A “Siole Piene” alla Rivera di Almese degustazione di vini e formaggi della Valsusa con gli assaggiatori dell’ONAV e l’Università La serata organizzata dal vigneron del Baratuciàt Giuliano Bosio. Il professor Luca Rolle "In Valle i prodotti sono eccellenti, ora manca la quantità per essere competitivi sul mercato"

Il Professor Luca Rolle del 
Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell?università di Torino  Docente scienze e tecnologie alimentariIl Professor Luca Rolle del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell?università di Torino Docente scienze e tecnologie alimentari

ALMESE – Dai e dai quella di ieri è stata la settima edizione della “degustazioni di prodotti della Valsusa” dedicata al vino dei produttori della Valsusa che Giuliano Bosio, vigneron du pays, organizza alla Rivera di Almese, in occasione della settimana delle “Siole piene” insieme all’Onav – Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino – e ad alcuni docenti dell’Università di Torino, del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, dove lavorano e insegnano alcuni dei “padri nobili e dotti” del Valsusa Doc, di cui quest’anno – da gennaio – è decorsa nell’indifferenza generale dello stesso Consorzio di Tutela il ventennale del riconoscimento da parte del Ministero.

Eppure – come ha detto fra gli altri proprio Luca Rolle, Docente scienze e tecnologie alimentari, “oggi il prodotto vino nei suoi operatori professionali che operano in Alta e Bassa Valsusa è di elevata qualità media, con punte di eccellenza, ma con circa 50/60.000 bottiglie prodotte non si va lontano sul mercato e nemmeno si fa economia di scala. Qui stasera troviamo rappresentati quasi tutti i produttori con loro vini, alcuni da vitigno autoctono e altri no, ma va loro riconosciuto che la passione e competenza li ha portati a fare un balzo enorme da quando un po’ più di 2o anni  in un garage il gruppo locale e noi dell’Università abbiamo iniziato a studiare e pensare ad una vinificazione pensando di arrivare alla Doc. Oggi forse è tempo di pensare anche a far crescere le aziende”.

Alla serata erano presente i Sindaci della Valmessa, Mauro Carena e Gianluca Blandino, assente per impegni la sindaca di Almese Bertolo, ma con ben due suoi predecessori in sala, ed è stato proprio Carena, sindaco di Villar Dora e oggi anche piccolo produttore locale, a insitere su questo tema: “Trenta, quarant’anni fa andare in giro a parlare di vino della Valle era improponibile. In più come tutti i lavori agricoli era piuttosto “schifato”, una roba da barotti. Adesso, òle Langhe, la Toscana e non solo ce lo insegnano, i grandi produttori di vino sono diventati quasi i nuovi nobili del territorio. Oggi i giovani, per fortuna sono tornati a guardare alla terra come a una opportunità di vita, di guadagno e non come a fatica. E’ tempo in Valsusa di avere un approccio industriale alal produzione. Il che vuol dire investimenti e ritorno alla terra. Ci sono supoerfici vocate da recuperare e per farlo e farlo rendere occorre crescere, attirare imprenditori e investitori”. 

Blandino invece pur ricordando che a Rubiana esiste una Regione Vigne che si spera di recuperare, “ma la burocrazia delle viti è complessa e complicata”, ha sottolineato l’importanza del recupero agricolo del territorio utilizzando i fondi regionali, ed il ruolo dei Comuni: “Noi amministratori dobbiamo essere vicini ai nostri produttori di talento. Provate il nostro formaggio e di capra e mi direte qualcosa… Ma ricordiamoci senza chi ci vive e la coltiva o vi conduce gli animali il territorio montano degrada e poi ne pagheremo tutti le conseguenze”.

Il baratuciàt: il re di casa

Nel suo appassionato intervento Giuliano Bosio ha ovviamente ricordato Giorgio Falca, che negli anni ’90 anni Novanta salvò letteralmente le radici del vitigno, ne provò già la  vinificazione in purezza. “Senza Falca oggi non saremmo qui a parlare del Baratuciàt né tantomeno del suo inserimento a denominazione nella Doc Valsusa con dignità autoctona. Mi sono appassionato non da giovane alla viticoltura, sono felice che ci sia un ricambio generazionale. Noi “vecchi” dobbiamo anche fare però uno sforzo per allargare ed estendere a tutta la zona della bassa valle e della collina morenica  verso Rivoli e la Val Sangone la possibilità di produrre vino che possa avere il marchio Valsusa. I colleghi che lavorano  i terrazzamenti da Exilles, a Chiomonte in giù fanno viticoltura eroica e devono avere il massimo rispetto e e visibilità. Ma ci sono altre zone vocate su cui impiantare vigne. Se vogliamo crescere dobbiamo allargare gli areali di produzione.  Pensiamo ad uno sviluppo complessivo del territorio e delle sue produzioni.”

Se il  Baratuciàt, questo bianco profumato – proposto da Bosio anche in versione spumantizzata classica, una vera chicca – e fruttato dai grappoli delicati è un vitigno quasi senza parenti al mondo, autentico gioiello della Valsusa, va infatti ricordati che i primi riferimenti storici del Nebbiolo sono di 670 anni fa e riferiti proprio a Rivoli. Oltre 12o anni prima che trovasse la sue terra di lezione in Langa.   Tornando al delicato bianco autoctono, le analisi genetiche della banca dati del DNA ampelografico non offre sovrapposizioni con altre varietà, se non una certa affinità con il Cascarolo, antico cultivar a bacca bianca menzionata dal Croce nel trattato agronomico del 1606 dedicato ai vini che “nella Montagna di Torino si fanno e del modo di farli”.

In Bassa Valsusa, sui pendii soleggiati di Almese e sui rilievi morenici di Rivoli e Avigliana verso la Val Sangone, a dispetto di chi li ritiene marginali rispetto alle aree piemontesi più rinomate, la viticoltura era  praticata da secoli: i documenti attestano che nel XIV secolo i vini serviti alla tavola dei Savoia-Acaia provenivano dai vigneti pinerolesi e valsusini, mentre da un documento del 1268, la più antica attestazione del Nebbiolo, risulta proprio la sua coltivazione sulle colline di Rivoli.

“La Valsusa – ha detto ancora Rolle – è un esempio di grande biodiversità ampelografica. E oggi vedere vinificati in purezza Avanà, Becuet e Baratucàt è una grandissima soddisfazione”. 

Piccolo è bello, ma la sostenibilità delle aziende nei prossimi anni dovrà necessariamente far compiere un salto in avanti di numeri. Con 60.000 bottiglie l’anno e una dozzina di produttori professionalizzati si fa notizia,  si vincono premi, ma si rimane schiacciati dalla domanda del mercato che vuole “pacchetti” di prodotto spendibili. In più serve che la ristorazione locale offra il prodotto sappia “venderlo” raccontandone la storia, la fatica, l’unicità. Servirebbe un grande e coraggioso programma per raggiungere entro i prossimi 7/10 anno almeno una superficie vitata di una 80ina di ettari complessivi. La Valtellian, dove di vini eroici se ne intendono ha già classificato oltr 670 ettari solo di terrazzamenti eroici, per ottemperare al nuovo Testo Unico del vino, che all’articolo 7 definsice e tutela con incentivi proprio la viticoltura eroica dei pendii ei dei terrazzamenti. E nel frattempo a Chiomonte scadono i contratti che hanno consentito oltre 20 anni l’avvio del progetto vigne, ch eoggi consente ai produttori di essere citati fra le eccellenze degli autoctoni e non solo.

I Vini della Valsusa  presentati e i loro abbinamenti: tutti produttori locali di eccellenza della Valsusa, Sangone e Chisone

Il “menu” offerto ai nasi e ai palati, accompagnati dalla raffinata lezioni deò professor Giuseppe Zeppa sulla degustazione sensoriale in particolare dei formaggi, è stato notevole: ben9 produttori divino tutti con prodotti  di qualità e anche con alcune assolute novità: lo spumante di Baratuciàt, già citato, il rosé bio con uvaggi Avanà e Barbera di Occitania, molto fresco e piacevole, il vino del ghiaccio 100% Becuet dalla azienda Isiya di Exilles, la più alta del Piemonte, al “Mitico” Ronsil, avanà in purezza.

Ricordate le regole fondamentali della degustazione, illustrate da Guido Raynero, delegato Provinciale ONAV e da Luca Rolle, la serata è filata via piacevolmente, grazie proprio a tutta la passione ritrovata nel piatto e nei bicchieri. Ogni hanno l’asticella si alza. E questo è bene per tutti. E sui formaggi la selezione presentata è stata davvero all’altezza dei vini.

Le regole della degustazione del vino

  • Esame visivo : l’esame visivo ci aiuta a valutare la tipologia del vino e la sua età o eventuali difetti di vinificazione. Osservare e determinare il colore quindi la sua intensità, le sfumature e le tonalità.
  •  Esame olfattivo : è la  fase più importante ed emozionante. Annusare una prima volta a bicchiere fermo così da valutare l’insieme e l’intensità dei profumi, la ricchezza e la finezza aromatica del vino. Roteare (non centrifugare!) il bicchiere  e concentrarsi sui singoli profumi, la qualità e la tipologia degli aromi percepiti nel vino. Rendere nitido ciò che si percepisce  e si delinea in testa annusando il vino.
    Durante l’esame olfattivo si riscontrano anche zona di provenienza, età del vino, grado di maturazione dell’uva ed eventuali difetti.
  •  Esame degustativo : mettere in bocca una piccola quantità di vino in modo da valutare l’intensità dei sapori primari (dolce, acido, salato, amaro: l’umami e il grasso li lasciamo per i formaggi!) e la durata di questi compone la persistenza. Poi la scelta dopo averlo trattenuto e roteato in bocca è fra berlo o…conferirlo nelle apposite “sputacchiere”. La patente ne sarà più felice in caso di controlli stradali con etilometro…

La selezione Valsusa della serata

  • Bianco “Ruera” Baratuciat 100%, 2016, 12.5°, Azienda Agri CJB, Sant’Ambrogio di Torino
  • Bianco “Neideluna” Traminer 100%, 2016, 13°, Azienda. Martina, Giaglione
  • Bianco “Caprissi”, Chardonnay 100%, 2015, 12°, 10 giorni macerazione, 1 anno barrique, Azienda La Chimera, Chiomonte

abbinati a: toma fresca, Azienda Raimondo, Almese

  • Rosato “Rocafurà”, Avanà-Barbera-Neretta cuneese, 2016, 12.5°, Azienda Agrinova, Susa
  • Rosato bio “Baciami subito”, Barbera 40% + Avanà 60%, 2016, 14.5°, Azienda Occitania, Bruzolo

abbinati a: toma di capra, 1 anno stagionatura, Azienda Blandino Ernestina, Rubiana,

  • Rosso  Valsusa Doc  “il Mitico”, Avanà 100%, 2015, 13°. Azienda Casa Ronsil, Chiomonte
  • Rosso “Nebbie autunnali”, uvaggio a preponderanza di Freisa, Chatus e Barbera , 2015, 13.5°, Azienda Prever, Villarbasse

abbinati a: Plaisentif,Azienda  Agù’, Villar Perosa

  • Vino del ghiaccio “Il Glacie111 , Becuet 100%, 2015, 13.5°, Azienda Isiya, Exilles

abbinato a: toma lait brusc, Azienda La Patuana, Giaveno

  • Spumante brut metodo classico “Cin-cin-nato” Baratuciat 100%, 2014, 12.3°, Azienda Agriforest, Almese

abbinato alle “siole  pien-e” preparato dalle signore dell’Associazione almesina.

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