Rivalta, il Prefetto ufficializza il Parco dei Volontari Dalla Prefettura il riconoscimento a chi si impegna per la collettività

A Rivalta uno scorcio del Parco dei VolontariA Rivalta uno scorcio del Parco dei Volontari

RIVALTA  – È stato ufficializzato da un decreto del Prefetto della Provincia di Torino il Parco dei Volontari che in via San Luigi si dispiega  sulla sponda sinistra del torrente Sangone.

Il perché dell’intitolazione

Su richiesta del Comune di Rivalta, lo scorso 30 marzo il Prefetto ha autorizzato l’intitolazione ai Volontari “In onore di tutte quelle persone che dedicano il loro tempo, le loro capacità, intelletto e umanità a favore della collettività”.

Da  orti urbani a discarica

La trasformazione in parco dell’area dove ora è un piacere passeggiare o muoversi in bicicletta ha i suoi inizi nel 2009 quando ammassi di rifiuti si accumulavano periodicamente nel garbuglio di rovi rigogliosi, alberi mai più potati , aiuole abbandonate e prati incolti che una volta erano stati i curatissimi orti urbani.

Un periodo “buio”

I tentativi degli Ecovolontari Rivaltesi onlus di ottenere dall’Amministrazione allora in carica una sbarra che impedisse o almeno scoraggiasse gli abbandoni dei rifiuti caddero nel vuoto. Ugualmente inutili per carenza di manodopera furono gli sforzi profusi dalle sentinelle dell’ambiente per arginare il moltiplicarsi  infestanti che minacciavano la sopravvivenza dei vecchi alberi, così che per un certo periodo di tempo ogni ulteriore tentativo venne abbandonato.

Ricomincia l’avventura

 A non permettere però che l’idea di una valorizzazione dell’area cadesse nel dimenticatoio fu la determinazione dei Volontari Civici così che, terminato il “grosso” dei lavori all’Oasi Mellano, si cominciò nel 2014 il lungo e impegnativo intervento di recupero di quello che sarebbe diventato a buon titolo il Parco del Volontari.

I lavori

Quando, finalmente, la sbarra posizionata a cura dell’attuale Amministrazione mise fine agli abbandoni di immondizia varia, i volontari si rimisero al lavoro, rimuovendo una quantità impressionante di rifiuti, eliminando gli infestanti,  abbattendo gli alberi secchi o malati e procedendo alla spianatura di alcuni tratti particolarmente impervi.

Un risultato insperato

Se l’obiettivo originario era stato sistemare solo l’area compresa fra il  ponte di via Einaudi ed il Garosso, l’ entusiasmo di tutti finì per ampliare e diversificare il progetto. Con il recupero si arrivò così  sino al ponte di Pasta,  creando quasi due chilometri di sentiero che, percorribile a piedi o con MTB e in collegamento con la ciclopista, crea un anello di circa 4 chilometri in mezzo al verde e al silenzio.  Comparvero quindi due bacheche a illustrare la fauna della zona e tre panche costruite con assi di recupero appoggiate su pezzi di tronchi, in modo da completare la dotazione degli arredi che già comprendeva sedili e due tavoli di cemento, eredità dei precedenti orti.

Il ponticello dei sogni

Adesso, a intitolazione avvenuta a cura del Prefetto, i volontari sperano che sia in po’ più fattibile la realizzazione di un ponticello che permetta l’attraversamento del  rio Garosso.