Susa, i beni storici artistici e culturali quale motore per uno sviluppo anche economico. Una serata dell’Associazione Segno pensando ai programmi per il futuro Un intervento magistrale di Patrizia Asproni, presidente di Confcultura e la testimonianza sull'importanza delle Fondazioni nelle politiche territoriali di Giovanni Quaglia, della Fondazione CRT

Segno - Convegno Cultura e Territorio: il presidente di Segno, Fabrizio Zandonatti, Germano Bellicardi, Patrizia Asproni e Giovannni QuagliaSegno - Convegno Cultura e Territorio: il presidente di Segno, Fabrizio Zandonatti, Germano Bellicardi, Patrizia Asproni e Giovannni Quaglia

SUSA – Valorizzazione dei beni culturali, conservazione della memoria e dell’identità e radici del territorio, economia, occupazione e amministrazione locale sono i temi messi sul tavolo venerdì sera a Susa dall’Associazione culturale “Segno” in un incontro intitolato appunto “Cultura e territorio – uno sguardo al futuro” che ha visto come relatori autentici pezzi da ’90, come Patrizia Asproni, presidente di Confcultura e Giovanni Quaglia, inossidabile presidente della Fondazione CRT. Il presidente di Segno Fabrizio Zandonatti aveva previsto anche la presenze di Luisa Papotti, Soprintendente Belle arti e Paesaggio per il Comune e la Provincia di Torino, che per sopraggiunti impegni non è stata presente, ed è stata sostituita da Germano Bellicardi presidente di Segusium. Presente un discreto pubblico, considerato l’argomento e il tradizionale snobismo segusino per gli appuntamenti di questo genere. Purtroppo pochi volti della amministrazione locale, fra cui vanno segnalati almeno l’ex sindaca Gemma Amprino, Erika Liuzzo, assessore segusina e la consigliera regionale Stefania Batzella.

In un territorio che vanta una storia più che bimillenaria, come la Valsusa e un patrimonio materiale e documentale di eccellenze storico – artistiche sembra facile parlare di sviluppo socio-economico, di turismo, legato alla valorizzazione dell’eredità del passato. Ma è proprio forse il fatto di avere sotto il naso quotidianamente tale patrimonio, a volte anche sfregiato da sciagurati interventi urbanistici soprattutto nel dopoguerra  che fa venir meno una attenzione dei residenti e degli amministratori locali.

Lo ha poi ben detto Patrizia Asproni, oggi fra l’altro presidente di Confcultura, associazione nata nel 2001 per aggregare le imprese private che gestiscono musei, siti archeologici e luoghi della cultura, e che da presidente della Fondazione Torino Musei, dopo poche settimane dall’insediamento della Giunta Appendino, ha salutato Torino, “sbattendo” la porta per mancnza di rispetto per il lavoro svolto negli anni sotto la Mole. E i dati della caduta netta dei visitatori, oltre 200.000 presenze perse nel solo 2017 le danno ragione.  “L’Italia è un Paese dove in ogni angolo c’è  storia, cultura e bellezza. Ma per metterla a valore serve per prima cosa orgoglio, conoscenze rispetto dei beni, della propria cultura identitaria, del genius loci, da parte delle comunità locali. E serve che la politica stiano lontana dalla gestione, ma che tornino politiche per i beni culturali, con la “P” maiuscola. Indispensabile per fare economia il rapporto con gli operatori privati, lo sviluppo di iniziative mirate al turismo culturale e alla trasmissione ai giovani della passione per la nostra grande storia”.

“La valorizzazione del patrimonio artistico e culturale di un Paese risulta una leva efficace per sviluppare il vantaggio competitivo nazionale – ha detto chiaramente la Asproni – La valorizzazione del patrimonio locale ed il sostegno allo sviluppo del settore dei beni artistici e culturali diventano se correttamente pensati e proposti elementi fondamentali in termini di crescita economica, creazione di nuovi posti di lavoro, reputazione ed immagine e input strategico e risorsa per la competitività territoriale”.

In  estrema sintesi gli obiettivi su cui sta provando a lavorare Segno e illustrati da Zandonatti, che ha ricordato come sia scarso l’interesse delle amministrazioni locali all’argomento, “per mancanza di professionalità specifiche nel personale pubblico nei piccoli e medi comuni, per problemi di finanza locale e per l’attenzione degli amministratori a temi più profondi”“Liberarsi dalla visioni mirata a costruire solo marciapiedi” dirà poi ancora la Asproni. 

Germano Bellicardi, in una prolusione che Edoardo Bennato definerebbe “dotta e sapiente” ha avuto  il compito – in vece della Soprintendente – di ricordare i passaggi e le costituzione di e fondazione di pietre miliari monumentali e culturali della Valsusa, dalla Segusio ancora preromana, alla fondazione della Novalesa, al Medioevo ricchissimo di testimonianze e passaggio ai segni dell acultura materiale e tecnologica, al periodo  complesso degli Stati europei in trasformazione verso i Regni Nazionali, alla rivoluzione francese. “Per singolo ogni periodo storico la Valle può vantare primati locali, provinciali, piemontesi, nazionali e talvolta europei. Su questa memoria Segusium dal 1953, con i suoi tanti soci, anno per anno lavora come tante api operaie per presentare alle api regine dei grandi studiosi, accademici, materiali, docvumenti, spunti”.

A Giovanni Quaglia, che da sindaco di Genola nel 1970, una carriera tutta nella DC della Prima Repubblica, storico presidente della Provincia di Cuneo, laurea in lettere, docenze di economia all’Università di Torino, ha attraversato 50 anni di storia politica piemontese, che oggi lo vede ai vertici della Fondazione CRT è toccato il compito non solo di illustrare le opportunità di avere una massa critica di investimenti date dalle fondazioni bancarie, ma altresì di porre l’attenzione sulle politiche necessarie ai prossimi anni per fare sviluppo vero dei territori. “Il Piemonte è fortunato – ha detto Quaglia – ad avere due delle tre più ricche fondazioni bancarie sul proprio territorio. E di averne 8 sulle 23 di tutta Italia. Anche le fondazioni negli anni hanno cambiato il loro modello di rapporto col territorio, di restituire ad esso denaro per farlo crescere. Dai tempi delle “beneficenze”, siamo passati a quello della salvaguardia dei beni, poi via via ci si è evoluto allo sviluppo di progetti integrati di valorizzazione. Ma non solo. Oggi le fondazioni puntano ad essere un’opportunità , un volano, per stimolare progettazioni e start up, anche nel settore culturale, che mettano insieme pubblico e privato e possano camminare con le proprie gambe, Non per nulla uno dei nostri ultimi progetti sui talenti è stato attivare un master per fundraiser, ovvero creare professionalità capaci di ricercare finanziamenti su progetti condivisi”. 

Quaglia ha ricordato anche come in quattro anni si sia riusciti grazie alla Fondazione, acquistandole dalle Ferrovie,  ed al rapporto con la Città di Torino, a dare il via all’operazione di recupero delle OGR, come fabbbrica dell’innovazione e spazio culturale, evitando l’abbattimento del più grande stabilimento industriale di Torino ante FIAT.

Parlando di politica e di sviluppo locale, Quaglia ha fatto riferimento alla tanto vituperata Prima Repubblica: “Andando indietro nel tempo possiamo dire che c’è stata poca attenzione per la cultura. Nel dopoguerra si pensava di più a creare lavoro, stabilimenti, c’è stato poco rispetto per i beni culturali. Ma una lezione noi delle vecchie generazioni l’abbiamo appresa e andrebbe applicata in un indirizzo moderno e adatto ai tempi e trasmesso alle nuove generazioni, cui dobbiamo lasciare la guida di paesi, città, del Paese. C’è bisogno di  tornare ad avere una visione alta e nobile della politica. Il cui ruolo deve essere di rispondere agli elettori, ai territori e dare indirizzi e linee di sviluppo per il bene comune. Guardare con attenzione alle radici, alla storia,  conoscere il passato, agire nel presente per pensare il futuro”.   

Peccato che di amministratori locali in sala ce ne fossero ben pochi.

I progetti di Segno per il 2018 : aprire il Campanile di San Giusto, portare a Susa la Manica di San Francesco e il video su Susa romana e medioevale

A termine delle relazioni è stato presentato il video promozionale su Susa Romana e Medioevale, realizzato da Segno dalla coppia di videomaker  Alessandro Bonaudo e Alessandro Di Noia realizzato grazie alla collaborazione volontaria di soci di Segno e di altri soggetti tutti di Susa e del territorio. Come la giovane protagonista Ilara Genovese, studentessa del Liceo classico Norberto Rosa, Luisa D’Alterio, Marchesa Adelaide in carica, Marco Berardinelli appassionato di storia della cultura gastronomica romana in veste di centurione.   “Un esempio di cosa possiamo fare –  ha detto Fabrizio Zandonatti nel presentarlo – e di cosa si possa fare per valorizzare i beni più importanti della Città. Questo video, beninteso non un video storico, ma una suggestione,  interamente autoprodotto senza alcun contributo verrà inviato a tutte le scuole del Piemonte. Uno stimolo a sviluppare questa nicchia, magari non molto ricca, di turismo per portare il turismo scolastico a Susa e in Valle”. L’ABC della buona politica.

LEGGI ANCHE: http://www.lagenda.news/susa-medievale-romana-cortometraggio-segno-video-integrale/

In cantiere nel 2018 altri progetti interessanti, una decisamente ambizioso. Segno è in trattativa con la Diocesi, per avere in comodato d’uso il Campanile di San Giusto di Susa, metterlo in condizioni di essere visitato in sicurezza e “offrire a chi viene a Susa un punto di vista della città del tutto diverso”. 

L’altro progetto su cui Segno però batterà cassa alla Fondazione CRT, vuole portare con stabilità nel mese di ottobre a Susa a San Francesco, quella che passata nelle mani di casa Savoia, e poi custodita dai Cappuccini Minori di Annecy, è considerata la reliquia della manica di San Francesco. Una leggenda non suffragata da molti documenti storici, che attribuisce la fondazione dell’ex convento francescano di Susa allo stesso Francesco che, transitato per Susa nel 1214, avrebbe donato una manica della propria tonaca a Beatrice di Savoia in cambio di un terreno dove edificare il convento per i propri frati. Le reliquia esiste. Se poi sia autentica è tutto da dimostrare. E su questo Segno ha avviato una relazione con la  svizzera Fondazione Abegg, della famiglia che in Valsusa fondò gli storici cotonifici, che dispone di un laboratorio di ricerca sui tessuti antichi per una expertise ovviamente solo sull’epoca del reperto. Poi come per la Sindone la fede farà la vera differenza per chi vuole crederla autentica.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.