Sportello di ascolto e altri ricordi della mia scuola media

Sportello d'ascolto PramauroSportello d'ascolto Pramauro
Sportello d'ascolto Pramauro

Sportello d’ascolto Pramauro

Chi o cosa si è all’età di 11 anni, momento in cui si inizia la scuola media? Forse dei bambini? Troppo riduttivo. Ragazzi? Non scherziamo! Si è semplicemente… undicenni, a metà strada fra l’infanzia e la giovinezza. Un periodo indefinito, forse perché indefinibile come il “Brucaliffo” della fiaba di Lewis Carroll Alice nel Paese delle meraviglie, in cui l’“ex bambino” prova, talvolta con molta fatica, a costruire una propria identità, cercando appigli per questa sua impresa in ogni dove. Appigli che Elena Fortenero, intelligente protagonista undicenne del libro scritto dalla giavenese Erica Maria Pramauro e intitolato Sportello d’ascolto e altri ricordi della mia scuola media (209 pagg. 16 euro, Genesi Editrice- Torino), cerca principalmente all’interno della scuola primaria di secondo grado, luogo in cui spera di essere compresa e aiutata a crescere, nel rispetto e nell’apprezzamento delle proprie inclinazioni naturali e dei propri interessi. Interessi e inclinazioni che, invece, vengono, nel migliore dei casi, sistematicamente ignorati, quando non apertamente osteggiati da molti docenti che Elena incontra lungo il cammino di passaggio fra la scuola elementare e quella superiore. Il ritratto “vedutista” che la 23enne Erica Pramauro fa tratteggiare in prima persona, come se fosse una sorta di diario mensile, dalla protagonista del suo libro mette in risalto l’inadeguatezza e l’incompetenza, che talvolta rasenta l’ignoranza caprina, di molti rappresentanti del corpo docente dell’immaginaria scuola media “Frattini”. Le invidie, le gelosie, le naturali rivalità che scaturiscono fra compagni di classe sconvolti dagli ormoni in piena attività vengono più o meno inconsciamente alimentate da insegnanti che non sanno o non vogliono affrontare, con la dovuta delicatezza, uno dei periodi più fragili della vita di un essere umano. Il libro della Pramauro è sanamente spietato nel descrivere, pur senza odio né volgarità, un problema che non è soltanto dell’immaginaria Elena Fortenero, bensì di diverse persone che della scuola media hanno un ricordo definibile come quanto meno traumatico.

Il libro della Pramauro è quasi un saggio sociologico su una realtà che, spesso, si tende a sottovalutare o, peggio, a ignorare. Si coglie, nella giovane autrice giavenese, una grande competenza letteraria e un’ancora maggiore sensibilità per le tematiche giovanili. Nel suo libro sono evidenti le influenze di grandi autori che della scuola hanno fatto il loro tema prediletto quali, per esempio, Paola Mastrocola, di cui la Pramauro ricalca l’ironia e il simpatico cinismo, però senza spocchia.