Siglato oggi a Oulx l’accordo fra Prefettura e 17 Sindaci per il programma di micro-accoglienza di 64 richiedenti asilo Il Prefetto Saccone: "Bisogna governare il fenomeno senza stravolgere la vita dei residenti dei piccoli Comuni: dalla Valle di Susa un modello esportabile"

OULX – In sala consiliare a Oulx è stato siglato in mattinata il Protocollo d’intesa tra Enti locali e Prefettura di Torino per l’accoglienza diffusa in Valle di Susa di richiedenti e titolari di protezione internazionale presenti in Italia. Il Prefetto Renato Saccone è stato accolto da tutti i Sindaci delle Unioni Montane Comuni Olimpici Via Lattea e Alta Valle Susa e da quelli di Venaus, Bruzolo e Bussoleno guidati da Paolo De Marchi, in veste anche di Presidente del Con.I.S.A.  che per contro dei Comuni coordinerà e gestirà il progetto di accoglienza.

Saranno 64 i richiedenti asilo che verranno ospitati su un territorio che comprende, relativamente ai Comuni interessati, 23.200 residenti e su cui la Prefettura con l’accordo odierno si impegna “ad escludere i Comuni interessati dal protocollo dai futuri bandi della Prefettura per l’assegnazione del servizio di accoglienza ed assistenza dei richiedenti protezione internazionale, ad associazioni cooperative.” 

L’Alta Valle integra con l’accordo odierno il progetto di accoglienza già avviato in Bassa Valle, per 112 persone. “E’ questo il modello che abbiamo attivato e a cui ci siamo ispirati – ha detto Paolo De Marchis accogliendo il Prefetto nella sua prima visita in Valle di Susa – un numero contenuto e gestibile di richiedenti asilo cui vanno sommate 4 persone già accolte da un privato a Meana e alcuni minori ospitati a Exilles. Abbiamo scelto questo modello e di fare la nostra parte, pur tenendo conto delle peculiarità del nostro territorio. Come Sindaci ci siamo presi questa responsabilità perché riteniamo corretto che ognuno faccia la sua parte senza tirarci indietro.”

A gestire il progetto – interamente a carico economico del Governo – sarà il Con.I.S.A. con la nuova direttrice Anna Abburrà che ha preso servizio il 5 dicembre scorso: “Ovviamente non mi aspettavo di aggiungere al lavoro ordinario questo progetto di accoglienza, ma devo dire di essere stata aiutata da amministratori che si sono dimostrati molto collaborativi e dal Vice Prefetto Ricci e dal Capo di gabinetto Dottor Garsia e dai loro funzionari. Il clima è quello giusto: ci si è dati un metodo per trovare soluzione ad fenomeno. Starà a tutti noi trasformare la soluzione proposta in una opportunità”.

La procedura concordata prevede ora l’attivazione di un bando riservato alle cooperative sociali da parte del Con.I.S.A. e saranno poi le stesse aggiudicatrici del bando a reperire sul mercato da privati oppure in strutture messe a disposizione dai Comuni i locali necessari all’ospitalità dei richiedenti asilo. I primi arrivi quindi non sono previsti che fra qualche mese.

“Questa non è più da considerarsi un’emergenza – ha detto il Prefetto Saccone – perché sarà un fenomeno che dovremo affrontare almeno per i prossimi 2 o 3 anni. Un argomento da cui nessuno si può sottrarre.

Ero già stato in Valle di Susa da turista, e capisco anche certe preoccupazioni da parte dell’opinione pubblica locale. Un motivo in più per apprezzare positivamente l’approccio che i Sindaci di questo territorio hanno avuto. Lo spirito giusto è questo: pochi numeri di ospiti, per non creare turbativa della vita quotidiana dei residenti.  Con l’avvio di un processo per l’integrazione, a partire dalla conoscenza della lingua italiana. Il Ministro Minniti e il Governo stanno procedendo ad una revisione delle procedure e delle normative che va in questo senso, compreso l’impiego in attività di interesse pubblico come servizio di restituzione da parte degli immigrati in attesa di verifica del loro status. Non uno sfruttamento né concorrenza al lavoro locale, ma servizio. E proprio la montagna offre in questo senso una serie sia di esigenze che di opportunità.

Nel contempo l’approccio che sta avendo questo territorio è quello corretto e dà credibilità alla parola accoglienza. Evitare le concentrazioni, magari di centinaia di persone in un un Comune, vuol dire evitare problemi di contrasti sociali, di ordine pubblico e speculazioni da parte di privati scorretti. Nonostante la riduzione a 35 € /pro capite /pro die di contributo altrove abbiamo assistito a fenomeni di speculazioni che non vorremmo mai rivedere. Per questo dico anche che i Comuni hanno l’opportunità, derogando al patto di stabilità, di sistemare e adeguare edifici di loro proprietà, che conclusa la fase dell’accoglienza torneranno in loro piena disponibilità”.

Alla nostra domanda se la condotta, il comportamento collaborativo da parte degli ospiti avrà una ricaduta sulla valutazione da parte degli organi competenti sulla permanenza degli immigrati il Prefetto ha risposto chiaramente:

“Certamente sì, al netto di coloro che avranno diritto allo status di rifugiato, che prevale su tutto. Per gli altri loro condotta, il comportamento, la volontà di inserirsi attivamente nella comunità sarà un elemento di valutazione per la eventuale permanenza nel Paese. Offriamo loro una grande possibilità con uno sforzo importante in un momento non certo facile per molti italiani, per gli immigrati regolari che vivono e lavorano da anni in Italia  e nemmeno per gli Enti Locali: ci aspettiamo ci venga da queste persone riconosciuto con un atteggiamento positivo. Sappiamo che la gestione di questi inserimenti non è facile, ma questo è il percorso che le persone accolte dovranno intraprendere se vogliono rimanere in Italia”.

Saccone ha anche parlato del ruolo dei piccoli Comuni: “La mia opinione, personale, è che i piccoli comuni siano un presidio di democrazia e di tutela nell’interesse del territorio. Piccoli, ma non piccolissimi però. E purtroppo ancora, nonostante gli incentivi non decolla l afusione spontanea di micro Comuni in Enti di 2-3.000 abitanti almeno. Lo so che molti di voi la pensano diversamente, tuttavia vi chiedo ad esempio quale servizio possa dara alla sicurezza dei suoi cittadini, l’agente di polizia locale  che lavora sa solo in un microambito comunale? Le Unioni Montane devono avviare la strada della unificazione dei servizi. Qualcuno anche lo sta facendo e bene altri no. E pur essendo io un Prefetto, so bene che il rischio è che pur avendo un vincolo di legge ogni anno  assisteremo ancora a ripetute proroghe per chi non si associa. Ma questa va in danno della qualità della vita dei residenti.  Per cui vi chiedo di fare uno sforzo in questo senso.”

A conclusione dell’incontro, prima delle firme da parte di tutti gli intervenuti e qualche scambio di idee e di battute fra Sindaci e Prefetto ha chiuso l’incontro il Presidente dell’Unione Via Lattea Valter Marin“Noi sindaci ci siamo presi la responsabilità di fronte ai nostri cittadini da un lato e dello Stato dall’altra. Abbiamo capito che le situazioni bisogna anticiparle e gestirle.

Purtroppo sui social network dei nostri Comuni in questi giorni  alla notizia della firma di questo Protocollo, abbiamo letto di tutto e di più. Compresi commenti irriferibili. Noi siamo il 50% dell’industria neve di tutto il Piemonte, e una grande azienda turistica. Che è economia reale e conta molti più addetti di tante industrie e fabbriche dell’hinterland torinese.  Il peggior segnale che potremmo dare ai nostri cittadini e turisti è vedere anche quelle che saranno queste poche persone, bighellonare sul territorio. Tutti insieme dovremo impegnarci perché è importantissimo che queste persone siano occupate. Altrimenti sarebbe una nostra sconfitta. Siamo in montagna e nei nostri comuni di cose da fare ce ne sono sempre tutto l’anno. Se possibile chiediamo che ci sia un discrimine sugli arrivi, magari scegliendo persone che non arrivino da climi desertici anche perché qui in questi giorni siamo sui meno 15 gradi di temperatura.”

A questo proposito il Prefetto si è detto assolutamente disponibile: “Anche perché abbiamo cittadini afghani, pakistani, siriani, oltre che africani di tante nazionalità.” E sul lavoro ha anche annunciato l’avvio di un processo di formazione ai lavori per la montagna insieme al Presidente Chiamparino. “E’ chiaro – ha concluso – che mi trovo d’accordo, e le proposte che vengono in tal senso dal Governo vanno in questo senso. Come ho detto accogliere, significa integrare e integrare vuol dire rendersi disponibili e attivi per la comunità che accoglie. I piccoli numeri favoriranno questo processo, sarà compito degli enti e delle cooperative sollecitare questo inserimento attivo. Evitando ciò che accade laddove si concentrino presenze di grandi numeri di etnie magari pure confliggenti.”

(Fotoservizio MC)