Varata la nuova legge della Regione Piemonte che regolamenta le strutture extra-alberghiere Nascono nuove tipologie di strutture ricettiva, ma resta complicato monitorare i flussi e le presenze in questo settore "liquido"

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TORINO – Da ieri le strutture ricettive extralberghiere hanno una una nuova legge aggiornatache le disciplina. Il Consiglio regionale ha infatti approvato il Disegno di Legge per definire nel dettaglio le norme del comparto extralberghiero, puntando sulla semplificazione la sburocratizzazione e sull’introduzione di forme innovative che rispondono – o forse bisognerebbe dire inseguono – le tendenze del mercato turistico, nel quale sono entrati i grandi player dei big data come Airbnb e Booking.com. E’ il turismo “liquido” 3.0  che nasce sul web.

Lo scopo della riforma è quello di regolamentare strutture e organizzazioni a carattere familiare, come i Bed&Breakfast o gli affittacamere per agevolare la libera iniziativa privata in attività turistico-ricettive. Sono previste nuove figure “turistiche”, quali le residenze di campagna, quelle d’epoca e le country house.

Le novità della riforma

Il disegno di legge della Giunta approvato il 27 luglio dal Consiglio Regionale mira a riorganizzare il modello di ospitalità, sempre più diffuso e frammentato e fuori dalle strutture alberghiere classiche. La volontà dichiarata è di armonizzare la normativa con quella nazionale e comunitaria vigente, riunendola in un unico corpo e aggiornando un’impostazione ormai obsoleta, in quanto l’ultima legge regionale di riferimento era la 31 del 1985.

Una delle novità più rilevanti riguarda le strutture a conduzione famigliare, come “Bed&Breakfast”ed affittacamere, per le quali si dettano i confini entro cui possono essere gestite in forma non imprenditoriale:

  • per i B&B la soglia è fissata a tre camere, al di sopra delle quali sarà necessario disporre della partita Iva dedicata, con un limite massimo di sei stanze, oltre cui non si può essere annoverati in tale categoria
  • per gli affittacamere, invece, il servizio potrà essere esercitato in modo non imprenditoriale se svolto in forma occasionale e non continuativa e in non più di due appartamenti posti nello stesso stabile, con un massimo di tre camere e sei posti letto. È anche prevista la tipologia della “country house” o residenza di campagna: dovranno essere ville padronali, casali o case coloniche ubicate in luoghi di valore naturalistico e paesaggistico, in centri sotto i 10.000 abitanti, amministrate in forma imprenditoriale, non annesse a un’azienda agricola e non gestite da un imprenditore agricolo, con camere o con appartamenti con cucina fino ad un massimo di dieci posti letto.

Un altro ambito di intervento sono le locazioni turistiche, quelle le abitazioni private, anche quando gestite da portali online quali Airbnb e Booking.com: l’affitto di un’abitazione, per essere considerato attività ricettiva, dovrà disporre di servizi quali fornitura e cambio biancheria, ricevimento ospiti, assistenza in camera, in assenza dei quali verrà considerata attività di mera locazione abitativa. Le unità abitative private gestite in forma diretta e indiretta dovranno rispettare alcuni adempimenti, come la stipula di una polizza assicurativa, la comunicazione al Comune di riferimento dei dati sugli alloggi affittati, la comunicazione giornaliera degli ospiti, la trasmissione mensile dei dati sul movimento dei flussi turistici.

Ulteriore novità significative sono le possibili soluzioni ricettive innovative: a complemento dell’offerta turistica tradizionale potranno essere attivati nuovi sistemi di accoglienza, da collocare in contesti particolari, come ad esempio le case o camere sugli alberi e le chiatte sui laghi; la locanda viene affiancata all’affittacamere e per entrambi i casi viene introdotta la possibilità di assumere la dizione di “room rental” o di “guest house”, nonché di offrire, oltre al servizio di pernottamento, quello di preparazione e somministrazione di alimenti e bevande.

Per le case ed appartamenti vacanze (i cosiddetti CAV), è prevista la possibilità di assumere la denominazione di “residence” nel caso di un numero minimo di otto appartamenti, insieme alla presenza di un locale per la portineria e il ricevimento degli ospiti. Ulteriori denominazioni vengono introdotte anche per le case per ferie, tra cui “centri soggiorno”, e dizioni specifiche (quali “vacanza”, “studio”, “sportivo”) nel caso di specifiche finalità delle strutture. Si vogliono così contrastare forme irregolari di ospitalità, migliorando la sicurezza e includendo tali strutture nei meccanismi di rilevazione statistica e informativa, facendo emergere la reale portata del settore extralberghiero.

I commenti politici della maggioranza

“Abbiamo approvato una legge importante che regola e adegua la normativa di un settore dinamico e in forte crescita – spiega Raffaele Gallo, Presidente della III Commissione Consigliare che si occupa di Turismo –  “Sono state introdotte forme di ricettività innovative e che rispondono alle nuove tendenze del mercato turistico, rendendo il Piemonte ancora più competitivo in questo settore.  “In particolare sono state introdotte norme relative alle locazioni turistiche, nuova forma di ricettività in fortissima espansione in tutto il paese e già oggetto di intervento da parte del Parlamento per quanto concerne l’aspetto fiscale. Questo disegno di legge è un ulteriore tassello per il rilancio del Piemonte, il sostegno alla creazione di nuove imprese turistiche e di occupazione. Lavoreremo anche per destinare risorse a sostegno di questo ambito per favorire la creazione di nuove strutture extralberghiere.”

Il Disegno di Legge è infatti il risultato – conclude l’intervento di Gallo -di un approfondito lavoro durato mesi, con sei sedute in commissione e 63 emendamenti discussi, che hanno portato alla stesura di norme agevoli e omogenee per la definizione delle caratteristiche di quella che può essere definita una struttura extralberghiera”.

Soddisfattissima ovviamente l’Assessore al Turismo Antonella Parigi che conta molto su queste forme di ospitalità  che proprio con Airbnb ha stretto un accordo come Regione Piemonte “per la promozione turistica e il sostegno alle eccellenze del territorio”.

“Il Piemonte  attira specialmente viaggiatori alla ricerca di esperienze uniche e originali, come dimostra la popolarità di annunci come quello della Casa sull’albero in Monferrato, che si avvicina alle 200 recensioni, tutte con il massimo dei voti: è una delle dimore Airbnb più popolari al mondo. Con la firma del protocollo, Regione Piemonte si è aaggiunta a oltre 300 amministrazioni pubbliche nel mondo che hanno già scelto di collaborare con Airbnb, condividendo l’idea che le nuove forme di turismo possano portare valore al territorio.

E con questa leggeha commentato la  Parigi – aggiorniamo e riordiniamo un ambito sempre più rilevante all’interno del settore turistico piemontese. Vengono indicate regole certe, con l’obiettivo di creare le condizioni migliori per lo sviluppo delle imprese turistiche extralberghiere con forme e modalità innovative e rispondenti alle esigenze del mercato. Infine, attraverso l’emersione del fenomeno degli affitti di abitazioni private ad uso turistico sarà possibile avere un quadro più completo dei flussi sul territorio, in particolare per le rilevazioni numeriche e statistiche”.

È invece demandata ad un successivo regolamento attuativo la definizione puntuale di alcuni ambiti della regolamentazione del settore, tra cui i criteri per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente (e che interesserebbe strutture quali case cantoniere, fortificazioni, stazioni ferroviarie, ecc.) e alcuni aspetti dell’armonizzazione della norma alla legislazione in materia urbanistica, tecnico-edilizia e di sicurezza.

Resta il fatto che mentre il settore alberghiero e quello di tutti gli operatori turistici a partita Iva è tartassato non solo di tasse, ma di regole, regolette, normative restrittive e stringenti in materia di sicurezza, impianti, servizi, igiene, erogazione acqua, cubature, ecc. questo settore gestito da privati, che è vero, è sempre più in crescita, bypassa tutto ciò. Comprimendo il mercato alberghiero che ormai va verso una clientela business per tutte le fasce – a questi clienti infatti serve fattura – e sui segmenti di alta gamma e fascia di clientela e classificazione, mettendo in crisi il sistema intermedio.

Airbnb per esempio aveva promesso al Governo italiano di una cedolare secca di 80  milioni di euro, briciole rispetto a quanto fattura in Italia, ma alla fine non ha pagato nemmeno quello. Curioso come mentre tutto venga tassato, fra un po’ anche l’aria, per questo segmento in espansione su quello che è l’unico mercato su cui l’Italia può ancora scommettere, ancora non venga trovata la soluzione fiscale a livello centrale.