Plano incontra i No Tav e chiarisce la sua posizione sulle compensazioni

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SUSA- Scomodando la storia, erano passate da poco le 17 quando il sindaco Plano è sceso al freddo in strada al freddo come a Canossa. Un trentina di No Tav armati di qualche bandiera e un paio di cartelli anti Plano attendevano in strada per contestare l’amministrazione rea, a loro dire, di aver accettato le compensazioni. Il gruppo si è trasferito in sala consigliare. Da una parte Sandro Plano, Anita Fonzo, Valter Sottemano e Denis Fontana, il figlio. Defilati Maicol Sibille e Luigi Beltrame. Dall’altra in platea i No Tav: Mario Fontana, il padre, Doriana Tassotti e una ventina di attivisti, la maggior parte con molte primavere sulle spalle.

I No Tav hanno acceso  la miccia con una dichiarazione già sentita in web in questi giorni: “Perchè hai accettato questi soldi?“. Plano ha risposto che non sono denari delle compensazioni ma una restituzione di quanto perso in questi anni dai Fondi Europei, che l’amministrazione è preoccupata dello stato del Teatro Civico e che chiamarle compensazioni è un gioco di parole in realtà sono soldi dovuti alla comunità. “Non si dovevano prendere e basta! Piuttosto cada il teatro, vi siete corrotti e non avete più la nostra fiducia” ha detto Luca Abbà con figlio in braccio. Plano ha risposto che la sua linea contro il Tav e chiara e netta e non ha mai avuto cedimenti e ha poi espresso un pensiero che ricorda molto il buon Aldo Moro, quello delle “convergenze parallele”: “in fondo siamo diversi ma vogliamo lo stesso risultato“. Ecco poi un’altra frecciata: “Ma se a Chiomonte che ha dichiarato di essere a favore del TAV e Susa che ha dichiarato di essere contro arrivano i soldi nello stesso modo un problema di metodo c’è!!!“. Plano ha rappresentato la diversità che c’è tra l’essere amministratore, dovendo applicare le leggi, e quelle di chi è nel movimento che può agire con più libertà. Il primo cittadino ha spiegato, con dovizia di particolari, la storia del Teatro Civico tra progetti, finanziamenti e obblighi dovuti alla Soprintendenza. Doriana Tassotti, prima, e Mario Fontana poi hanno ribadito la loro contrarietà alla scelta dell’amministrazione accusata a più riprese di inerzia, poco coraggio ed essersi “venduta” per pochi soldi. Il tutto mentre il figlio era seduto accanto a Plano. “E quando il cantiere verrà aperto a San Giuliano cosa farete? Adesso vi siete compromessi e sarà difficile dire no” hanno chiesto dal pubblico.  Plano ha risposto che non sarà concorde e che seguirà la linea fin ora intrapresa della contrarietà ai cantieri; “ma sempre nel rispetto delle leggi, delle Istituzioni e delle Forze dell’Ordine” ha precisato. Sono poi stati fatti richiami alla politica dell’Appendino a Torino e al PD, Plano ha dichiarato a più riprese la sua appartenenza al partito e la sua stima all’operato della “sindaca” cinquestelle. Tra borbottii e saluti amicali la riunione si è chiusa; il gruppetto è risceso in strada dove un’altra ventina di No Tav ha chiesto lumi. Chi si aspettava urla, insulti, separazioni in casa o dimissioni ha sbagliato teatro e copione. Probabilmente i panni  sporchi erano già stati lavati, in altra sede con altri protagonisti.