Richiodata a Sant’Ambrogio la via “Torre della Cricca”

di LODOVICO MARCHISIO

SANT’AMBROGIO – Di fianco alla nuova via ferrata della Sacra di San Michele, più verso l’antica cava, esiste un monolito di una ventina di metri, non completamente “naturale” e cioè dal lato che guarda verso monte, in quanto oggetto un tempo di estrazione di materiale (ex miniera). Ultimamente si è parlato spesso a sproposito della cava, demonizzando alcuni preconcetti non avvallati. Infatti è assodato il fatto che il Comune ha saputo gestire tutta la complessa fase di messa in atto della nuova via ferrata; un’operazione veramente grande per un piccolo comune di cui si deve essere orgogliosi per il riguardo che hanno avuto per il branco di camosci stanziali sul Monte Pirchiriano che il nuovo ponte tibetano (transitando lontano da essi) non li disturba più e anche per gli importanti riflessi che questa “nuova ferrata” potrà avere sulle attività commerciali del paese. Tanto più hanno dimostrato un sincero attaccamento all’ambiente anche in altre circostanze come quando il primo cittadino si è detto dispiaciuto dal fatto che a distanza di anni, un cumulo da 40 mila metri cubi di fresato d’asfalto e materiale edile di riporto “ sia ancora lì. Siamo un Comune turistico e la cava si trova proprio sotto la Sacra di San Michele”. Dopo questa premessa tengo a precisare che la “richiodatura” con chiodi normali portata a termine il 5 gennaio 2017 da Walter Marchisio (mio figlio) e il sottoscritto, sulla via normale della “Torre della Cricca”, così si chiama il monolito in oggetto, è solo un primo passo voluto da un gruppo di amici di questa vecchia unione di persone appassionate di montagna che si erano unite nel lontano 28 settembre del 1969, gruppo che era rimasto in vita per qualche anno fin quando i medesimi, me compreso, iscrivendoci al CAI in sezioni diverse, secondo l’ubicazione, abbiamo continuato la nostra attività in seno a questo sodalizio affermato e conosciuto in tutta Italia che vanta più di trecentomila soci. Del vecchio e caro gruppo è rimasto solo questo ricordo e il nome “La cricca”, visto che usavamo questo monolito come palestra di allenamento. Tengo a sottolineare che questa chiodatura è stata fatta intanto con un vento fortissimo e volutamente con i classici sistemi di un tempo, perché se un domani si volesse rivalutare questo monolito, attrezzandolo con spit, fittoni resinati e catene per la calata, ci rivolgeremo sicuramente a chi fa questo di mestiere. A tale proposito ho già contattato una guida alpina, della quale per deontologia ne ometto per ora il nome. Quindi i lettori che desiderassero salirlo ora, sappiano che è a loro rischio e pericolo e devono prima assicurarsi che i chiodi da noi messi sulla via normale, non siano danneggiati da eventuali vandali. Sono stati posti 6 chiodi: uno alla partenza, 4 sulla via e uno in vetta in appoggio al grosso chiodo che resiste alle intemperie da anni insieme a un nuovo cordino e 2 “maillon rapide” per la calata. Ponendo questo nuovo ancoraggio è stata tolta la fettuccia usurata dal tempo, con relativa catena, messa dal compianto alpinista valsusino Gian Carlo Grassi nel 1986 quando avevamo lavorato insieme per la stesura del libro “90 scalate su guglie e monoliti” edito dalla De Agostini (serie Görlich) uscito poi nell’anno 1987. Per riguardo a questa grande figura dell’alpinismo italiano la sosta con la catena è stata consegnata all’ufficio tecnico del Comune di Sant’Ambrogio perché ne facciano l’uso che riterranno più consono (museo dei ricordi, CAI locale). Per finire ecco le vie di salita che offre il monolito:

1) Via normale (parete sudest): quella che si articola su una placca appoggiata iniziale di II grado e termina con un breve strapiombetto fessurato (III+) che si affaccia sulla parete sud, cioè quella che guarda verso la statale (sviluppo 18 m) AD –

2) Parete Sud (verso della strada) ben individuabile da una striscia pennellata con smalto bianco ideata dai primi salitori agli inizi degli anni ’70, che segna la via da percorrere, di difficile chiodatura ma di roccia buona caratterizzata dauna placca iniziale appoggiata ma povera di appigli (V- evitabile a sinistra) che si va a ricongiungere in alto con la via normale (Sviluppo 16 m – D+ se integrale).

3) Parete ovest: placca di 15 m con passaggi di IV+ e uscita delicata sullo spigolo di sinistra (verso di salita). D- 4) Spigolo della paretina EST, che segue la via normale rimanendo più a sinistra ed esce accanto allo strapiombetto finale della via normale (IV – iniziale) AD+. 16 m di sviluppo.

5) NB. La parete nord, quella rivolta verso la cava è stata oggetto di estrazione materiale e sparo mine (come detto all’inizio) ed è caratterizzata da una grotta che s’individua molto bene dal basso, posta a 5 m da terra, ma la roccia è friabile, estremamente pericolosa e non adatta alla scalata. Per accedere alla guglia, occorre parcheggiare prima del divieto d’accesso della strada che entra nella cava (a fine cittadina) e percorre il ripiano superiore. In 10 minuti si raggiunge la torre ben visibile anche dalla statale SS 25.