Per Gianfranco Fini a Susa, applausi e qualche contestatore Si è chiuso il ciclo d'incontro dell'associazione Segno

(foto di Paolo Borea)(foto di Paolo Borea)

SUSA – Finalmente il pienone. Nella libreria Panassi si è chiuso il ciclo d’incontri organizzato dall’associazione Segno con tema le grandi ideologie politiche del Novecento. Una grande affluenza di pubblico dentro e qualcuno fuori. Cominciamo dal personaggio: Gianfranco Fini. Lunga la carriera del politico a partire dal Movimento Sociale Italiano, la destra che arrivava la fascismo. Poi con l’arrivo di Berlusconi, e il passare del tempo dalla fine della guerra, la nascita di Alleanza Nazionale e l’arrivo al potere per un buon ventennio, un’altro. Infine la parabola discendente, prima con un tentativo andato male di sistemarsi al centro con Segni e il piccolo elefantino, poi con il crollo e la dissoluzione. Delle truppe finiane, i vari Storace (da non confonde con Starace), Gasparri, Mussolini (intesa come Alessandra) oggi c’è solo più il triste e malinconico ricordo. In sala, la in fondo, un uomo che ha fatto della sua appartenenza politica una lotta di vita in fabbrica e fuori: Luigi Miscioscia. Lui si che è rimasto coerente e determinato, gli è poi mancato il partito. Ecco un’intervista condotta dal giornalista de La Valsusa Giorgio Brezzo nella quale Fini si è destreggiato con la sua riconosciuta e proverbiale abilità.

Fuori, accompagnati per sicurezza dai Carabinieri di Susa, un gruppo di contestatori con bandiere dell’ANPI, appropriate anche se forse fuori tempo, e una NoTav, ma per  la verità davvero pochi, come i voti raccolti le ultime elezioni dal partito che Fini mise su: “Futuro e libertà”, che poi tanto futuro non ebbe.