il carico di scartoffie prodotte superiore al prodotto, vale a dire l’insegnamento. Con conseguente sconvolgimento dell’omeostasi burocratica, e naturalmente nuova produzione di documenti per semplicemente adeguarsi a quello che si è sempre fatto fino all’epoca in cui – appunto – si è passati dal buonsenso al mondo sottosopra. Basti dire che il diritto sancito dal Tribunale di Torino, il 13 settembre scorso, di potersi portarsi a scuola il pasto preparato a casa ora richiede che gli Istituti predispongano  uno spazio riservato a chi non mangia in mensa, con tanto di approvazione ASL , ripresentazione di nuovi documenti da parte di chi gestisce il servizio, ecc. E ogni comune in accordo o meno col dirigente scolastico è lasciato “libero” di sbrogliare la matassa. Detto in altri termini sono tutti… cavoli loro

Un ginepraio che ha spinto il Consigliere Regionale di FI, Gianluca Vignale, a sollecitare la Giunta di Piazza Castello perché assuma una direttiva in grado fare un po’ di chiarezza. E soprattutto di dare a tutti gli stessi diritti.

“La Regione intervenga per garantire il diritto di bambini e famiglie di scegliere il proprio pasto” propone la mozione di Vignale, presentata in Consiglio Regionale. “Tra amministratori impreparati e presidi disorientati oggi nelle scuole piemontesi regna la confusione e gli unici a rimetterci sono i bambini e le famiglie. E’ evidente che non sia logico che spetti al singolo sindaco o assessore decidere come attuare , o peggio interpretare, una sentenza”.

“ La Regione – aggiunge Vignale – ha il dovere di intervenire, promuovendo un tavolo tra tutti i soggetti interessati, Comuni, presidi, Ministero dell’Istruzione e famiglie che si sono battute per la libertà di scelta del pranzo, per obbligarli ad affrontare il tema ed avviare in confronto sulle modalità organizzative e gestionali che permettano a chi desidera consumare a scuola il pasto portato da casa. D’altronde è davvero bizzarro  che si valuti con tanta minuzia il posto dove poter consumare il panino di mezzogiorno, senza nulla questionare sulla merenda del mattino o del pomeriggio. Il rispetto delle sentenze unitamente ad una maggiore flessibilità sarebbe la ricetta per superare questo imbarazzante empasse”.

Eh già, ma appunto la burocrazia  non si occupa di merendine, per cui la merendina portata da casa si può consumare insieme, mentre il panino no. Va segregato. Almeno finché qualcuno non se ne accorgerà e predisporrà qualche altro arzigogolato regolamento.