Referendum trivelle, parliamone

RIVALTA – Referendum trivelle, parliamone. Su iniziativa di Rivalta Sostenibile, mercoledì 13 aprile alle ore 21 presso la biblioteca Silvio Grimaldi di piazza Martiri si parlerà del referendum del prossimo 17 aprile. Alla presenza del presidente del circolo Legambiente “Angelo Vassallo” di Orbassano Valentino Barone si cercherà quindi di capire il perché del voto con il quale i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimere il proprio parere sull’attività di ricerca ed estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine – circa 22 chilometri – dalle coste italiane. Il testo del referendum abrogativo recita: “Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)’, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”. Il testo chiede quindi di decidere su un rinnovo di utilizzo da parte delle compagnie petrolifere che attualmente stanno lavorando nei mari italiani, con la possibilità per le compagnie di continuare l’attività di estrazione fino all’esaurimento del pozzo con le  piattaforme attualmente attive. Votare “sì” al referendum significherebbe perciò chiedere l’abrogazione della frase: “per la durata di vita utile del giacimento”, e la  vittoria dei “sì” impedirà l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta scadute le concessioni, senza vietare nuove trivellazioni. Votare “no”, invece, indicherebbe la volontà di non cambiare la frase sotto esame così che le compagnie petrolifere, una volta scadute le concessioni,  potranno chiedere un prolungamento dell’attività. Perciò il 17 aprile il referendum sulle trivelle, il primo in Italia a essere stato ottenuto dalle Regioni – nove, per la precisione, dopo il ritiro dell’Abruzzo – chiederà di decidere su un dettaglio puramente tecnico che porta però con sé considerazioni di natura ambientale. Secondo gli ultimi dati infatti, nei mari italiani sono attive 135 piattaforme, di cui 92 entro le 12 miglia e tutte – a eccezione delle Sicilia – situate nei mari Adriatico e Ionio, e in documento pubblicato da Greenpeace e basato su dati raccolti fra il 2012 e il 2014 su 34 piattaforme gestite dall’Eni nell’Adriatico si legge che  nei sedimenti marini e nelle cozze che vivono vicino alle piattaforme sono state trovate, in alcuni casi, sostanze chimiche in quantità superiori ai limiti di legge.  Per contro, per dimostrare che le trivelle non recano danno all’ambiente, Assomineraria – che raggruppa le società petrolifere – ha sottolineato che le località della riviera romagnola, dove sono situate circa 40 piattaforme, hanno di recente ottenuto nove bandiere blu, simbolo del mare pulito. Quindi, un referendum solo apparentemente tecnico che, in caso di vittoria dei “sì”, porterà alla prima chiusura di una trivella entro le 12 miglia fra due anni, mentre l’ultima chiusura avverrà nel 2034,  data di scadenza della concessione rilasciata a Eni ed Edison per trivellare nel mare davanti a Gela, in Sicilia.