Sandro Plano, tra politica e amministrazione "Posso governare senza condizionamenti imposti da Torino o Roma"

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SUSA- L’inquilino di Palazzo Buttis non vive giorni tranquilli, qualcuno ne ha chiesto anche lo sfratto. Sandro Plano, primo cittadino di Susa, lo conosco da anni, tanti, e sono certo che non ha mai una riposta ovvia o scontata. Da giovane giocava a pallone, ne ho le prove fotografiche in maglia bianco nera, con il ruolo di stopper. E’ quel giocatore che in silenzio e calma difende l’area fino all’inverosimile, sa fare gruppo con la difesa e quando capisce che è il momento giusto andare all’attacco. Di quei tempi gli è rimasta l’esperienza. Le voci maligne dicono che è sindaco per appena cinque voti, sarebbe una sciocchezza limitarsi a pensare che siede su quella poltrona solo per questo motivo; Sandro è un protagonista della vita cittadina dell’ultimo ventennio ed è giusto sentire la sua opinione.

Da quanti anni sei in consiglio comunale a Susa?

Dopo dieci anni da assessore a Venaus mi sono presentato a Susa nel 1990, sono stato Capogruppo sino al 1995, in opposizione dal 1995 al 1999, sindaco dal 1999 al 2009, presidente della Comunità Montana dal 2009 al 2014, adesso sindaco e presidente dell’Unione Montana.

Ricordami i tuoi passaggi. Democrazia Cristiana, Partito Popolare, Margherita e Partito Democratico. Insomma una storia nel partito con regole e ritmi. Oggi non manca quell’organizzazione basata sull’esperienza, sulle qualità e sull’appartenenza?

I tempi cambiano, cambia la politica. Nel dopoguerra non c’era la televisione, internet, i social network e i Deputati avevano un’importante funzione di raccordo tra il Parlamento e i cittadini. Oggi tutti sanno tutto subito e i partiti hanno perso questa funzione. La comunicazione e la propaganda elettorale ormai si svolgono con sistemi totalmente diversi dal passato. I manifesti e il volantinaggio oggi servono a poco. Le sedi di partito servivano anche a elaborare idee e strategie. Oggi siamo quasi tutti interconnessi. Da questa rete restano escluse molte persone anziane e anche giovani e per questo ritengo che l’utilizzo spinto degli strumenti offerti dall’informatica per fare politica non sia una soluzione completamente democratica. Si dice anche che l’esperienza è un pettine per calvi e quindi non sono un sostenitore della gerontocrazia. Credo che per fare politica sia necessario l’entusiasmo, la capacità di comprendere i processi della società, la disponibilità a mediare e quando finisce la politica si sfoderano i coltelli. Sui sistemi di selezione della classe dirigente stendiamo un velo pietoso.

Ricordo che ai tempi del pentapartito il sindaco era un ostaggio dei partiti, sopratutto quelli piccoli. Poi con il maggioritario tutto cambiò, e oggi?

Con questo sistema elettorale il sindaco risponde ai cittadini. Io sono stato eletto con il 50,1% dei votanti, senza l’appoggio del partito. Posso governare senza condizionamenti imposti da Torino o Roma. Devo rispettare il programma elettorale e quindi non posso essere il sindaco di tutti, su qualche tema ben specifico alcuni la pensano in modo diverso da me e non posso accontentarli, ma su tutto il resto devo essere imparziale e garantire i diritti e le esigenze senza distinzioni. Sono ostaggio, si fa per dire, solo del nostro programma.

Dalla tua prima amministrazione a oggi com’è cambiata Susa?

Permettimi un pò di propaganda. Abbiamo realizzato Piazza d’Armi, Piazza Savoia, Piazza del Sole, il Castello, fognature, marciapiedi, scuola di Corso Trieste, parcheggio della Stazione, raccolta differenziata, sistemazione degli argini della Dora e del Cenischia, il ponte Briançon, campo sportivo, progettato e finanziato altri interventi realizzati da chi è venuto dopo di me. Permettimi di dire che il bilancio dei miei primi dieci anni è più che positivo. In questo mandato trovo più difficoltà perché la stretta del Governo sui finanziamenti ai comuni è drammatica, il patto di stabilità paralizza noi come tutti.

Ti piovono critiche dalla stampa, dalla mondo politico, dal partito…pare anche dalla tua giunta. Cosa rispondi.

Penso di essere uno dei sindaci più bersagliato dalle critiche. Sono stato attaccato dal mio partito, da Forza Italia, da Alleanza Nazionale, dalla Lega, dall’Italia dei Valori, dal Movimento Cinque Stelle che ha chiesto le mie dimissioni. E’ venuto Bersani a Torino a contestare la nostra posizione sul TAV. Queste critiche non mi fanno e non mi faranno né caldo, né freddo e penso di aver dimostrato che non sono condizionato e condizionabile da alcun Partito. Sono invece molto attento alle critiche dei miei cittadini sui problemi reali e cerco di rimediare per quanto possibile. Per quanto riguarda la mia giunta abbiamo appena diffuso un comunicato di risposta alle presunte fratture della maggioranza. Si deve riconoscere che la nostra città, rispetto ad altri comuni, è coinvolta da una serie di problemi di fortissimo impatto: Tav, cavo ad alta tensione, ospedale, casa, lavoro, rifugiati. Questioni che possono essere affrontate con diverse strategie. E’ difficile pensare che ci possano essere soluzioni semplici a problemi così complessi ed è quindi naturale che in una maggioranza ci possano essere punti di vista diversi, né si può ragionevolmente pretendere che ci sia un pensiero unico. La politica ha un compito ben preciso: trovare soluzioni! Nella nostra Amministrazione ci sono opinioni diverse con un unico obiettivo: il bene della città e della valle. Pertanto confermo che nella nostra maggioranza ci sono discussioni accese e costruttive, ma non ci sono fratture. Per quanto mi riguarda sto affrontando tutti questi problemi con il massimo impegno, con pragmatismo e senza condizionamenti ideologici. E’ un periodo difficilissimo e siamo in grado di affrontarlo e superarlo grazie al lavoro e al sostegno dei miei assessori e consiglieri.

Qual’è il futuro della città?

Non condivido il pessimismo di qualche cittadino e di qualche giornalista. Non sono cambiati solo i partiti, è cambiato il mondo. Qualcuno cita i tempi felici negli anni sessanta. Allora c’era un’acciaieria nel centro di Susa, la gente lavorava in fabbrica e nei campi 12 ore per mandare i figli a scuola, le vie erano piene di militari fino alla ritirata, pochi pagavano le tasse, non c’era il Conisa, all’Università andavano in pochi, in maggioranza di famiglie ricche. Non c’erano extracomunitari, ma gli italiani arrivati dal Sud non erano trattati con il tappeto rosso. Piazza d’Armi era occupata per due terzi dal campo sportivo e non c’erano parcheggi per i francesi che venivano a comperare il vermouth. I medici erano tre o quattro e facevano da chirurghi, dentisti, ginecologi, cardiologi, non c’era la TAC, e le ambulanze erano una o due per tutto il circondario. Per qualcuno quelli erano tempi d’oro. I problemi ci sono, manca il lavoro e molti cercano casa a fitti ragionevoli, ma siamo una città con enormi possibilità, edifici e caserme da riutilizzare. Spazio alla fantasia e agli imprenditori privati, noi faremo il possibile per individuare e favorire le iniziative per riutilizzare capannoni e spazi demaniali, per favorire il turismo e il commercio.

Sembra che amministrare oggi in valle, soprattutto in bassa, sia solo più un contorno ad un treno. Ma è davvero così o c’è altro nell’amministrare?

Il treno è uno dei grossi problemi, ma non è l’unico. Dato che non ci sono fondi come in passato stiamo esaminando con L’Unione le possibilità offerte dai finanziamenti europei, abbiamo ripreso con l’AIPO la questione del completamento degli argini della Dora e del Cenischia, stiamo completando il Museo del Castello, ricollocheremo la biblioteca e l’archivio storico nei locali dell’ex tribunale, stiamo cercando i finanziamenti per la sistemazione definitiva di Piazza Savoia, partiremo a breve con la raccolta differenziata puntuale. E’ in corso un progetto di rilancio turistico outdoor e bike con gli altri comuni della Valle. Oltre a questo ci occupiamo di tutto quello che riguarda la vita quotidiana. Fare il sindaco di Susa è molto, molto impegnativo, ma andare in strada, ascoltare la gente, tentare di risolvere problemi, qualche volta riuscirci, discutere, chiacchierare con tutti, sentirti parte attiva della tua città, è molto bello.

Triplice fischio. Fortunatamente non è entrato a gamba tesa e ho tutte le ossa a posto. Sarà ma Sandro con quegli occhi piccoli e sempre fissi un pò di timore me lo incute sempre.