Quasi 500 anni e non li dimostra: il Pertus di Colombano Romèan si fa il lifting Il Consorzio Forestale Alta Valle Susa al lavoro per una manutenzione idraulica straordinaria del più antico tunnel della Valle

Il lavori al Grand Pertùs (Foto Valerio Joannas)Il lavori al Grand Pertùs (Foto Valerio Joannas)

EXILLES – L’opera idraulica del “Trou de  Touilles”  scavata negli anni compresi tra il 1526 e il 1533 dal mitico minatore Colombano Romèan nel calcare della cresta dolomitica dei  4 Denti, il Grand Pertùs, gode di ottima salute.  Anche se in questi giorni il personale del Consorzio Forestale Alta Valle Susa è al lavoro per sistemare le opere idrauliche di presa, che adducono le acque delle Thullie, al traforo lungo 433 metri e 20 centimetri, che conduce ancora oggi le acque glaciali all’Ambournet ed alla Ramats.

A confermarlo è Alberto Dotta, il Direttore del Consorzio Foresta Alta Valle Susa, che sta eseguendo i lavori  in alta quota, con il personale che ogni giorno all’alba sale dal Tiraculo della Val Clarea per raggiungere i 2.000 metri con le moto da trial. “Il Pertus in effetti regge perfettamente ed ha piena funzionalità. Noi stiamo eseguendo anche una sua pulizia straordinaria dal lato Thullie, con l’ausilio di un piccolo escavatore, ma il grosso dei lavori che stiamo realizzando riguarda la canalizzazione delle acque a monte : dalle prese  situate sotto il Ghiacciaio dell’Agnello, alla vasca di carico, ed alle opere di canalizzazione che ancora oggi seguono il tracciato originale. Stiamo realizzando lavori di armatura, dragatura e sifonaggio del canale di adduzione idraulica lavorando sul canale esterno di convogliamento. Tutte opere che si sono rese necessarie in conseguenza di una serie di frane che hanno invaso l’area del canale, con forte trasporto di materiale, parte del quale ha anche ostruto e intasato il tunnel stesso.”

Canale che è lungo, dalla presa all’imbocco del Trou, circa 1.100 metri. Ricordiamo anche qualche altro dato del “Pertùs”: dislivello: 12,50 m, larghezza, larghezza: 0,80 m., altezza massima  2 m.

I lavori che dureranno ancora una settimana circa sono iniziati 15 giorni fa e sono finanziati dal Piano di manutenzione ordinaria dei fondi ATO, con committente ancora la vecchia Comunità Montana Alta Valle, e sono eseguiti dal personale del Consorzio, con l’ausilio della società di lavoro aereo Pellissiser Helicopter, di Saint-Pierre (AO) , che ha una base operativa a Sauze d’Oulx. Escavatori, materiali e cemento sono stati trasportati con varie rotazioni dal Pian delle Ruine di Giaglione nel Gran Vallone.

L’acqua che porta il Pertùs è prelevata infatti dal Rio Tiraculo, che dai piedi del Niblé scende verso il fondo della Val Clarea, quindi convogliata a quota 2.200 metri fino all’imbocco del tunnel lato Tullie; da qui poi giunge sul versante dei quattro Denti ed è divisa in parti uguali tra le frazioni Cels e Ramats.

E furono proprio gli abitanti di queste due località, come si legge in uno dei documenti che il notaio chiomontino Jehan Rostollan il 14 ottobre 1526, stilò riportando i termini del contratto, intitolato “Conventio facture aqueducti de Tulliis inter habitantes de Celsis et Ramatis cum Columbano Romeani” . Atto ufficiale nel quale si chiede al minatore di perforare o proseguire il già incominciato traforo sopra le Ramats e Albournet. Gli si concedono due opzioni: scavare un nuovo acquedotto, oppure proseguire quello già iniziato. Colombano Romeàn promette di: “terminare il già cominciato foro il più brevemente possibile” .

In cambio del lavoro svolto, gli abitanti di Cels si impegnarono a fornire: “un sestario di buono e comune vino ed una émina di buona e comune segala per ciascun mese” , mentre quelli delle Ramats devono fornire mensilmente un “sestario” (circa mezzo litro) di vino ed uno di segala. Qualora il minatore avesse avuto bisogno di un aiutante, le quantità stabilite sarebbero state raddoppiate; per un terzo aiutante vi avrebbe, invece, provveduto Romeàn. Il cui compenso fu stabilito in “cinque fiorini di moneta corrente, ciascuno dei quali valeva dodici soldi, per ogni tesa di detto acquedotto ossia traforo pagando sempre ad opera fatta la quarta parte, vale a dire quando si sarà fatta una tesa si sborseranno quindici soldi, così che il Colombano non possa obbligare i parerii se non al pagamento della quarta parte”.

Lo scavo  avvenne dal versante chiomontino verso il Gran Vallone in poco più di sette anni. La leggenda, ma c’è sempre un fondamento, dice che poi il povero Colombano non fu pagato, o perlomeno non del tutto, cosa che non ci stupisce, o addirittura accoppato.

Probabilmente oggi quell’epico minatore, originario di Ramats, che per anni aveva lavorato nelle miniere della Provenza, il quale già cinquantenne, si propose per realizzare l’opera di perforazione della cresta rocciosa, che nessuno era riuscito a compiere, e che lui portò a termine, scavando una galleri adi quasi mezzo kilometro a mano, avrebbe un’emozione troppo forte a vedere come si scavano le gallerie moderne, proprio sotto la “sua” montagna. Di certo a uomini senza paura e dotati di intelligenza tecnica e abilità fuori dal comune, come Colombano Romèan si deve il progresso delle proprie comunità. Che non sempre, pare, oggi come allora, gli sono riconoscenti.