Sono partiti da lontano i primi movimenti per i candidati a Susa, ecco Luca Giunti

Luca GiuntiLuca Giunti

SUSA – Poltrona comoda o che scotta? Fare il sindaco a Susa che sia semplice o difficile, che serva come rampa d’accesso a più alte cariche o meno, è comunque un bel fardello per chi, vinte le elezioni, deve provare sulla pelle il “In flammis probatus amor” che se non sono le fiamme appiccate da Barbarossa sono quelle della minoranza e molte volte quelle della maggioranza.

Giochiamo con la statistica per scoprire che, ad oggi, il primo cittadino più longevo è l’attuale. Sandro Plano, democristiano d’orgine, dal 1999 al 2009 per due mandati con una lista civica per così dire di sinistra-centro e di nuovo dal 2014 fino al 2019, se non succederanno fatti importanti, con un gruppo d’amici della fu lista più un bel gruppo aderenti al movimento No Tav e vicino all’allora nascente Movimento 5 Stelle. Comunque tra un’assessore e l’altro ricordo: Eugenio Siciliano,  Edoardo Gianoli, Giorgio Montabone, Erica Liuzzo, Mario Fontana (il padre), Denis Fontana (il figlio) e gli inossidabili: Luigi Beltrame e Antonita Fonzo. Dieci anni più cinque e via verso il record. Dopo di lui ecco Germano Bellicardi per nove anni con la fascia tricolore passando dal 1990 al 1999 indenne dal sistema proporzionale con i partiti, quelle cose misteriose finite poi libri come ad esempio il Partito Liberale, il Partito Socialista o il Movimento Sociale Italiano, al maggioritario. Seguono senza arrivare al dopoguerra con i primi sindaci dopo i podestà fascisti, all’era democristiana di Renato Montabone che portò la fascia per cinque anni (1985-1990) e la professoressa Gemma Amprino (1999-2014).

Questo il prima e l’oggi, e domani? A valutare gli ultimi avvenimenti a Palazzo Buttis sembra che si stia fermando l’onda lunga di Plano che potrebbe forse candidarsi nella “sua” Venaus al posto di Durbiano, e poi comunque come presidente dell’Unione dei Comuni servirebbe sempre ad unire gli ammistratori pronti alla marce anti treno. I soldi arrivati dalle casse del Tav, se da un lato hanno fatto bene al bilancio comunale, hanno fatto  molto male politicamente all’attuale amministrazione che si è di fatto divisa. I Cinquestelle che digerirono male la scelta di Plano, purché non vincesse la Amprino, adesso sembrano aver già fatto altre scelte.

Dal cappello ecco rispuntare Luca Giunti, già candidato in pectore le scorse elezioni e poi sacrificato sull’altare della vittoria, che sembra essere il nome perfetto per unire le varie componenti dei No Tav. Vediamole. I cattolici, Luca è stretto parente di padre Beppe, gli ambientalisti perchè è Guardia Parco e partecipa ai vari comitati di esperti, i Cinquestelle perchè non è mai stato candidato e non mai avuto una tessera in tasca e in ultimo gli antagonisti torinesi. Il 27 gennaio in un centro sociale di Torino verrà inaugura una mostra d’artisti No Tav; parteciperanno all’inaugurazione Scibona e Frediani, Cinquestelle, e come membro della Commissione Tecnica il nostro Giunti. Sarà un caso?