Rivalta, moria di api “domestiche” La piccole produttrici di miele forse decimate da un prodotto anti-zanzare

A Rivalta api in difficoltàA Rivalta api in difficoltà

RIVALTA  – Secondo gli apicoltori rivaltesi la moria che ha decimato le api “domestiche”  potrebbe essere stata causata  dall’Etofenblu –  il prodotto impiegato lo scorso anno per distruggere le agguerrite zanzare di viale Cadore – il cui principio attivo Etofenprox risulterebbe dannoso per le piccole produttrici di miele.

Apicoltori e “famiglie”

“Un apicoltore  in media possiede per ogni alveare  circa 20mila api in inverno che diventano quasi 60mila in periodo di pieno raccolto, con un ciclo vitale di  circa 40 giorni – spiega Fulvio Ercole, uno dei sei apicoltori del territorio rivaltese – Se si verificano problemi in  tarda stagione  le famiglie di api arrivano già indebolite all’inverno e la loro sopravvivenza fino alla primavera risulta compromessa”.

Telaini, dubbi e perplessità

Così, quando gli abituali dieci o dodici  telaini – che ogni primavera formano l’arnia pieni di api –  si sono ridotti quest’anno a meno della metà, gli apicoltori hanno avuto la conferma che qualcosa di grave era successo, in aggiunta alle pesanti morie invernali di famiglie di api.“Quando  ci è venuto in mente il trattamento antizanzare dello scorso anno abbiamo telefonato all’Istituto Regionale per l’Ambiente che ha effettuato il trattamento – spiega ancora Ercole – Ci è stato confermato che il prodotto impiegato a settembre in viale Cadore era appunto l’Etofenblu”.

La legge europea

 Secondo l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura le api giocano un ruolo essenziale nell’impollinazione delle colture e perciò nella sopravvivenza dell’uomo. La direttiva europea 91/414/CEE del 15 luglio 1991 ha quindi previsto una sequenza di prove in laboratorio, in gabbia, in tunnel e in campo per valutare  la tossicità di prodotti fitosanitari ed erbicidi tossici verso le api.

Il test di tossicità

Nel 2006 il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali dell’Università di Bologna e l’Istituto Nazionale di Apicoltura della stessa città condussero uno studio proprio sui prodotti fitosanitari e gli erbicidi tossici per le api. Uno dei principi attivi presi in considerazione fu appunto l’Etofenprox che risultò altamente tossico all’ingestione e moderatamente tossico per contatto indiretto.

Perché non dirlo?

“Comprendiamo la necessità di tutelare la salute pubblica con una disinfestazione, ma mi chiedo perché nessuno ci abbia avvisato dell’impiego di un prodotto tanto tossico per le api. – conclude Ercole – Avremmo spostato le arnie in un luogo più sicuro, per poi riportarle a casa a pericolo cessato. Invece, non avvisandoci  hanno provocato un danno enorme agli apicoltori rivaltesi che hanno perso più di metà delle famiglie di api possedute e si ritrovano con le rimaste cosi deboli da non produrre raccolto”.

Cosa accadde il 31 agosto 2016

Il 31 agosto scorso il Responsabile dell’IPLA – Istituto per le Piante da legno e l’Ambiente Servizi dei Suoli della Regione Piemonte –  contattò il Comune rivaltese per segnalare che il giorno successivo sarebbe stata effettuata nell’area circostante viale Cadore una disinfestazione mirante a eliminare le zanzare adulte. Questo per evitare che, vista la presenza in zona di due casi di sospetta arbovirosi contratta all’estero, le zanzare fungessero da portatrici.  Per la disinfestazione fu quindi chiesto ai residenti  di osservare alcune semplici precauzioni per quattro ore a partire dalle 21, chiudendo porte e finestre, non passeggiando, sostando e portando a passeggio gli animali, ritirando la biancheria stesa e non lasciando le auto in sosta.

 La risposta dell’Amministrazione

 “La disinfestazione non fu una nostra decisione ma un’ingiunzione che ricevemmo dall’Asl e dalla Regione Piemonte per la presenza in zona di due casi di malattia tropicale contratta all’estero – spiega l’Assessore all’Ambiente Gianna DemasiNelle 24 ore di tempo messe a nostra disposizione emanammo un’ordinanza in proposito, posizionammo cartelli ed emettemmo avvisi, che la Polizia Locale diffuse anche coi i megafoni, sulla necessità di attenersi a semplici precauzioni”. Nessun potere decisionale, quindi, sulla disinfestazione e tanto meno sul prodotto fu allora concesso all’Amministrazione Comunale che, come spiega ancora Demasi, fu lo strumento organizzativo di un’azione che “Non abbiamo potuto rifiutare, e non lo avremmo neanche voluto visto che si trattava della salute pubblica”.