Rosta: la Guardia di Finanza scopre un dormitorio clandestino per lavoratori cinesi in nero Letti per 30 persone stipati in un piccolo ufficio: il titolare anche lui cinese è stato denunciato

L'intervento della Guardia di Finanza a RostaL'intervento della Guardia di Finanza a Rosta

ROSTA – La piaga del lavoro nero e dello sfruttamento di manovalanza cinese da parte di connazionali è ben nota. Un intero distretto industriale, quello del tessile di Prato versa in condizioni simili con personale tratto  in regime di quasi schiavitù e costretto a lavorare anche 14 ore al giorni in angusti laboratori, dove passano anche tutto il resto della giornata. Ma la scoperta fatta a Rosta dalla Guardia di Finanza della Compagnia di Susa.

Le Fiamme Gialle erano intervenuto per un controllo di routine sulla prevenzione delle frodi in commercio ed evasione fiscale in un grosso magazzino al dettaglio, ma nel corso dell’ispezioni si sono trovati davanti in un piccolo locale originariamente destinato a ufficio ad un vero e proprio “China Hotel”. Nel piccolo un locale destinato, in origine, ad uso ufficio. Qui, i titolari, cinesi, dell’azienda, avevevano creato con tramezzature da ufficio in cartongesso, tredici piccole stanze dove avevano collocato una trentina di lettini di piccole dimensioni. La maggior parte delle “stanze”, in pratica piccoli “loculi”, alcuni dei quali con anche un angolo adibito a cucina per la preparazione di pasti. Il tutto in violazione delle più elematari norme igienico-sanitarie.

Al momento del sopralluogo erano presenti nel magazzino quattro lavoratori in nero, tutti cinesi.

Oltre a questa incredibile situazione i militari della GdF  hanno anche repertato quello che ipotizzavano di trovare: merce potenzialmente pericolosa per la salute e priva del regolare marchio CE, per un totale di 30.000 articoli, tra cui centinaia di piercing, collane, braccialetti e orecchini, costruiti con materiali non certificati e non testati e che quindi, a contatto con la pelle, possono rilasciare sostanze tossiche o nocive.

Il titolare dell’attività, perché chiamarlo imprenditore sarebbe un insulto a chi l’imprenditore lo fa seriamente, di cui non è stato reso noto il nome, ma solo  le iniziali, Z.F.,  un trentenne, è stato denunciato a peide libero alla Procura della Repubblica di Torino per abuso edilizio e multato per la violazione delle norme in materia di sicurezza prodotti; oltre a sanzioni per 14.000 euro, rischia fino a 2 anni di carcere.

Il video della GDF

https://www.facebook.com/lagenda.news/videos/1350492721763003/

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