Condannato in primo grado lo stalker incendiario di Rosta: 2 anni e sei mesi Alessandro Catozzi, dopa aver più volte minacciato e picchiato l'ex convivente aveva dato fuoco al negozio della sua amica Buttigliera Alta

Un frame delle telecamere che hanno incastrato lo stalker (Fotogramma Arma Carabinieri)Un frame delle telecamere che hanno incastrato lo stalker (Fotogramma Arma Carabinieri)

ROSTA – Si è chiusa per ora con una condanna in primo grado a 2 anni e sei mesi di reclusione ad  Alessandro Catozzi, 51 anni, residente a Rosta, che dopo una lunga serie di violenze e minacce e altri atti persecutori, era giunto persino a dare fuoco al negozio di un’amica della sua ex convivente a Buttigliera Alta.
Sull’uomo e suoi assurdi e lesivi comportamenti, avevavano indagato per mesi Carabinieri di Avigliana e Rivoli, a partire dal settembre 2014, quando Nadia, la 40enne, sua ex convivente aveva prodotto una serie di ripetute denunce per  minacce, lesioni e una serie di comportamenti da stalker nei suo confronti iniziati quando lei aveva deciso troncare nettamente la loro relazione.

La difesa dell’imputato ha fatto ricorso e la Corte di Appello ha fissato udienza il 27 aprile prossimo.

La storia dello stalkeraggio

Nel fascicolo del publico ministero e in quello di udienza in Tribunale, sono finiti i  racconti di schiaffi, botte, infinite telefonate e messaggi telefonici minatori e danneggiamenti: pneumatici bucati, carrozzeria della macchina danneggiata con scritte volgari, telefoni cellulari spaccati. 

Il giorno di Santo Stefano il Catozzi aveva le bucato le gomme dell’auto della sua vittima,  perché si era rifiutata di trascorrere il Natale assieme a lui . Era poi ancora riuscito a incontrare la donna il 31 dicembre a Torino per poi, dopo cena, farla scendere dalla vettura macchina,in piena notte, tornando a casa, in Valsusa, e colpirla violentemente, con una serie al volto con schiaffi e pugni in faccia. Per non farsi mancare nulla  l’aveva anche minacciata di ucciderla a coltellate: “Sei solo mia! Guai a te se se pensi di metterti con altro!”

Il reato di stalking

ll delitto di atti persecutori, meglio noto come stalking, è stato introdotto all’articolo 612-bis del codice penale nel 2009, e ha avuto dalla sua entrata in vigore numerosissime applicazioni giurisprudenziali. La  struttura del reato è articolata sulla reiterazione delle condotte di minaccia o di molestia e sulla verifica di almeno uno dei tre eventi descritti dalla norma,

 “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterata, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. 

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5/2/1992 n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.”

E’ un delitto punito a querela della persona offesa e il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia di ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità,  nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere di ufficio.

Bisogna tener presente che ogni anno circa 70.000 donne sono vittime di stupri o di tentati stupri, pertanto il nuovo reato di “stalking” o atti persecutori, incrimina quelle condotte reiterate di molestia o minaccia che causano rilevanti disagi psichici alla persona offesa. Il nuovo reato, di  stalking, dal termine anglosassone to stalk, ovvero “fare la posta alla preda” ha efficacia se alle prime avvisaglie la vittima non ha timore di relazionarsi con le Forze dell’Ordine: Carabinieri e Polizia hanno personale specializzato e specifici centri di ascolto. Come più volte detto è anche possibile intervenire, prima di giiungere al procidemnto penale, con la diffida, ovvero un provvedimento inteerdittivo emesso dal Questore, per allontanare il potenziale stalker da quella che diventa, quasi sempre la sua futura vittima.