Il Sentiero dei Franchi può essere un asse portante del turismo outdoor in Valsusa? La Bassa Valle ci crede Emanuela Sarti: "Partiamo ora con piccoli interventi manutentivi, ma serve un piano comune delle Unioni per rivitalizzarlo e renderlo fruibile appieno nella sua interezza". Nurisso: "Sono d'accordo. Proviamo a lavorarci insieme da subito"

Un cartello del Sentiero dei Franchi a San Giorio di SusaUn cartello del Sentiero dei Franchi a San Giorio di Susa

BUSSOLENO – Non sapremo mai se l’attuale Sentiero dei Franchi a mezza costa della destra della Dora Riparia, almeno in una sua parte, fu percorsa dalle armate di Carlo Magno per aggirare l’esercito Longobardo e le sue “chiuse“, difese naturali ereditate dall’orografia e dai precedenti conquistatori e consolidate dai Longobardi allo sbocco della Valsusa sul territorio del comune attuale di Chiusa di San Michele e diventate celebri per la battaglia che vi fu vinta dal Re Franco all’inizio della sua campagna d’Italia, contro il Re Desiderio nel 773, ripresa da Alessandro Manzoni nell’ Adelchi., Atto III Scena IV.

Questa:Scudiero: I Franchi! i Franchi!  / Desiderio: Che dici, insano? / Un altro scudiero: I Franchi, o Re /  Desiderio: Che Franchi? / Adelchi: Baudo, che fu? / Baudo : Morte e sventura! Il campo È invaso e rotto d’ogni parte: al dorso. Piombano i Franchi ad assalirci. / DesiderioI Franchi!? Per qual via? BaudoChi lo sa?”

Ecco appunto. Se non l’hanno capito loro al momento, figuriamoci, noi. Ma il tragico siparietto cambiò il corso della storia e la storia vive anche di suggestioni, di storytelling,  come il necessita oggi  il turismo moderno.

Il Sentiero dei Franchi: un’idea di marketing territoriale per l’escursionismo che ha ha quasi 40 anni

Così nel 1980 con l’obbiettivo di ripercorrere il cammino di Carlo Magno in chiave di percorso escursionistico viene  tracciato e segnalato il tracciato attuale  che, praticamente immutato, è conosciuto come il Sentiero dei Franchi. L’operazione coinvolge le due Comunità Montane di allora e il sentiero viene “palinato”, ripulito, inaugurato  e promozionato, con tanto di cartografia. E articoloni un po’ ovunque. La pratica outdoor e la mountain bike sono solo agli albori quale obiettivo economico rispetto a quanto oggi vi si creda turisticamente.

Una operazione di marketing territoriale – per il tempo – all’avanguardia , ma che non verrà mai sfruttata fino in fondo. Anche per la mancanza di adeguata ricettività per chi fa trekking, fatto salvo il tratto dei rifugi del Parco Orsiera.

Un itinerario in 4 tappe

L’ itinerario, immerso tutto nel verde, tra le conifere del Gran Bosco di Salbertrand,  faggette e castagneti in zona Parco Orsiera, , è lungo 75 kilometri e tocca i complessi religiosi di quel versante: da Oulx alla Sacra di San Michele, dall’antica Prevostura di Oulx, la Certosa della Madonna della Losa, la Certosa di Montebenedetto. Che lo connota anche come itinerario culturale e storico. Visto che i Benedettini per secoli garantirono il passaggio lontano dalle scorrerie del fondovalle a a pellegrini e “vip” dell’epoca. Ed è suddiviso in 4 tappe di diversa difficoltà e lunghezza, ricavato tra facili passaggi in comode piste forestali o mulattiere e tratti più complessi, proprio quelli che oggi lo rendono discontinuo come fruibilità, in particolare per le mtb. Un percorso che tocca diversi ambienti naturali, popolatissimo da selvatici, ed è nel cuore del sistema dei Parchi delle Alpi Cozie

  • Tappa n.1 da Oulx al Frais (Chiomonte)
Sviluppo: 20,4 Km /  tempo percorrenza: 8 ore.  Dislivello salita: 400 metri D+ con  partenza da Oulx (1.092 m) e  arrivo: al Pian del Frais – Chiomonte (1.495 metri)
  • Tappa n.2 dal Pian del Frais  (Chiomonte) a Meana

Sviluppo: 10 Km / tempo percorrenza: 5 ore. Dislivello salita: 0; dislivello discesa: 795 metri D- con partenza dal Frais e arrivo a Meana (700 metri)

  •  Tappa n.3 da Meana al Rifugio Amprimo (Bussoleno)

Sviluppo: 12 Km / tempo percorrenza: 7 ore. Dislivello salita: 685 metri D+  con  partenza da Meana e  arrivo al Pian Cervetto presso il Rifugio Amprimo (1.385 metri)

  • Tappa n.4 dal rifugio Amprimo  alla Sacra di San Michele
Sviluppo: 33,5 Km /  tempo percorrenza: 9 ore.  Dislivello salita: 605 metri D+  punto più alto al Pian dell’Orso a quota 1.920 con partenza: Rifugio Amprimo e arrivo alla Sacra di San Michele (962 metri).
Oggi il Sentiero dei Franchi risulta percorribile a piedi nel suo complesso, con maggiori difficoltà nei Comuni di Gravere ed Exilles, ma mancano i servizi accessori e anche l’ospitalità extra rifugi. In bici solo a tratti se non si è Hulk, che non è il target medio per cicloturisti, Peraltro chi facesse l’ultima tappa – non proprio una passeggiata – poi dalla Sacra dovrebbe ancora scendere a piedi a Sant’Ambrogio dalla mulattiera.  Insomma. Il sentiero come ai tempi di Carlo Magno, c’è ma non si vede un granché, pur avendo, come al momento della sua “invenzione” una grande potenziale suggestione per un soggiorno escursionistico in Valsusa. Ed è partendo qui che si potrebbe lavorarci su.
Una bacheca con la cartina del Sentiero dei Franchi

Una bacheca con la cartina del Sentiero dei Franchi

L’intervento – e le idee – dell’Unione Montana Valle Susa spiegate dall’Assessore al Turismo Emanuela Sarti

La pensa così l’Unione Montana (Bassa) Valle Susa che del  turismo outdoor e il tempo libero del week-end vorrebbe fare uno dei suoi asset di sviluppo.   “Nel programma di promozione e rivalutazione turistica intrapreso dall’Unione rientra l’attività di trekking lungo i numerosi percorsi del territorio – ci dice Emanuela Sarti Assessore al Turismo e Sindaco di Condove e la piena  fruibilità dei percorsi dipende anche e soprattutto dalla buona manutenzione dei tracciati e da una segnaletica in ordine.  Nel corso del 2017 ci sono pervenute diverse segnalazioni di carenze ed esigenze manutentive lungo il Sentiero dei Franchi. Il personale dell’Ente ha effettuato i rilievi necessari in campo e verificato lo stato dell’arte delle due tappa tra Mattie e Chiusa di San Michele. e verificato le effettive necessità di un intervento manutentivo. Trattandosi di un itinerario sovracomunale che percorre la dorsale in destra orograficaè motivato l’intervento dell’Unione Montana. Per cui verranno realizzati – con i fondi ATO – piccoli interventi di manutenzione con posa di segnaletica, cartelli direzionali, placchette di richiamo”.

Un primo intervento, certo utile, ma in prospettiva si potrebbe ripensare questo tracciato?

“Per me si tratta in realtà di una scelta tecnica legata alle strategie. E’ chiaro che, se si dà avvio ad un progetto di sviluppo turistico di un territorio come il nostro, tra i primi passi c’è quello di verificare e intervenire sulla fruibilità dei percorsi escursionistici, a partire da quelli che si sviluppano su più Comuni e che presentano una attrattività particolare per gli ambienti naturali e storici che percorrono.

Non è possibile pensare ad una promozione seria del trekking se a monte non si offre una sentieristica manutenuta e segnalata. E magari servizi  a chi si reca in valle, ma questo è un altro capitolo, che non compete direttamente agli Enti Locali, che però devono esserne il motore.  E il Sentiero dei Franchi è uno di questi: da tempo ci era stato segnalato che diversi punti non sono percorribili in sicurezza o il sentiero non è più visibile, o la segnaletica non è corretta. 

Ovviamente noi interverremo sulla tratta di competenza della nostra Unione, da Mattie in direzione Sacra di San Michele. E’ questo lo stesso spirito che ci ha spinti a lavorare ad esempio sulla Via Francigena della Valle di Susa, sollecitando la Regione in questo senso e progettando non solo un percorso ciclabile in sicurezza ma anche interventi sulle due vie pedonali tradizionali e un piano di promozione.  Che servirebbe, nel caso, anche per il Sentiero dei Franchi.

In prospettiva sarebbe non solo auspicabile, ma necessario, mettere mano a tutto questo percorso. L’idea di 40 anni fa era davvero “avanti”. Ma è rimasta ferma. Oggi si dovrebbe pensare ad una fruizione di un tale itinerario sia a piedi che con le mountain-bike, creando – se necessario – ex novo alcuni tratti con interventi di ingegneria naturalistica e ambientale. Ci stiamo pensando. Nella parte Bassa Valle forse la cosa è più agevole che in Alta Valle, dove gli attraversamenti critici di rii e vallonetti sono di più. Se in questo caso la burocrazia potrebbe essere limitata, essendo interventi polifunzionali per l’assetto idrogeologico dei versanti, resta sempre il problema delle risorse. Ma prima appunto occorre fare scelte e crederci”.

Emanuela Sarti - Assessore al Turismo dell'Unione Montana Valle Susa

Emanuela Sarti – Assessore al Turismo dell’Unione Montana Valle Susa

Piero Nurisso, Presidente Unione Montana Alta Valle Susa: “Dispostissimi a collaborare. Ma in Alta Valle all’itinerario servirebbero interventi importanti nel primo tratto”

Di Gravere è uno degli storici “papà” del tracciato, l’ex Sindaco Cesare Olivero Pistoletto, e giriamo la palla al suo attuale successore, Piero Nurisso, che è anche Presidente dell’Unione Montana Alta Valle Susa e gli chiediamo un intervento, magari anche concreto sul sentiero.

“Un intervento complessivo sul Sentiero dei Franchi è una ottima idea sulla carta. E’ chiaro però che oltre alla “infrastruttura” di percorrenza essendo un percorso a tappe andrebbe costruito anche con i privati il discorso dei servizi. Su questo sono d’accordissimo con la collega. Occorre una visione di territorio integrata. Il sentiero ha ancora oggi un appeal, ma in Alta Valsusa abbiamo tratti che lo rendono complicato. Lo erano già all’inizio e negli anni sono poi stati disastrati da vari eventi alluvionali e da piccole frane. Il Consorzio Forestale ha ben chiara la situazione. Ma come Unione Montana abbiamo le casse vuote e tutte le buone idee si frantumano lì. Sono d’accordo a pensare di affrontare la cosa su un tavolo tecnico congiunto all’interno del quale verificare concretamente le diverse fattibilità. Quel che possiamo fare a breve è cercare di rendere più praticabile a piedi – magari per la prossima primavera – il tratto fra Gravere e Meana.  Proprio quello che dalla Madonna della Losa con una mulattiera si immette nel bosco e si infila poi nel vallone del Rio Merdarello.

In generale ed in prospettiva un percorso di media quota,  quasi orizzontale per le mountain-bike che si intersechi con le strade che salgono in alta quota, tipo il Gran Serin, sarebbe importantissimo per questo tipo di segmento turistico. Andrebbe reso idoneo alle e-bike e alle famiglie. Il che vuol dire anche offrire servizi, come le navette.  Più facile lavorare per l’escursionismo. Ma anche in questo settore ci devono essere ricadute economiche che giustifichino la spesa. 

Ma ho idea che per farlo servirebbero interventi molto importanti ed onerosi. Il tratto Exilles-Salbertrand è molto complesso. Si tratterebbe di creare letteralmente una strada credo. Quindi interventi per i quali – ammesso siano fattibili e sia  possibile trovare le risorse – poi non si ragioni in termini estemporanei. Di interventi privi di continuità, finiti insieme al finanziamento, ne abbiamo visti troppi. Se si investisse su un programma di questo tipo, servirebbe garantirlo nel tempo e per renderlo di eccellenza a tutti i livelli e andrebbe pensato in chiave attuale insieme a tecnici qualificati del settore. Il pubblico ormai è attento”.

Intanto la palla è in campo. Il 40ennale del Sentiero è fra 3 anni e c’è ancora tempo per ragionarci su.

 

Madonna della Losa e Rocciamelone (foto www.menatworkstudio.to)

Madonna della Losa e Rocciamelone (foto www.menatworkstudio.to)