Riba: “Per combattere la siccità è necessario non disperdere l’acqua della montagna” Per Uncem Piemonte occorre pensare subito a creare un sistema diffuso di piccolo invasi

La diga Enel di Rochemolles (Foto M.Cicchelli)La diga Enel di Rochemolles (Foto M.Cicchelli)

TORINO – E’ l’inverno più caldo degli ultimi 160 anni e da oltre 30 giri di calendario non si vedevano le montagne così desolatamente brulle anche a quote superiori ai 3.000 metri. E ormai sono più di 100 giorni che non si verificano precipitazioni significative.  Le associazioni di categoria agricole hanno lanciato oggi l’allarme sui prossimi raccolti – in particolare quelli del settore risicolo – ma c’è forte preoccupazione condivisa per l’intero comparto agricolo pedemontano e della pianura, dal Ticino al Tanaro. Una stagione di produzioni a rischio nel caso in cui continuasse questa mancanza di piogge e nevicate.

Se le tre Associazioni – CIA, Confagricoltura e Coldiretti Piemonte – sollecitano il coinvolgimento delle istituzioni e degli enti preposti “affinché vengano mantenuti nei bacini idrici naturali ed artificiali le risorse idriche essenziali per la prossima stagione irrigua”, per l’Uncem  la possibile soluzione alla crisi idrica che si profila in Piemonte è quella di pensare rapidamente alla creazione di una rete  di piccoli invasi in tutte le vallate alpine.

Il Presidente Lido Riba ha oggi lanciato i un appello in questo senso diretto alla Regione ed alle Unioni Montane: “L’emergenza climatica rende necessaria una pianificazione migliore. È inammissibile – afferma il presidente dell’Uncem piemontese, Lido Riba – che il Piemonte rilasci nel Po senza nessun utilizzo ben 7 dei 13 miliardi di metri cubi d’acqua che produce e immagazzina. Uncem da tempo insiste sulla necessità di programmare con interventi pubblico-privati la realizzazione di piccoli invasi, dai 2 ai 10 milioni di metri cubi d’acqua, in ciascuna vallata. Questi garantirebbero l’uso potabile, la produzione idroelettrica, il rilascio estivo per l’agricoltura, l’irrigazione di pascoli in quota. Senza contare l’importanza strategica in caso di incendi e calamità, oltre al ruolo turistico, legato al richiamo dei nuovi laghi artificiali”

Per Riba infatti “Serve una strategia globale montagna-pianura e non progetti di enorme dimensione, impattanti e contrastati dall’opinione pubblica, ma piccoli interventi che siuano a servizio delle economie locali in primis. Chi utilizza l’acqua – rimarca ancora – deve riconoscere un corrispettivo a chi produce il bene; e l’acqua è l’oro blu della montagna: l’acqua. Solo in questo modo l’uso di questa risorsa può essere efficacemente gestito e organizzato, senza sprecare 7 dei 13 miliardi di metri cubi del Piemonte. Vale per l’acqua, ma anche per foreste, prato pascolo, ambiente, paesaggio. Hanno un valore, i territori montani lo garantiscono, spendono denaro e fatica per mantenerli e non possono più regalarla.”

I bacini sarebbero anche indispensabili al sistema neve, e aumentare il loro numero intorno alle piste farebbe poi risparmiare un sacco di energia per pompare l’acque in quota e diminuire i costi dell’innevamento artificiale.

La proposta di Riba è di buon senso e non è affatto provocatoria, ma certo nella valle del Po a est del Canale Cavour non sarà presa molto bene.