Sapori di…vini alla Rivera con degustazioni della miglior produzione della Valle insieme ad ONAV e Università Tutto esaurito al 5° appuntamento per appassionati e intenditori organizzato nel corso di "Siule Pien-e"

Le trasparenze del BaratuciàtLe trasparenze del Baratuciàt

ALMESE – La Valle di Susa è terra di vino. E lo sarà sempre di più. Crescono le aziende, aumentano gli ettari vitati e la qualità delle bottiglie prodotte. Già oggi a Exilles vi sono le viti più alte del Piemonte, e  sostiene il Professor Luca Rolle del DISAFA, il  Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Ateneo Torinese, il  cambiamento climatico progressivo con aumento delle temperature medie, favorirà ulteriormente questa ripresa economica della produzione della vite in quota. “Siamo al quinto anno di questo appuntamento della degustazione guidata ai vini tipici della Valle di Susa- ha esordito nella serata che ONAV, (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) organizza insieme all’Associazione “Siule Pien-e” –  e ogni anni diventa difficile dire qualcosa di nuovo.  Ma poi i produttori che ormai si stanno cimentando a livelli sempre più elevati, offrono semprte nuovi spunti. Una piccola economia, ma di qualità sempre maggiore. E la novità è che a quasi 20 anni dall’ottenimento della DOC, datata 31 ottobre 1997, siamo quasi pronti alla revisione del disciplinare. Il Comitato Vitivinicolo Regionale ha dato parere favorevole alla  pratica istruita dal Consorzio Valsusa Doc, e questo è il primo passo, ma anche il più importante per avere l’ok alle modifiche dal Ministero. Il Valsusa non sarà solo più rosso perché della denominazione Valsusa in etichetta potrà fregiarsi il Baratuciàt, così come ovviamente gli autoctoni rossi: Avanà e Becuét.”

E il Baratuciàt in pochi anni di strada ne ha fatta davvero tanta, molta grazie alla ostinata passione di Giuliano Bosio, già sindaco di Almese, che ora conduce l’Azienda Agriforest,  e uno degli animatori delle serate di degustazione. “Siamo partiti nemmeno dieci anni fa grazie a una manciata di esemplari di vite, sopravvissuti alla fillossera nella vigna della famiglia di Giorgio Falca qui alla Rivera di Almese. Oggi abbiamo almeno 2 ettari e oltre 8.000 viti solo in Bassa Valle. E’ una soddisfazione immensa. Possiamo dire di aver recuperato – in tutti i sensi – le nostre radici. Per cui spero che altri intraprendano la strada che abbiamo avviato. Il Baratuciàt ha tutte le caratteristiche di un gran bianco.” Antico vitigno autoctono della Bassa Val di Susa, citato nella storia ampelografica sin dal 1800, secondo i ricercatori senza alcuna parentela genetica – al netto dell’esame del DNA –  con altri vitigni conosciuti.

La degustazione è iniziata proprio con il “Cesa Veja” 2015 di Bosio, Baratuciàt in purezza, descritto come per tutti gli altri assaggi  magistralmente dal Professor Rolle:  “E’ un vino dal colore lieve, giallo paglierino, quasi trasparente. Delicato ed elegante, con profumi di fiori bianchi quali il biancospino e sambuco, eucalipto e mela verde che col tempo si arricchise di note minerali, sapide, balsamiche e di fruttate, con una acidità piacevole. Un gusto molto moderno.” 

Ai vini sono stati accompagnati gli assaggi “verticali” di formaggi, tutti di produttori locali, commentati dalla descrizione del Professor Giuseppe Zeppa, anch’egli del DISAFA, e grande esperto delle produzioni casearie. “Non si dovrebbe accompagnare una degustazione di vini coi formaggi. I tecnici storcerebbero il naso nel senso letterale del termine, perché il palato non deve sovraccaricarsi di sensazioni. Ma poi è quello che invece a tavola si fa e quindi è giusto sapere almeno accompagnarli col vino più indicato.”  E in tavola fra gli altri è arrivato un altro prodotto recuperato dalla storia (documentato già nel 1570 e rinato nel 2002)  della tradizione alpina delle nostre Valli: il Plaisentif, il formaggio delle viole,  stagionato 4 mesi e prodotto nei primi 60 giorni di alpeggio da giugno a luglio.

La degustazione è proseguita con il “Valentin”, rosé dal colore unico,  per nulla affine ai tanti rosé provenzali color “salmonato”, prodotto di Casa Ronsil di Chiomonte, con un 80% di uve Avanà, 10% barbera e 10% moscato. Per poi passare alla declinazione dei rossi autoctoni vinificati in diverse composizioni. Prima però nei bicchieri è arrivato un rosso dell’Azienda Prever di Villarbasse, prodotto con nebbiolo, freisa e baratuciàt. Un vero esperimento, con sole 60 bottiglie, ancora da affinare in una produzione, che però sembra avere ottime prospettive.

Avanà e Becuét invece sono arrivati prima in purezza, rispettivamente  nelle proposte dell’Azienda Isiya di Exilles,  e ‘L Garbin di Chiomonte. Aspro, delicato nei colori e fragile nella sua conservazione antocianica aranciata il primo; forte, scuro corposo e violaceo il secondo. Uve che miscelate danno il classico Rosso Valsusa, in cui Becuét, Barbera o Neretta vengono utilizzati per dare corpo e spessore al prodotto. L’assemblaggio classico delle due varietà a bacca rossa più importanti della Valle Susa. Con questo mix si sposano in modo ottimale le caratteristiche dell’Avanà: freschezza, acidità e tannini poco evidenti con quelli del Becuet: colore, struttura, tannini e giusta acidità. E colore rosso carico con sentori di piccoli frutti neri e prugne: un vino per piatti forti, di montagna, salumi e formaggi. Rosso che in composizione 35% Avanà e 65% Becuét è stato offerto alla degustazione da Agriforest, con il suo “Le Mute”.

A concludere insieme alle classiche “Siule pien-e”, padrone di casa, un Moscato secco, fermo e in purezza: il Lou Bariò”, dell’Azienda Agrinova di Susa. Una lavorazione peculiare, che sta diventando una prospettiva per i moscati classici, e mai tentato prima in Valsusa.

Arrivederci al 2017 con le nuove Doc, si spera. Nel frattempo l’ONAV aspetta tutti gli appassionati, specie i giovani, nei suoi corsi per fare conoscere l’importanza e rendere più attento il rapporto far produttori e consumatori  e più consapevole il  piacere e l’approccio corretto con il vino e l’arte dell’assaggio.

(Fotoservizio MenAtWork Studio)