Rivalta più vuota senza Vittorio Pigay Memoria storica del paese, lascia un vuoto incolmabile

Vittorio Pigay con l'amico barbiere-sarto Luigi Demaria nella fotografia di Lucia Gallo dal libro "Rivalta e la sua gente" di Gino GalloVittorio Pigay con l'amico barbiere-sarto Luigi Demaria nella fotografia di Lucia Gallo dal libro "Rivalta e la sua gente" di Gino Gallo

RIVALTA  – Se ne è andato con discrezione e senza clamori come era vissuto, Vittorio Pigay, lasciando i tantissimi amici desolati e un pochino più poveri.

Educazione, rispetto e amore per la “sua” Rivalta

Classe 1932, Vittorio Pigay è stato da sempre la memoria storica del paese, testimone di un passato i cui ricordi dispensava con brio e arguzia. Innamorato del luogo dove era nato e viveva, ha collaborato con le Associazioni del territorio e con le Amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo perché Rivalta diventasse un paese migliore dove vivere.

Bicicletta e benemerenza civica

Premiato lo scorso dicembre con la benemerenza civica per aver contribuito a dare lustro al paese, Pigay era diventato una figura emblematica sul territorio, che ha percorso come vedetta instancabile per anni in compagnia della fida bicicletta, prima “cavalcata” con grinta, poi usata come appoggio per un passo che negli ultimi tempi era diventato un pochino meno sicuro.

Sempre in sella

Negli anni Vittorio Pigay ha  “macinato” chilometri, dal centro alle frazioni, in una personale crociata contro i rifiuti, la sporcizia e il disordine, intervenendo in prima persona quando poteva o sollecitando soluzioni di più ampio respiro, sempre con pacata fermezza ed educata risolutezza. Molti lo ricorderanno armato di ramazza a raccogliere piccoli abbandoni sulle vie e sulle piazze, oppure provvisto di cesoie a liberare dei troppo rigogliosi germogli basali i quattro tigli della Chiesa di Santa Croce.

Un vero signore

Educato, gentile e arguto, pronto alla risata e alle discussioni allegre come ai discorsi profondi, Vittorio Pigay era, e resterà nella memoria dei tanti che gli hanno voluto bene e lo hanno ammirato, come il prototipo del gentiluomo di altri tempi e del cittadino la cui coscienza civica non ha mai mostrato cedimenti. Senza di lui, ora, Rivalta sarà un po’ più vuota.