Quando la sirena suonava tre volte. La festa dei lavoratori quando c’era il lavoro Migliaia di posti lavoro ora scomparsi, dove lavorava vostro nonno?

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La sirena suonava tre volte al giorno  si sentiva in tutto il paese. Era il cambio turno, i papà usciva dalla fabbrica, o entravano, e via un altro turno. Con questo rumore nelle orecchie e gli occhi nella memoria è utile oggi, festa dei lavoratori, leggere la nostra industriale. I nostri paesi erano vivibili e floridi già nella seconda metà dell’ Ottocento e continuarono ad esserlo fino agli anni Settanta del secolo scorso. C‘ era tanta acqua, il «carbone bianco» che era in grado di sostituire quello nero nella produzione di energia e che non era abbondante. Proprio per questo motivo molti imprenditori svizzeri, tedeschi, francesi, più che italiani, scelsero i nostri paesi per i loro investimenti incoraggiati da terreni e manodopera a basso costo, agevolazioni da parte dei comuni, una rete ferroviaria che già nella seconda metà dell’ Ottocento permette collegamenti nazionali e internazionali.

TESSILE – Le filature di cotone Wild e Abegg di Borgone risalgono infatti al 1882 seguite subito dopo dalla Abegg & C che apre fabbriche a Chianocco, Sant’Antonino, Susa, Bussoleno. Un capitolo lungo, importante e dall’ epilogo sfortunato dell’ industria tessile italiana. Nel 1914 la Abegg si trasforma in quel Cotonificio Valle di Susa, che si espande per tutta la Bassa Valle passa nel 1947 al gruppo di Giulio Riva (Unione Manifatture Olcese). Il declino nei primi anni Sessanta, Felice si avventura in una serie di speculazioni che travolgono il Cotonificio Valle di Susa ed è la fine. Da non dimenticare la Coral impermeabili e cappotti di Rivoli, la Fraschini Conceria, la Filiup Pellame.

ACCIAIO – La società anonima Bauchiero di Condove, poi Moncenisio, creata nel 1905, è un altro pezzo di della storia industriale della Valle di Susa. Nasce come fabbrica di macchinari bellici e ferroviari, poi macchine per i calzifici infine acciaieria. La sua è un’altra lunga crisi ancora oggi d’attualità. Le acciaierie Assa, a susa, negli anni Settanta si sbriciolano per effetto delle riduzioni di acciaio imposte dall’ Europa. Poi ecco le acciaierie Cravetto, assorbite poi dalla Lucchini, che sono a San Didero. Da ricordare le Acciaierie Alpine Valsusa di Badò.

CHIMICA – I coloranti Lepetit & Dolfus vengono prodotti a Susa fin dal 1872 e nello stesso anno entra in attività il Dinamitificio Nobel di Avigliana. A Coazze la Cartiera Sertorio si sviluppa all’inizio del secolo scorso con la produzione di carta e cartone. A Rivoli ecco il Saponificio Filippi, il Sir Saponificio e l’Azienda Chimica a Condove. Nel settore bevande A Rivoli c’era l’Arlorio Vermouth, la Fustella distilleria e la Bardini Distilleria. C’era anche un comparto chimico della gomma con la Rosa Minerali e la Saiag Gomma.

ELETTRONICA – La Magnadyne di Sant’Antonino conosce il suo momento di gloria producendo apparecchi radio. La Cruto di Alpignano comincia nel 1885 a sfruttare l’invenzione di Edison producendo lampadine prima di finire nel 1927 sotto il grande ombrello della Philips.

ALIMENTI – C’era anche la produzione alimentare di media grandezza con la Michela Angiolo Alimentari, la Taglia Alimentari e  la Lievito Bertolini. Un settore che dopo gli anni Settanta non ha retto la concorrenza della grandi marche.

MECCANICA – E naturalmente la parte del leone in Cintura è tutta intorno alla FIAT. A Buttigliera Alta nacque alla fine del 1800, grazie alla famiglia Vandel,  una fabbrica di chiodi ed attrezzi agricoli nel luogo dove in seguito venne costruito lo stabilimento Fiat. A Rivoli con il boom economico entrano in produzione tra Rivoli e Cascine Vica: la Pianelli-Traversa, la Fergat e la Durbiano e Rambaudi. Migliaia di posti di lavoro nell’indotto ora scomparsi.