Sparatoria dell’Aquila: l’autopsia stabilisce che Alessandro Gino è stato colpito in fronte La perizia smentisce le dichiarazioni di Eric Romano che avrebbe quindi sparato ad altezza uomo al biker degli Hells Angels

Alessandro GinoAlessandro Gino

TORINO – Si aggrava ulteriormente la posizione di Eric Romano, il ragazzo di Giaveno in carcere con il padre Claudio ed il cugino Manuel Morisciano, tutti attualmente detenuti per l’omicidio del 47enne di Villar Focchiardo  Alessandro Gino, il biker degli Hell’s Angels deceduto a seguito della sparatoria avvenuta la notte del 13 gennaio nel piazzale dell’Aquila di Giaveno.

L’autopsia eseguita ieri ha stabilito che l’uomo è stato colpito da un colpo di pistola il cui proiettile è entrato orizzontalmente senza deviazioni nel lobo frontale del capo.

A eseguire l’accertamento quale consulente tecnico del Pubblico Ministero, è stato il dottor Roberto Testi,  Direttore Responsabile del Servizio di Medicina Legale dell’ ASL 2 Torino, patologo forense di fama, da tempo inserito quale frequentatore nel programma di aggiornamento internazionale dell’ F.B.I. nella Forensic Science Training Unit e che collabora regolarmente con il RIS Carabinieri di Parma e di Roma in attività di sopralluogo su casi reali, anche di rilevanza nazionale, e che proprio presso il RIS di Parma è docente , oltre che presso Corso di Laurea Magistrale in Chimica Clinica Forense e dello Sport dell’Università di Torino.

L’esito della perizia medico-legale farebbe quindi supporre che il colpo mortale sia stato sparato direttamente verso il Gino sul piazzale durante la violenta rissa; resta da capire se da terra o da una delle due auto dei tre indagati, come anche si è ipotizzato.

Ad attingere mortalmente il motociclista la Glock23 calibro .40 di Eric Romano, che secondo il suo stesso racconto, sarebbe stato l’unico a esplodere colpi d’arma da fuoco. Ma non tutti in aria e nemmeno per terra, come da lui dichiarato agli inquirenti, perché il proiettile che ha causato poi la morte del biker ferito non è risultato deviato.

Il Pubblico Ministero Antonio Smeriglio è convinto che la “spedizione punitiva” dei tre giavenesi, tornati all’Aquila dopo esser stati cacciati dal gruppo degli Hell’s Angels perché erano andati a far derapate e testacoda con le auto nel “territorio” dei motociclisti, sia stata concordata da tutti loro. Tesi che invece  non corrisponderebbe pienamente ai fatti, secondo quanto sostenuto dall’Avvocato dei Romano, Stefano Tizzani, che prospetta soprattutto per il padre la volontà, una volta  accortosi che il figlio era nuovamente uscito di casa con le armi, insieme al cugino, di accorrere sul posto per evitare guai peggiori.

Le attività investigative dei Carabinieri di Rivoli, continuano sui tabulati telefonici, sulle vetture dei Romano e incrociando le testimonianze. Si vuole anche appurare se davvero solo Eric Romano abbia fatto fuoco. Ai fatti purtroppo non ha assistito nessun testimone “neutrale” e quindi la precisa ricostruzione degli avvenimenti e della dinamica di quei concitati e tragici momenti è piuttosto complicata, ma pare che l’accusa abbia riscontri ed elementi concreti a supporto della sua tesi. Che vorrebbe dire, omicidio volontario premeditato con l’aggravante dei futili motivi per il ventenne giavenese con il concorso dei due familiari.

Di certo un gesto tragico, per una rissa assurda, che è costata una vita e ne rovinerà altre per sempre.

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(Foto Comando Provinciale Carabinieri Torino)

(Foto Comando Provinciale Carabinieri Torino)